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venerdì 4 gennaio 2013

"Mi hanno chiesto 700 euro per lavare il sangue di mio figlio dall'asfalto"



La denuncia di una madre: il conto arrivato dopo la morte del ragazzo. Il 30 agosto 2009 Valerio Leprini, 15 anni, morì in un incidente stradale, dopo essere caduto dal suo scooter in via del Fontanile Anagnino, colpendo con la testa un palo dell'illuminazione pubblica che non doveva esserci



"Pensavo di averla sognata la lettera di Sicurezza e Ambiente: settecento euro per ripulire la strada dal sangue di mio figlio". Una richiesta assurda stretta tra le mani poi la consapevolezza che fosse tutto vero: "Non era un sogno era una beffa, allora piansi". A distanza di poco più di tre anni il tono della voce di Alessandra Mezzetti è fermo, deciso. Adesso per la donna non è più il tempo delle lacrime ma quello della giustizia, delle spiegazioni: "Allora non ebbi la forza di reagire, il dolore era troppo forte: pagare per lavare la strada dal sangue di mio figlio per 'questioni di sicurezzà perché la carreggiata poteva essere scivolosa. Valerio morì sbattendo la testa su un palo dell'illuminazione pubblica fuorilegge, e venivano a chiedere a me del denaro per "questioni di sicurezza"?".


Il 30 agosto 2009 Valerio Leprini, 15 anni, morì in un incidente stradale, dopo essere caduto dal suo scooter in via del Fontanile Anagnino, colpendo con la testa un palo dell'illuminazione pubblica che non doveva esserci. Morì per colpe non sue. E per il suo decesso sono imputati per omicidio colposo tre vigili e un funzionario del X municipio. Dopo l'incidente mortale, il palo venne rimosso. Una prima beffa. Poi ci fu la seconda beffa ancora più subdola, come ricorda la signora Mezzetti: fu, appunto, la volta della lettera recapitata a casa della donna per pagare la pulizia della carreggiata dopo l'incidente fatale del figlio. "Dovevano utilizzare un macchinario particolare per ripulire il tratto stradale, così c'era scritto nella lettera che mi inviarono  -  spiega Mezzetti  -  e per questo veniva giustificata una simile spesa". Ma qui non si tratta di soldi precisa la donna: "Dove è la sensibilità da utilizzare in simili circostanze? Sapevano ciò che era successo, tanto vale che mi piantassero un coltello sul petto".

Poi, si chiede la donna, "non sono già abbastanza salate le bollette che paghiamo all'Ama per la pulizia della strada, adesso ci vogliono anche ulteriori 725 euro da Sicurezza e Ambiente quando ti muore un caro in un incidente stradale". E' una beffa ripete la signora Mezzetti qualcosa di incredibile: "A questo punto non mi stupirei se un domani mi dovessero chiedere di risarcire il palo dell'illuminazione pubblica ammaccato dalla testa di mio figlio".


Fonte: roma.repubblica.it
Anonimo ha detto...

Mi stringo Alessandra al Dolore che l'ha colpita.
Il minimo da fare sarebbe Non pagare.
La cosa giusta da fare invece credo sia Imbracciare un arma e farsi Giustizia.
E' uno sfogo naturalmente,pero' rende l'idea. un abbraccio

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