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lunedì 21 gennaio 2013
Da Il Fatto Quotidiano

La felicità di Cosentino dopo che il parlamento ha negato
alla magistratura il suo arresto
Nick 'o mericano alla fine resta fuori e lascia la riunione del partito portando con sè i documenti necessari a presentare le candidature. Caos nel Pdl.

Data per certa l'esclusione dell'"impresentabile" accusato di collusione con la camorra casalese, che però avrebbe fatto saltare il tavolo fuggendo dalla riunione in corso a Napoli con le carte necessarie a presentare le candidature di Camera e Senato. Il partito smentisce. Alle 20 scade il termine ultimo. Milanese abbandona, Papa si oppone all'esclusione. In Calabria spunta Scilipoti, in Abruzzo Razzi. Richiesta di condanna per Fitto, capolista in Puglia

Continua nel Pdl lo piscodramma della candidatura di Nicola Cosentino, accusato di corruzione e di collusione con la camorra casalese, oggetto dell’ennesimo vertice febbrile a Palazzo Grazioli mentre si avvicina la scadenza delle ore 20 di oggi, termine improrogabile per presentare le liste. Secondo il sito di “Il Mattino”, alla fine il partito ha deciso di tagliarlo fuori, ma a questa scena sarebbe seguito un nuovo colpo di scena: Cosentino sarebbe sparito dalla riunione parallela in corso a Napoli, portandosi via i documenti necessari per presentare le liste, cioè i fogli, già controfirmati dal notaio, sui quali era indicati tutti i nomi dei candidati sia per il Senato che per la Camera. L’intenzione pare essere quella di far saltare tutti i giochi del partito in Campania se il partito vorrà far saltare lui. La crisi insomma precipita dopo che le ultime indiscrezioni davano per l’”impresentabile” ex sottosegretario un posto sicuro al numero tre della lista del Senato. 
Il Pdl smentisce l’affaire dei documenti: “La notizia relativa a una presunta sparizione delle liste elettorali dellaCampania è destituita di fondamento”, assicura il deputato Pdl Luca D’Alessandro. “Tutta la documentazione è nelle mani del commissario regionale della campania, senatoreFrancesco Nitto Palma, che sta provvedendo al deposito”, aggiunge in una nota ufficiale.
In realtà una cosa non esclude l’altra, perché un altro esponente del Pdl confida all’Adn Kronos che il partito è stato costretto a rimettere insieme quelle carte in fretta e furia: “Abbiamo dovuto rifare le liste in quattro e quattr’otto, cerchiamo di presentare quelle nuove alla Corte d’Appello, è una corsa contro il tempo”. Sull’esclusione di Cosentino, intanto, si pronuncia anche la big campana Mara Carfagna: “Credo di no”, ha risposto ai giornalisti che, all’uscita della sede romana del partito, in Via dell’Umiltà, le chiedevano se Nicola Cosentino sara’ candidato.
Dato per perso, almeno finora, l’altro impresentabile campano Alfonso Papa, che però pare intenzionato a lottare fino all’ultimo: ”Mantengo ferma la mia candidatura”, ha spiegato a Par condicio di Klaus Davi, anche “per la battaglia tutta politica che sto facendo per un tema che riguarda i diritti civili degli ultimi. Ma sarà “Berlusconi in prima persona a decidere, assumendosi tutte le responsabilità politiche, storiche e anche di coerenza personale”.
mentre dovrebbero rientrare Amedeo Labocetta e Vincenzo Nespoli, dati per esclusi appena poche ore fa. Ha comunicato la rinuncia a presentare la sua candidatura un altro protagonista dell cronache giudiziarie, Marco Milanese: ”Preso atto delle polemiche pretestuose che la mia candidatura pone al partito – ha detto all’Ansa – pur considerando che nei miei confronti non è intervenuta neanche una sentenza di primo grado, comunico di aver ritirato sin da ieri la mia candidatura dalle liste del Pdl al fine di evitare ogni strumentalizzazione delle mie vicende giudiziarie”.
Ma per qualche impresentabile che se ne va, altri ne arrivano. Sempre nel Pdl, nella Liguria orfana di Claudio Scajola (che ha rinunciato per non essere sottoposto ad altri “esami” etici) spunta a sorpresa Augusto Minzolini, l’ex direttore del Tg1 di strettissima osservanza berlusconiana, sotto processo per peculato per le spese effettuate con la carta di credito Rai. Sarà secondo in lista al Senato, dopo un pluri inquisito e imputato, ma di lusso, cioè Silvio Berlusconi. Sempre in Liguria, ma alla Camera, il Pdl non rinuncia all’uscente Eugenio Minasso, fotografato nel 2005 mentre festeggiava la vittoria elettorale con un esponente della famiglia Pellegrino, al centro della successiva inchiesta che ha portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Bordighera (leggi l’articolo sul caos Liguria).  
E proprio nel giorno della presentazione delle liste, arriva una richiesta di condanna a sei anni e sei mesi di reclusione per Raffaele Fitto, pupillo di Berlusconi, capolista alla Camera in Puglia. Nel procedimento in corso a Bari, l’ex governatore è imputato er corruzione e altri reati insieme a Giampaolo Angelucci della Tosinvest. 
Non è solo una questione di inquisiti. A poche ore dal deposito ufficiale delle liste, si fanno strada anche nomi di personaggi dalle parabole politiche molto discusse. A cominciare da Domenico Scilipoti, il pittoresco “responsabile” che fu tra i salvatori del governo Berlusconi dopo l’addio di Gianfranco Fini alla maggioranza berlusconiana, possibile candidato al Senato in Calabria. Altro “responsabile” che potrebbe essere premiato, l’ex Idv Antonio Razzi, per il quale si parla di un posto sicuro alla Camera in Abruzzo. Lo sesso Razzi che ammise davanti a una telecamere di La7 “siamo qui a farci i cazzi nostri”, riferito al Parlamento

“Io vi rovino”. Cosa rischia il Pdl se Nicola Cosentino resta fuori


Il deputato campano diventa elemento di rottura dentro al partito di Berlusconi. E comunque vada sarà una sconfitta: da un lato i sondaggi dicono che una sua candidatura costerebbe molti voti al Pdl. Dall'altro Nick 'o mericano minaccia di destabilizzare le giunte campane se gli verrà rifiutato un posto in lista. Trattativa a oltranza a Palazzo Grazioli, Milanese ufficializza la rinuncia

di Vincenzo Iurillo 
Adesso tutti si chiedono fino a dove arriva il potere di Nicola Cosentino. Quale asso nella manica sia pronto a tirare fuori o abbia già sfoderato per costringere Silvio Berlusconi a ricandidarlo. Dicono i retroscena politici di Repubblica che ieri Nick ‘o mericano si sia presentato furente a Palazzo Grazioli per convincere il partito, con le buone o con le cattive, a metterlo in un posto sicuro. Altrimenti, ha detto, “vi rovino, vi faccio saltare decine di giunte in Campania e poi vi faccio perdere le elezioni”. Perché il Pdl campano e nazionale non può fare a meno di lui. Perché poche ore prima della chiusura delle liste, mentre il Cavaliere ha deciso di far fuori Milanese (che in mattinata ha ufficializzato la rinuncia date le “polemiche pretestuose”, e ricordando di non aver mai ricevuto condanne “neanche in primo grado), Papa, Laboccetta e Nespoli, il pacco di superinquisiti campani che però non hanno sulla schiena le collusioni coi clan casalesi imputate a Nick ‘o Americano, e persino l’uomo sotto processo per i rapporti tra la Finivest e la mafia, Marcello Dell’Utri, sta per fare un passo indietro in nome della pulizia e del rinnovamento, Cosentino ha ancora un piede mezzo dentro alla lista azzurra in Campania per il Senato. Lì dove si combatterà una battaglia decisiva per gli equilibri della futura maggioranza di Palazzo Madama.
Le trattative a palazzo Grazioli sono andate avanti fino a notte fonda, continuano da stamattina e dovranno obbligatoriamente chiudersi entro le 20 di oggi, termine ultimo di presentazione delle liste. Con Silvio Berlusconi cercano di sciogliere il nodo Cosentino i “colonnelli” Denis Verdini,Sandro BondiAngelino Alfano e i capigruppo di Camera e Senato.
Ma perché è così difficile dire di no a Cosentino? E’ possibile dare una pluralità di risposte. Nessuna, da sola, è sufficiente. La prima, la più semplicistica e meno convincente: Cosentino controlla un altissimo numero di voti tra Caserta, Napoli e Salerno, senza i quali la sconfitta al Senato è sicura. Interpretazione debole e in contraddizione con quanto sta accadendo in altre regioni e in altri partiti, con i sondaggi che dimostrano che rinunciare agli impresentabili ti porta in dote un voto d’opinione superiore a quello che perdi. Di qui il benservito a Dell’Utri: se persino il Pd in Sicilia – altra regione chiave – rinuncia al discusso Vladimiro Crisafulli, anche il Pdl deve adeguarsi.
Ecco, candidare Cosentino potrebbe tradursi in un danno elettorale. In Campania come nel resto del paese. Ciò nonostante Berlusconi potrebbe schierarlo lo stesso. Riservandogli una deroga che non intende concedere nemmeno al sodale di Publitalia, Dell’Utri, il depositario di notizie riservatissime sulla crescita del biscione negli anni in cui le holding del Cavaliere venivano ricapitalizzate a suon di contanti. Ormai per il senatore siciliano la sentenza di Appello per concorso esterno in associazione mafiosa arriverà tra poche settimane e nessuna immunità potrebbe salvarlo in caso di condanna definitiva.
Per Cosentino il discorso è diverso. Sul deputato di Casal di Principe pendono due mandati di arresto in carcere rimasti in naftalina per il voto contrario della Camera. Che si sono tradotti in due processi: il primo si trascina da due anni, il secondo dovrebbe cominciare tra qualche giorno. Ci vorranno dai cinque ai dieci anni prima delle sentenze definitive. C’è una bella differenza nel trascorrerli da parlamentare o entrando in galera, in attesa della decorrenza dei termini cautelari. E Berlusconi forse non può permettersi il lusso di incattivire un personaggio che minaccia segreti inconfessabili. Cosentino è stato il dominus di un sistema di potere che si è alimentato di voto di scambio, rapporti d’affari con imprenditori vicini ai clan, gestione arruffona, spartitoria e clientelare dell’emergenza spazzatura, distruzione sistematica del territorio. Un sistema in parte condiviso col centrosinistra, in parte indispensabile per scardinarne il potere assoluto negli enti locali campani quando la stella di Bassolino è tramontata.
Cosentino è la storia di Forza Italia e del Pdl in Campania. Dei suoi aspetti più inquietanti. Sintetizzati così in una lettera aperta di Roberto Saviano che proprio in questi giorni compie un anno: “Lei (Cosentino, ndr) può raccontare, qualora si sentisse tradito dai suoi sodali, molto sulla gestione dei rifiuti, e sulle assegnazioni degli appalti in Campania. Può raccontare di come il centro sinistra con Bassolino abbia vinto le elezioni coi i voti di Caserta e come magicamente proprio a Caserta il governo di centro sinistra sia caduto due anni dopo. Lei sa tutto, Onorevole Cosentino, e proprio ciò che lei sa ha fatto tremare colleghi parlamentari non solo della sua parte politica”.
Altre inchieste non ancora sfociate in processi hanno raccontato di Cosentino al telefono in atteggiamenti confidenziali con Arcangelo Martino, ex assessore socialista di Napoli che presentò Berlusconi ad Elio Letizia, il papà di Noemi Letizia. Cosentino che insieme a Martino provava a fabbricare dossier calunniosi contro Stefano Caldoro, il pidiellino ‘colpevole’ di avergli sfilato la candidatura a Governatore della Campania. Lo stesso Caldoro che ora minaccia – anche lui – di far mancare la terra sotto i piedi al partito se Cosentino troverà spazio in lista.
Le amicizie border line. La lista è lunga. Cosentino imparentato tramite una sorella con un potente boss dei Casalesi. Cosentino con un altro cognato finito pochi giorni fa in galera per gli appalti truccati al Comune di Benevento. Cosentino raccontato da cinque diversi collaboratori di giustizia come l’anello di collegamento tra camorra, politica e affari nella gestione del business dei rifiuti. Cosentino che apriva la porta di casa sua a Gaetano Vassallo, il ministro dei rifiuti del clanBidognetti, che a verbale, per corroborare la sua credibilità, ne spiega nel dettaglio architettura e disposizione dei mobili. Cosentino che si fa accompagnare da un sodale salernitano a una filiale dell’Unicredit di Roma per far ottenere un mutuo a imprenditori vicini ai clan che vogliono costruire un centro commerciale a Casal di Principe, conscio che questi gli ricambieranno il favore assumendo le persone da lui indicate e assicurando sostegno elettorale. Cosentino intercettato 46 volte tra il 2002 e il 2004 mentre discute di affari, nomine e discariche con tre protagonisti del traffico dei rifiuti di Gomorra: i fratelli Sergio e Michele Orsi, e il presidente del consorzioCE4Giuseppe Valente, in quota Forza Italia – consorzio che rappresenterà la spina dorsale di Impregeco, il super-carrozzone dove Ds e Forza Italia si sono spartiti poltrone e stipendi, descritto dalla prefettura di Napoli come la saldatura “perfetta” tra imprenditoria criminale, partiti politici e il commissariato di governo retto all’epoca da Antonio Bassolino, e non a caso viene colpita da interdittiva antimafia nel dicembre 2007.
E poi ancora Cosentino che grazie allo status di deputato riesce a ottenere l’inutilizzabilità processuale di queste conversazioni. Cosentino che stringe un patto di ferro con Luigi Cesaro, il padrone del Pdl tra Sant’Antimo e Casoria, la location della festa di Noemi, l’inizio del declino di Berlusconi. Cosentino che insieme a Cesaro si attacca al telefono per raccomandare le amiche e le frequentatrici delle feste del Cavaliere negli enti locali del napoletano: Francesca Pascale, l’attuale fidanzata di Berlusconi, che dal nulla ottiene un collegio sicuro e diventa consigliere provinciale di Napoli; Virna Bello assessore a Torre del Greco; Emanuela Romano assessore a Castellammare di Stabia. Cosentino che quando gli salta la mosca al naso non esita a rivelare vicende che dovrebbero rimanere segrete: come l’incontro del 2006 nella fabbrica Mcm di Salerno con Gianni Lettieri e il diessino ‘eretico’ Vincenzo De Luca al termine del quale Forza Italia decise di sostenere De Luca al ballottaggio delle amministrative contro il candidato di Bassolino, Alfonso Andria.
Il silenzio di Cosentino ha un prezzo altissimo: la ricandidatura. E al diavolo i sondaggi, Berlusconi potrebbe essere disposto a pagarlo.


Fonte: Il Fatto Quotidiano

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