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sabato 8 dicembre 2012
CANTON TICINO IN ALLARME PER I TROPPI "FRONTALIERI" ITALIANI...
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FrontalieriDi Lorenzo Quadri
È scattato l’allarme rosso
A fine anno potremmo trovarci con 20mila notifiche, quando l’anno scorso erano 15'300, cifra già ritenuta spropositata
La scorsa settimana, il Mattino della domenica ha dato in anteprima la notizia dell’ulteriore esplosione del numero delle notifiche di breve durata (meno di tre mesi), quelle che vengono staccate da ditte, padroncini, distaccati della vicina ed ex amica Penisola che entrano in Ticino a prestare la loro opera.
Le cifre sono non solo impietose, ma in sommo grado allarmanti. In pochi anni, il numero delle notifiche è passato da 7-8 mila alle 15'300 registrate nel 2011. Già queste 15'300 notifiche hanno fatto parlare parecchio, e giustamente. La Lega ha chiesto e proposto delle misure di contenimento scontrandosi con i consueti njet. Ebbene i dati del 2012 risultano ancora più allarmanti. Infatti i primi sei mesi dell’anno in corso hanno fatto conteggiare (dall’Associazione interprofessionale di controllo) 11mila notifiche. Contro le 9700 dello stesso periodo dell’anno precedente. Quindi, a fine anno e tirando le somme, potremmo tranquillamente finire col ritrovarci con 18-20mila notifiche.

Ora, è vero che l’edilizia in Ticino tiene. Ma in ogni caso, nulla giustifica simili cifre e simili incrementi. Già non si spiegavano i dati dello scorso anno, figuriamoci quelli del 2012. È quindi evidente che è in atto una sostituzione o soppiantamento che dir si voglia. Quel fenomeno, cioè, che la Lega aveva previsto con anni d’anticipo e puntualmente denunciato in tempi non sospetti. Quel fenomeno che si verifica anche per i frontalieri, specialmente negli uffici (dove di frontalieri in teoria non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno, visto che la forza lavoro residente basta e avanza).
Ma naturalmente erano tutte invenzioni razziste e populiste. Invece adesso anche la direttrice del DFE ha dovuto ammettere che frontalierato, soppiantamento e dumping salariale vanno a braccetto.
Anche nel settore dei padroncini, dunque, avviene la stessa cosa: parecchi di questi operatori italiani lavorano in Ticino al posto delle ditte e degli artigiani ticinesi.
Questo accade ovviamente a seguito della libera circolazione delle persone, ma anche e soprattutto a seguito del modo in cui essa viene applicata.
Se una ditta edile ticinese vuole lavorare anche solo a Campione d’Italia, deve sottoporsi a tanti e tali inghippi burocratici che l’impresa in questione si trova, di fatto, costretta a desistere. Si pretende addirittura l’affiliazione alla Cassa edile, procedura della durata di mesi e sul cui esito, a quanto pare, decide il presidente della Cassa: naturalmente nei tempi e nei modi che stabilisce lui.
Da noi, invece, davanti a padroncini e distaccati si srotola letteralmente il tappeto rosso. Per annunciarsi basta una notifica per e-mail! È chiaro dunque che anche noi dobbiamo, tanto per una volta, prendere esempio dall’Italia. Dove non si possono più, per scellerata scelta (fatta non certo dal Ticino) mettere dei vincoli legali, intervengano gli ostacoli burocratici piazzati ad arte. Poi vogliamo proprio vedere come faranno eventuali controparti italiane a protestare, e con quale tolla!
È altrettanto chiaro che i controlli attuali e le forze in campo non basteranno mai per avere un effetto veramente dissuasivo quando ci si ritrova con 20mila notifiche annue. Anche in questo caso le forze in campo vanno aumentate: i costi vengono abbondantemente coperti con le contravvenzioni spiccate.
È chiaro che un’azione è necessaria: la dobbiamo alle ditte e agli artigiani che pagano le imposte in Ticino e assumono in Ticino, e anche al futuro stesso del nostro artigianato. Come si può pensare che l’artigiano ticinese sopravviva se messo in concorrenza con il “padroncino” che non paga né tasse né oneri sociali, né deve confrontarsi nostri costi della vita? E come si può immaginare che lo stesso artigiano ticinese si possa, in queste condizioni, impegnare anche nella formazione di apprendisti?

Fonte: lorenzoquadri.ch - tratto da ecplanet.com

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