Si uccide prof perché precario, silenzio assoluto dei media



Di lavoro si muore. Troppo spesso, sempre più spesso. E non bisogna per forza essere operai. Si muore perché non si riesce ad accettare una situazione di perenne precarietà. Una precarietà che non ha più età. Perché puoi avere 50 anni e temere, ogni maledetto giorno, di dover restare a casa.
Non ce l’ha fatta a reggere Carmine Cerbera (nella foto). Laureato all’Accademia delle belle arti, il professore di Casandrino insegnava Educazione Artistica. Aveva il terrore di perdere quel posto di lavoro che s’era guadagnato studiando e facendo mille sacrifici. Lo scorso 22 ottobre, su Facebook, aveva sfogato la propria rabbia contro le politiche scolastiche del governo Monti: “Oggi dovrei essere gioioso perché ho conseguito la laurea specialistica ma sono triste perché il ministro profumo ci sta distruggendo il futuro….. siamo precari a vita ammettendo di essere fortunati”.
E il professor Cerbera quella fortuna, quest’anno, non l’aveva nemmeno avuta. Non erano arrivate chiamate dagli istituti. Era disoccupato. Temeva per l’aumento dell’orario settimanale degli insegnanti, che avrebbe definitivamente azzerato le sue speranze.  Non ha retto e si è ucciso con una coltellata alla gola nella sua abitazione. Inutile il soccorso della moglie e della figlia e poi dei medici (Fonte: Il Mattino).

Ora i parenti, gli amici e i colleghi sono disperati. “E dire che sono passati 8 giorni dal tuo commento, mai immaginavo tanto dolore che celavi dentro per arrivare a una decisione così drammatica, ti porterò per sempre nel mio cuore ,e pensare che era nata da poco tanta sana amicizia – scrive uno di essi su Facebook. – Perché l’hai fatto parché …..(addio amico mio ).  Odio profumo e lo Stato che porta a vittime bianche”.
La notizia della tragica morte del professore napoletano è stata taciuta dalle televisioni e tra i pochi quotidiani nazionali a parlarne c’è Il Mattino. Noi non possiamo tacere. Sono centinaia di migliaia le persone che vivono la stessa condizione di Carmine, confinate nella infernale “terza fascia d’istituto”. Situazioni di precarietà insostenibili, che possono durare anche fino a 60 anni. Gli insegnanti, oggi, sono presi a pesci in faccia. Tutta la classe politica sta contribuendo a questo sfascio della scuola. Ribelliamoci! Battiamoci per una riforma totale dei concorsi che abolisca questa vergognosa e perenne precarietà! Mai più nessun insegnante deve uccidersi per il terrore di restare disoccupatodopo anni dedicati alla propria formazione e poi agli studenti! Il mainstream evita di parlare di questa tragedia per ovvi motivi, noi non staremo in silenzio.



fonte: controcopertina.com

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