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lunedì 26 novembre 2012
La prova del doppio voto alle primarie. Una volta con il cognome della moglie

Di Marco Sarti

Questa mattina sono andato all’ufficio elettorale presso il seggio più vicino a casa mia. Mi sono registrato, ho ritirato la scheda e ho votato alle primarie del centrosinistra. Poi sono andato all’ufficio elettorale presso il seggio più vicino alla mia abitazione di residenza. Mi sono registrato, ho ritirato la scheda e ho votato alle primarie di centrosinistra. Per la seconda volta.
Ci sono voluti sei mesi per perfezionare un regolamento che definire cervellotico è poco. Registrazioni ufficiali, pre iscrizioni online, albi degli elettori. Norme spesso incomprensibili - perché i diciassettenni non possono più votare e gli immigrati sì? - con un unico obiettivo. Limitare il più possibile l’inquinamento del voto. Evitare truppe cammellate e pullman di votanti prezzolati. Tempo buttato.
Al primo seggio ho chiesto di poter votare, assicurando che avrei cambiato presto l’indirizzo di residenza. Al secondo seggio non mi sono dovuto neanche giustificare. Per curiosità, ho chiesto anche altrove. Quasi tutti i presidenti dei seggi mi hanno mandato via: senza essere residente in zona, non si può votare. Qualcuno è stato più conciliante. «Vada al suo seggio, e se proprio c’è tanta fila torni qui». Non l’ho fatto.

Ero curioso. Volevo capire se tutte le discussioni e le polemiche sul regolamento erano realmente servite a qualcosa. Direi di no. Massimo rispetto per i volontari che hanno dedicato un’intera giornata alle primarie. Anche per questo mi sono assicurato che i miei voti non possano influenzare l’esito finale delle elezioni. Al ballottaggio - sempre se ci sarà - non potrò comunque partecipare due volte. In uno dei seggi, causa la lunga coda e la fretta, mi hanno persino registrato con il cognome di mia moglie.



Fonte: linkiesta.it


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