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mercoledì 17 ottobre 2012

Di Amelia Esposito

I pm sono convinti di aver finalmente identificato il poliziotto che il 12 ottobre dell’anno scorso sferrò una manganellata sul volto della studentessa di Lettere Martina rompendole quattro incisivi, e nei giorni scorsi hanno chiuso le indagini a suo carico. Si tratta di P. B., 29 anni, agente scelto in servizio al VII Reparto mobile fino a pochi giorni fa. Fino a quando, cioè, ricevuto l’avviso di fine indagine, i suoi superiori non hanno ritenuto di trasferirlo all’ufficio di gabinetto. Lontano dalle piazze e dai manifestanti.

I fatti risalgono dunque a un anno fa. Manifestazione davanti alla Banca d’Italia in piazza Cavour contro banche, crisi e debito. Un centinaio di antagonisti (Tpo e Crash in testa e dietro vari collettivi universitari) «armati» di scudi di cartone premono sul cordone di polizia schierato a proteggere l’ingresso della banca. Parte una prima carica. Poi un’altra, che raggiunge i manifestanti sul fianco. È la più dura e colpisce soprattutto le retrovie. È in questa fase che Martina, oggi 24enne, militante del collettivo Sadyr (legato al Tpo) viene colpita alla spalla e alla bocca da uno sfollagente. La ragazza è una maschera di sangue: la manganellata sferrata da un agente del Reparto mobile le ha rotto ben quattro denti, gli incisivi inferiori, e spaccato le labbra. Martina finisce in ospedale e, come riportato anche nell’avviso di fine indagine, la manganellata le causerà «l’indebolimento permanente dell’organo di masticazione». Assistita dall’avvocato Simone Sabattini la studentessa fa querela. Il legale chiede che chi l’ha ridotta in quello stato venga identificato e produce una serie di fotografie che risulteranno preziose.


Le pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari chiedono la collaborazione della polizia, che a dire il vero non è delle migliori. Ed ecco allora le foto, che mostrano come l’agente che quella mattina ha colpito Martina fosse l’unico a indossare sotto il casco occhiali da sole. E mostrano anche che aveva uno scudo tondo. Viene identificato un poliziotto che, però, sentito ad agosto da indagato con il suo avvocato, Libero Mancuso, nega tutto. Proclamandosi innocente e incalzato dai pm spiega che quella mattina non indossava occhiali da sole e, soprattutto, che aveva ceduto il suo scudo (tondo) a un collega, il cui scudo si era rotto poco prima. Il poliziotto non ricorda, o non vuol ricordare, il nome del collega. Vengono fatte delle ipotesi e alla fine resta un solo nominativo: P. B. La conferma la daranno le foto, da cui si evince che prima che venga inferto il colpo a Martina il primo poliziotto è già senza scudo. Per quest’ultimo Plazzi e Scandellari chiederanno l’archiviazione. P. B., invece, deve rispondere di lesioni gravi.


Fonte: Corriere.it - tratto da osservatoriorepressione.org




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