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sabato 27 ottobre 2012
HOMOCAUST, L'OMOFOBIA COMUNISTA DI CHE GUEVARA
Comunismo e omosessualità: ciò che bisogna sapere. La veria storia dei mali del comunismo in relazione all’omosessualità. Comunismo che aveva promesso il paradiso in terra e che invece si è trasformato in un inferno per milioni di esseri umani.
Compagni che sbagliano. Comunismo e omosessualità: ciò che non bisogna sapere” alla sua seconda esperienza
fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151104930086864&set=a.232581431863.136686.220511521863&type=1&theater
Comunismo e omosessualità: ciò che bisogna sapere. La veria storia dei mali del comunismo in relazione all’omosessualità. Comunismo che aveva promesso il paradiso in terra e che invece si è trasformato in un inferno per milioni di esseri umani.
Compagni che sbagliano. Comunismo e omosessualità: ciò che non bisogna sapere” alla sua seconda esperienza
editoriale, dopo “L’omo delinquente. Scandali e delitti gay dall’Unità a Giolitti”.
INTERVISTA A OLEARI
INTERVISTA A OLEARI
Perché comunismo e omosessualità sono incompatibili? Quale era l'approccio del regime rosso nei confronti dell'essere non eterosessuali?
Non solo il regime, ma la stessa ideologia era fortemente omofobica ed eterosessista. E per "ideologia" non ci limitiamo ai confini dell'Unione Sovietica, che appunto era un regime, ma anche e soprattutto a quella diffusa a livello internazionale. In Italia, ad esempio, il PCI vedeva di cattivissimo occhio gli omosessuali, almeno fino alla morte di Pasolini, poiché nella visione comunista la famiglia doveva essere inserita in un contesto di moralità per certi versi più duro che quello cattolico. In più occasioni il partito aveva spiegato i ruoli della donna e dell'uomo nell'ambito familiare ed erano condannate duramente persino le scappatelle extraconiugali di carattere eterosessuale: il peccatore cattolico tuttavia poteva confessarsi in chiesa ed essere perdonato, mentre il militante comunista veniva espulso dal partito e questo significava per molti lavoratori la morte sociale. Il partito aveva un forte controllo sugli iscritti ed ogni minimo errore della vita privata arrivava ai vertici. L'omosessualità in particolare era vista come un male borghese o come una depravazione e per i gay non c'era posto nella rivoluzione internazionale, poiché uscivano dagli schemi prefissati e quindi dalla moralità comunista.
C'era inoltre una visione del militante-lavoratore-capof amiglia assai virile, mentre l'immagine che si aveva dei gay era quella di smidollati, effemminati. Già agli inizi del Novecento i socialisti rappresentavano i peggiori nemici dei gay e persino durante il confino fascista gli internati politici isolavano gli omosessuali e si raccomandavano la masturbazione per non cadere nell'errore del rapporto gay. La letteratura del PCI del Dopoguerra è poi ricca di comunicati e di prese di posizioni contro gli omosessuali ed il partito prese le distanze dai primi embrioni del movimento omosessuale, tant'è che questi si appoggiarono chi al Partito Radicale, chi alla Sinistra extraparlamentare. Andando nei paesi dove il comunismo era realtà unica di governo, come l'Unione Sovietica tanto additata dai comunisti italiani come esempio, la Romania o l'Albania, le cose erano assai peggiori: là esistevano veri e propri articoli del codice penale contro gli omosessuali, con tanto di deportazioni nei campi di concentramento. Gli ultimi internati in Russia sono del 1993. Ho intervistato una ragazza romena, che ora abita malata nei pressi di Costanza, la quale, dopo che la Stasi era venuta a conoscenza del suo orientamento affettivo, è stata imprigionata, torturata e seviziata per anni, ma ancora oggi sopravvive di stenti poiché l'opinione pubblica, erede dell'omofobia comunista, l'ha isolata.
Si è portati soprattutto in Italia a intendere il comunismo come 'quella realtà diametralmente opposta a quella nazista'. Erano davvero differenti i due regimi in relazione all'omosessualità? Potremmo dire che il regime comunista abbia adottato una politica addirittura più incisiva nella gestione dell' 'affare gay'?
In Unione Sovietica sono stati internati nei Lager assai più omosessuali che nella Germania nazista, con un rapporto di cinque a uno. Il fascismo ha perso la guerra, ma non vorrei pensare a cosa saremmo stati costretti noi omosessuali se in Italia vi fosse stato un regime comunista. No, per quanto riguarda l'omosessualità comunismo e nazismo sono la stessa cosa, se pur con delle differenze tecniche: per entrambi il maschio doveva essere virile, lavoratore, pronto a imbracciare le armi, sposato e con molti figli da dare alla patria o al partito. Tuttavia per i tedeschi l'omosessuale era un denigratore della razza, mentre per i comunisti rappresentava un problema, un ostacolo alla rivoluzione. I regimi comunisti fecero più retate, più arresti e relativi invio nei Lager rispetto a quello nazista per il fatto che la dittatura di Hitler durò meno anni delle altre, ma le atrocità sono identiche. Vi sono testimonianze di brutalità commesse nei Gulag di Stalin inimmaginabili, che farebbero rabbrividire un capò di Auschwitz. In Siberia i gay morivano anche perché se non si concedevano volontariamente al resto della camerata ("galletti"), venivano legati nudi all'aperto, con temperature che in un anno arrivarono a -78°. Jean Pasqualini, un franco-cinese rinchiuso negli anni Settanta in un laogai di Mao, il tanto citato e amato Mao, racconta nelle sue memorie di un giovane barbiere gay scoperto e giustiziato con un colpo alla nuca dalle guardie del campo, i cui brandelli di cervello gli finirono sulle scarpe.
Per quale motivo il pensiero comunista nei confronti dell'omosessualità è stato taciuto per anni? E perché ancora adesso non se ne parla?
Se ci riferiamo alla situazione italiana, dobbiamo dire che fino alla fine degli anni Settanta i gay non erano presi politicamente in considerazione, sia perché ritenuti quantitativamente pochi, sia perché l'omosessualità e l'emancipazione degli omosessuali erano viste come un problema sovrastrutturale. Poi il PCI seppe vedere nella questione gay uno strumento di scontro verso i partiti di governo e diede ospitalità alla causa gay. Alcuni emersero nel partito, ma ovviamente non era possibile gettare discredito su chi ospitava. Si veda, ad esempio, la questione relativa alla dittatura di Castro, dove il "Che", ritenuto mito di giustizia e di libertà, aveva inventato a Cuba i campi di concentramento per i gay, all'entrata dei quali era scritto "Il lavoro vi farà uomini": gli unici a denunciare con una certa serietà la cosa furono i militanti del FUORI di Pezzana, agli inizi degli anni Settanta, poi però silenzio assoluto, con tanto di immagini di Guevara ai gay pride. Ed io penso che se oggi non abbiamo ottenuto, come comunità, i nostri diritti, non sia dovuto solo alla presenza della Chiesa o di Berlusconi, ma anche a chi non ha saputo mantenere il movimento autonomo, appoggiandolo e quindi schierandolo verso un'ideologia che tradizionalmente era omofobica.
Se le azioni intraprese dal regime rosso fossero state rese note decenni fa, sarebbe cambiato il modo di relazionarsi con l'omosessualità in Italia? E in Europa? E la sinistra di oggi sarebbe diversa?
Altrove, come in diversi paesi del Nord Europa, la lotta degli omosessuali si è mantenuta autonoma, non necessariamente legata ai partiti. E difatti vediamo a che punto sono da quelle parti rispetto a noi. In Italia essere gay ha significato per forza di cose essere di sinistra e quindi se sei omosessuale sei anche per la liberazione della Palestina, per il contratto dei metalmeccanici o contro la globalizzazione, benché queste cose nulla c'entrino con l'orientamento affettivo. Ma è chiaro che se X è rosso, può star certo di essersi creato dei nemici, certamente Y che è nero, ma anche Z che è moderato e, come tutti sappiamo, in Italia i moderati sono la maggioranza. Io non credo che la mancanza di risultati sia dovuta alla presenza della Chiesa: i preti fanno il loro lavoro, eppure aborto e divorzio passarono in piena era democristiana, proprio perché si seppe dare un valore transpartitico al problema. Oggi invece i gay pretendono di imporre le loro istanze, e chi non le adotta è fascista e bla bla bla. Se già qualche anno fa (e badi che non lo è ancora oggi) fossero venute a galla le malefatte dei comunisti verso gli omosessuali, certamente il movimento gay avrebbe avuto un maggior stimolo a mantenersi autonomo ed elastico, capace cioè di sfruttare con il suo peso elettorale ogni situazione favorevole. Non so se la sinistra sarebbe oggi diversa, quello che posso dire è che ci sono tanti ex sessantottini che oggi girano in Ferrari, che guadagnano trecento volte i loro dipendenti ed hanno due ville al mare. forse la sinistra è cambiata anche per quello.
Il titolo del saggio, 'Omosessuali? Compagni che sbagliano' potrebbe far pensare ad una sorta di umano perdono nei confronti dell' 'errore'; sbagliano, ma sono pur sempre compagni. Quanto 'compagno' c'era ancora in un gay? E poteva essere perdonato per il suo sbaglio?
Gli omosessuali sono stati "perdonati" nel momento in cui sono tornati utili alla sinistra e solo in quel momento sono diventati "compagni". Il primo ad essere perdonato è stato Pasolini, certamente dopo la sua morte: al momento del ritrovamento del suo cadavere "L'Unità" si guardò bene dal far capire il quadro gay della situazione. L'esempio è calzante, perché fino a poco prima erano gli stessi militanti comunisti a boicottare la presentazione dei suoi film o i suoi interventi ed erano loro i primi a insultarlo e a denigrarlo. Ma morto andava perdonato, perché un Pasolini ucciso, anche se gay, rappresentava un ottimo martire in mano al partito. Ed era tornato improvvisamente ad essere il "compagno" di tutti.
Lei crede che sia finita l'epoca dei gay che danno "carta bianca" alla sinistra? Come vede la svolta di Aurelio Mancuso di staccare Arcigay dai partiti?
Sì, l'epoca della "carta bianca" alla sinistra è finita, ma non perché non ha pagato, bensì perché sono gli stessi partiti di sinistra a chiedersi oggi se conviene la lotta gay: i lavoratori di Mirafiori, lo zoccolo duro del partito, votano Lega, perché, come hanno detto, il loro vecchio partito "pensa solo ai froci e agli zingari, non a noi". Quella di Mancuso è quindi una scelta obbligata, anche perché i moderati sono la nuova Democrazia Cristiana e governeranno la Nazione da qui ai prossimi cinquant'anni: è impensabile che passi una legge senza il loro appoggio. E difatti c'è oggi, ma non mi riferisco a Mancuso, la moda di alcuni esponenti del movimento gay di riscoprirsi improvvisamente liberali, di centrodestra o quantomeno non troppo di sinistra. qualcuno si è dato persino del fascista davanti ad Alemanno, pur di ingraziarsi i nuovo padroni, ero presente anch'io. Stiamo assistendo allo spettacolo emetico di chi ha sbagliato tutto, ha sbandato il movimento portandolo in un vicolo cieco e sta cercando di riciclarsi come se nulla fosse.
Lei è un simpatizzante dichiarato di destra. Se la sinistra non si è mai impegnata molto, oggi un gay italiano che voti a destra continua a farlo certamente per questioni non legate al suo essere gay, visto che nella destra italiana c'è un fetore di omofobia imbarazzante. Ci spiega il suo punto di vista?
Le cose non stanno proprio in questi termini: il centrodestra è ampio, con molte teste e idee in movimento. La mia lotta come gay è rivolta e soprattutto nel centrodestra proprio per combatterne la chiusura e l'omofobia e per spiegare che i diritti delle persone omosessuali possono rappresentare un'opportunità politica se trattata in un determinato modo, certamente meno urlato che a sinistra. Si tratta di una lotta spesso silenziosa, fatta di incontri e confronti. Alla mia coalizione non ho mai perdonato nulla, magari lo avesse fatto anche il movimento di sinistra ai suoi partiti! Il presidente Fini mi sembra più aperto in termini di riconoscimento dei diritti delle coppie omaffettive di quanto lo siano Ferrero o D'Alema ed io sono convinto del radicamento in atto nel PDL di un pensiero autenticamente laico e liberale che si pone accanto alle altre visoni politiche. Si veda, ad esempio, la bella persona che è l'on. Dalla Vedova, a cui va tutta la mia stima. Il militante gay di centrodestra è chiamato a non rinunciare al proprio orientamento affettivo come pure a quello politico-ideologico, ma anche a non perdonare nulla ne' ai propri partiti, ne' alla propria memoria storica. La coerenza e la verità prima di tutto. Magari avessero fatto così anche a sinistra, quando D'Alema, che era al governo, diceva che i diritti dei gay sono una cosa secondaria, non di necessità immediata... invece di lanciare strali contro il Fini dei maestri gay, salvo poi finanziare il viaggio di una delegazione di Arcigay a Cuba per omaggiare il regime di Castro ed incontrarsi bellamente e con tanto entusiasmo con Abel Parieto, ministro dell'Educazione di un paese dove i gay per legge non possono insegnare.
Non solo il regime, ma la stessa ideologia era fortemente omofobica ed eterosessista. E per "ideologia" non ci limitiamo ai confini dell'Unione Sovietica, che appunto era un regime, ma anche e soprattutto a quella diffusa a livello internazionale. In Italia, ad esempio, il PCI vedeva di cattivissimo occhio gli omosessuali, almeno fino alla morte di Pasolini, poiché nella visione comunista la famiglia doveva essere inserita in un contesto di moralità per certi versi più duro che quello cattolico. In più occasioni il partito aveva spiegato i ruoli della donna e dell'uomo nell'ambito familiare ed erano condannate duramente persino le scappatelle extraconiugali di carattere eterosessuale: il peccatore cattolico tuttavia poteva confessarsi in chiesa ed essere perdonato, mentre il militante comunista veniva espulso dal partito e questo significava per molti lavoratori la morte sociale. Il partito aveva un forte controllo sugli iscritti ed ogni minimo errore della vita privata arrivava ai vertici. L'omosessualità in particolare era vista come un male borghese o come una depravazione e per i gay non c'era posto nella rivoluzione internazionale, poiché uscivano dagli schemi prefissati e quindi dalla moralità comunista.
C'era inoltre una visione del militante-lavoratore-capof
Si è portati soprattutto in Italia a intendere il comunismo come 'quella realtà diametralmente opposta a quella nazista'. Erano davvero differenti i due regimi in relazione all'omosessualità? Potremmo dire che il regime comunista abbia adottato una politica addirittura più incisiva nella gestione dell' 'affare gay'?
In Unione Sovietica sono stati internati nei Lager assai più omosessuali che nella Germania nazista, con un rapporto di cinque a uno. Il fascismo ha perso la guerra, ma non vorrei pensare a cosa saremmo stati costretti noi omosessuali se in Italia vi fosse stato un regime comunista. No, per quanto riguarda l'omosessualità comunismo e nazismo sono la stessa cosa, se pur con delle differenze tecniche: per entrambi il maschio doveva essere virile, lavoratore, pronto a imbracciare le armi, sposato e con molti figli da dare alla patria o al partito. Tuttavia per i tedeschi l'omosessuale era un denigratore della razza, mentre per i comunisti rappresentava un problema, un ostacolo alla rivoluzione. I regimi comunisti fecero più retate, più arresti e relativi invio nei Lager rispetto a quello nazista per il fatto che la dittatura di Hitler durò meno anni delle altre, ma le atrocità sono identiche. Vi sono testimonianze di brutalità commesse nei Gulag di Stalin inimmaginabili, che farebbero rabbrividire un capò di Auschwitz. In Siberia i gay morivano anche perché se non si concedevano volontariamente al resto della camerata ("galletti"), venivano legati nudi all'aperto, con temperature che in un anno arrivarono a -78°. Jean Pasqualini, un franco-cinese rinchiuso negli anni Settanta in un laogai di Mao, il tanto citato e amato Mao, racconta nelle sue memorie di un giovane barbiere gay scoperto e giustiziato con un colpo alla nuca dalle guardie del campo, i cui brandelli di cervello gli finirono sulle scarpe.
Per quale motivo il pensiero comunista nei confronti dell'omosessualità è stato taciuto per anni? E perché ancora adesso non se ne parla?
Se ci riferiamo alla situazione italiana, dobbiamo dire che fino alla fine degli anni Settanta i gay non erano presi politicamente in considerazione, sia perché ritenuti quantitativamente pochi, sia perché l'omosessualità e l'emancipazione degli omosessuali erano viste come un problema sovrastrutturale. Poi il PCI seppe vedere nella questione gay uno strumento di scontro verso i partiti di governo e diede ospitalità alla causa gay. Alcuni emersero nel partito, ma ovviamente non era possibile gettare discredito su chi ospitava. Si veda, ad esempio, la questione relativa alla dittatura di Castro, dove il "Che", ritenuto mito di giustizia e di libertà, aveva inventato a Cuba i campi di concentramento per i gay, all'entrata dei quali era scritto "Il lavoro vi farà uomini": gli unici a denunciare con una certa serietà la cosa furono i militanti del FUORI di Pezzana, agli inizi degli anni Settanta, poi però silenzio assoluto, con tanto di immagini di Guevara ai gay pride. Ed io penso che se oggi non abbiamo ottenuto, come comunità, i nostri diritti, non sia dovuto solo alla presenza della Chiesa o di Berlusconi, ma anche a chi non ha saputo mantenere il movimento autonomo, appoggiandolo e quindi schierandolo verso un'ideologia che tradizionalmente era omofobica.
Se le azioni intraprese dal regime rosso fossero state rese note decenni fa, sarebbe cambiato il modo di relazionarsi con l'omosessualità in Italia? E in Europa? E la sinistra di oggi sarebbe diversa?
Altrove, come in diversi paesi del Nord Europa, la lotta degli omosessuali si è mantenuta autonoma, non necessariamente legata ai partiti. E difatti vediamo a che punto sono da quelle parti rispetto a noi. In Italia essere gay ha significato per forza di cose essere di sinistra e quindi se sei omosessuale sei anche per la liberazione della Palestina, per il contratto dei metalmeccanici o contro la globalizzazione, benché queste cose nulla c'entrino con l'orientamento affettivo. Ma è chiaro che se X è rosso, può star certo di essersi creato dei nemici, certamente Y che è nero, ma anche Z che è moderato e, come tutti sappiamo, in Italia i moderati sono la maggioranza. Io non credo che la mancanza di risultati sia dovuta alla presenza della Chiesa: i preti fanno il loro lavoro, eppure aborto e divorzio passarono in piena era democristiana, proprio perché si seppe dare un valore transpartitico al problema. Oggi invece i gay pretendono di imporre le loro istanze, e chi non le adotta è fascista e bla bla bla. Se già qualche anno fa (e badi che non lo è ancora oggi) fossero venute a galla le malefatte dei comunisti verso gli omosessuali, certamente il movimento gay avrebbe avuto un maggior stimolo a mantenersi autonomo ed elastico, capace cioè di sfruttare con il suo peso elettorale ogni situazione favorevole. Non so se la sinistra sarebbe oggi diversa, quello che posso dire è che ci sono tanti ex sessantottini che oggi girano in Ferrari, che guadagnano trecento volte i loro dipendenti ed hanno due ville al mare. forse la sinistra è cambiata anche per quello.
Il titolo del saggio, 'Omosessuali? Compagni che sbagliano' potrebbe far pensare ad una sorta di umano perdono nei confronti dell' 'errore'; sbagliano, ma sono pur sempre compagni. Quanto 'compagno' c'era ancora in un gay? E poteva essere perdonato per il suo sbaglio?
Gli omosessuali sono stati "perdonati" nel momento in cui sono tornati utili alla sinistra e solo in quel momento sono diventati "compagni". Il primo ad essere perdonato è stato Pasolini, certamente dopo la sua morte: al momento del ritrovamento del suo cadavere "L'Unità" si guardò bene dal far capire il quadro gay della situazione. L'esempio è calzante, perché fino a poco prima erano gli stessi militanti comunisti a boicottare la presentazione dei suoi film o i suoi interventi ed erano loro i primi a insultarlo e a denigrarlo. Ma morto andava perdonato, perché un Pasolini ucciso, anche se gay, rappresentava un ottimo martire in mano al partito. Ed era tornato improvvisamente ad essere il "compagno" di tutti.
Lei crede che sia finita l'epoca dei gay che danno "carta bianca" alla sinistra? Come vede la svolta di Aurelio Mancuso di staccare Arcigay dai partiti?
Sì, l'epoca della "carta bianca" alla sinistra è finita, ma non perché non ha pagato, bensì perché sono gli stessi partiti di sinistra a chiedersi oggi se conviene la lotta gay: i lavoratori di Mirafiori, lo zoccolo duro del partito, votano Lega, perché, come hanno detto, il loro vecchio partito "pensa solo ai froci e agli zingari, non a noi". Quella di Mancuso è quindi una scelta obbligata, anche perché i moderati sono la nuova Democrazia Cristiana e governeranno la Nazione da qui ai prossimi cinquant'anni: è impensabile che passi una legge senza il loro appoggio. E difatti c'è oggi, ma non mi riferisco a Mancuso, la moda di alcuni esponenti del movimento gay di riscoprirsi improvvisamente liberali, di centrodestra o quantomeno non troppo di sinistra. qualcuno si è dato persino del fascista davanti ad Alemanno, pur di ingraziarsi i nuovo padroni, ero presente anch'io. Stiamo assistendo allo spettacolo emetico di chi ha sbagliato tutto, ha sbandato il movimento portandolo in un vicolo cieco e sta cercando di riciclarsi come se nulla fosse.
Lei è un simpatizzante dichiarato di destra. Se la sinistra non si è mai impegnata molto, oggi un gay italiano che voti a destra continua a farlo certamente per questioni non legate al suo essere gay, visto che nella destra italiana c'è un fetore di omofobia imbarazzante. Ci spiega il suo punto di vista?
Le cose non stanno proprio in questi termini: il centrodestra è ampio, con molte teste e idee in movimento. La mia lotta come gay è rivolta e soprattutto nel centrodestra proprio per combatterne la chiusura e l'omofobia e per spiegare che i diritti delle persone omosessuali possono rappresentare un'opportunità politica se trattata in un determinato modo, certamente meno urlato che a sinistra. Si tratta di una lotta spesso silenziosa, fatta di incontri e confronti. Alla mia coalizione non ho mai perdonato nulla, magari lo avesse fatto anche il movimento di sinistra ai suoi partiti! Il presidente Fini mi sembra più aperto in termini di riconoscimento dei diritti delle coppie omaffettive di quanto lo siano Ferrero o D'Alema ed io sono convinto del radicamento in atto nel PDL di un pensiero autenticamente laico e liberale che si pone accanto alle altre visoni politiche. Si veda, ad esempio, la bella persona che è l'on. Dalla Vedova, a cui va tutta la mia stima. Il militante gay di centrodestra è chiamato a non rinunciare al proprio orientamento affettivo come pure a quello politico-ideologico, ma anche a non perdonare nulla ne' ai propri partiti, ne' alla propria memoria storica. La coerenza e la verità prima di tutto. Magari avessero fatto così anche a sinistra, quando D'Alema, che era al governo, diceva che i diritti dei gay sono una cosa secondaria, non di necessità immediata... invece di lanciare strali contro il Fini dei maestri gay, salvo poi finanziare il viaggio di una delegazione di Arcigay a Cuba per omaggiare il regime di Castro ed incontrarsi bellamente e con tanto entusiasmo con Abel Parieto, ministro dell'Educazione di un paese dove i gay per legge non possono insegnare.
fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151104930086864&set=a.232581431863.136686.220511521863&type=1&theater
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1 commenti:
Ma quale paura, quale razzismo.
Non è questione di razza, di sesso o di pregiudizio.
Nossignore, sarebbe troppo semplice.
Nulla di personale.
rom e omosessuali:
non è nel mio interesse
http://www.ilcittadinox.com/blog/non-e-nel-mio-interesse.html
Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino x