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lunedì 15 ottobre 2012

MES
Di Paolo Cardenà
A proposito del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) o Fondo Salva Stati -che, a dire il vero, è anche un fondo salva banche-, in questi ultimi mesi, soprattutto in rete, si è letto molto e forse anche a sproposito. Molti osservatori hanno fornito una rappresentazione del MES, come uno strumento di coercizione e oppressione dei principi democratici nei vari Paesi che aderiscono al fondo.
E in parte è proprio così, ma questo tema verrà approfondito in ulteriori articoli di prossima pubblicazione.
Ciò che è sfuggito a gran parte dei commentatori e che fa del Fondo Salva Stati un vero strumento diabolico e di inganno, sono le ragioni per cui il MES è stato fortemente voluto dalle cancellerie europee e dai governanti, nonché la solerzia con cui è nato. D'altra parte, un fondo salva stati esiste già ed è l'EFSF, che ha una potenzialità di salvataggio del tutto analoga a quella del neonato ESM.

Quindi, perché crearne un'altro?
Ecco qui la risposta. Contrariamente all'EFSF, il fondo ESM, nascendo come un istituzione sovranazionale (di fatto un FMI europeo), oltre a godere dell'immunità per se, per tutti i componenti del board e i sui dipendenti (come se unti da una mano celeste), gode anche della possibilità riservata agli stati di poter contribuire al capitale per mezzo di versamenti, senza con ciò impattare sui debiti pubblici dei vari Paesi finanziatori.
Ciò, non avveniva per il fondo ESFS. In altre parole, il trattato istitutivo del MES, benché preveda che il capitale del fondo sia pari a 700 miliardi di euro di cui 125 miliardi a carico dell'Italia, dispone che, in un primo momento, gli stati finanziatori (ovvero i 17 aderenti alla moneta unica), dovranno versare solamente la quota in paid-in di 80 miliardi di euro, somma sufficiente a conferirgli lo status di Istituzione Internazionale della UE.
Nel caso dell'Italia, questa quota è stabilita in euro in circa 14 miliardi di euro, da versare in cinque tranche fino al 2014. Siccome, come noto, l'Italia non dispone di questi 14 miliardi di euro da versare entro i termini stabiliti e men che meno delle restanti risorse (111 miliardi) che, eventualmente, potrebbe essere chiamata a versare in caso di necessità, è evidente che debba ricorrere al mercato, indebitandosi.
Il debito che l'Italia contrae per poter finanziare il MES, stando alle regole istitutive del fondo, pur essendo debito che dovrà essere ripagato dal contribuente come nel precedente EFSF, NON RIENTRA NEL PERIMETRO DEL DEBITO PUBBLICO, proprio grazie allo status di cui gode il fondo e come avviene per le quote versate per il Fondo Monetario Internazionale.
Quindi, in buona sostanza, il governo Italiano, ad esempio, potrà contribuire indirettamente - ovvero per tramite il MES - ai salvataggi che il fondo dovesse compiere, anche delle banche spagnole, senza con ciò far aumentare il debito pubblico che a quel punto risulterebbe occultato ai contribuenti e all'opinione pubblica.
Una ghiotta occasione per i politici, che potranno spendere anche questa “immunità” sbandierando la creazione del Fondo Salva Stati (che in realtà salva ben poco), senza con ciò aver determinato un aumento del debito pubblico. Debito, che comunque ricadrà sempre sulle spalle dei contribuenti europei.

Fonte: vincitorievinti.com - tratto da ecplanet.com



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