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mercoledì 24 ottobre 2012
Ci sorprendiamo che l'articolo non menzioni Ilva, il più grande complesso siderurgico europeo, responsabile secondo i dati diffusi dal Ministro Balduzzi della maggioranza assoluta delle emissioni inquinanti rilasciate a Taranto, un territorio dove le fonti di inquinamento sono numerose: c'è una raffineria Eni, il cementificio "Cementir" della famiglia Caltagirone, l'arsenale della Marina Militare, inceneritori e altre industrie che rilasciano veleni nell'ambiente. Ilva secondo alcuni studi è la principale fonte di diossina dell'intera Europa. Nonostante l'indagine epidemiologica commissionata dalla magistratura, lo studio "Sentieri" dell'Istituto Superiore di Sanità e una miriade di studi di minor "blasone" dimostrino inequivocabilmente un preoccupante aumento di malattie e morte e la magistratura abbia posto sotto sequestro gli impianti di Ilva per "fermare il reato" di disastro ambientale (sequestro rimasto solo sulla carta, almeno per ora) il Ministro dell'Ambiente Clini ha autorizzato l'azienda a continuare la produzione e sta facendo pressione affinché Ilva possa continuare a produrre purché si impegni, o meglio "prometta" di intervenire sugli impianti per limitarne le emissioni. Impegni con il Ministero che l'azienda in passato non ha rispettato. Da notare come Ilva . 

In Italia come all'estero ci sono imprenditori autorizzati ad arricchirsi avvelenando i cittadini e l'ambiente, devastando l'ecosistema: oltre ad ammalarsi provocano danni ingentissimi a carico della collettività

F.T. - nocensura.com
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Sembra impossibile, ma attualmente i tre quarti dei danni sull’ambiente derivanti dall’inquinamento sono causati da poco più di 600 aziende sparse in tutta Europa. Lo rivela l’ultima indagine dell’Agenzia Ue per l’ambiente che ha stimato anche che la cifra a carico di ogni cittadino europeo è di 200-300 euro all’anno.  In pratica paghiamo tutti, e molto, l’incuria di pochi.  Tra i paesi protagonisti in negativo di questa triste statistica spiccano alcuni stabilimenti di Germania, Regno Unito, Polonia, Francia e Italia per un totale di 622 aziende. Di queste, 191 producono un danno all’ambiente, e quindi all’uomo, valutabile intorno ai 51 e gli 85 miliardi di euro (su un totale compreso tra i 102 e i 169 miliardi)

Cifre da capogiro, dunque, aggravate dal pesantissimo impatto che le sostanze prodotte da queste aziende hanno sull’ecosistema. Si tratta per lo più di industrie elettriche, raffinerie, industrie chimiche che scaricano ogni anno ossidi di azoto, anidridi solforose, metalli pesanti e polveri sottili  super inquinanti. Le centrali elettriche che utilizzano fonti fossili sono al primo posto nella lista dei grandi inquinatori e tra i 20 impianti a maggior impatto ambientale figura la centrale elettrica Federico II di Brindisi Sud.
Ma quali sono i danni prodotti dalla condotta irresponsabile di questi stabilimenti? Tra i tanti, l’aumento dell’ozono di bassa quota, l’acidificazione e l’eutrofizzazione degli ambienti, l’aumento degli elementi tossici negli ecosistemi terrestri e acquatici.
Per quanto tempo ancora milioni di cittadini europei saranno costretti a sopportare lo scotto economico e ambientale di queste inaccettabili condotte? La riconversione è ancora lontana per i 622 stabilimenti ‘incriminati’? Speriamo che l’Europa – quella politica, quella rimasta sempre incompiuta – riesca a invertire la tendenza.
fonte: http://www.tuttogreen.it/conto-da-oltre-100-miliardi-i-cittadini-europei-pagano-per-linquinamento-di-sole-600-aziende/


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