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sabato 1 settembre 2012

isole-tremiti interna


L'ok del ministero dell'Ambiente alla Petroceltic ha scatenato la rabbia della regione Puglia. L'assessore all'Ambiente Nicastro: "Abbiamo tutta l'intenzione di ricorrere contro i pareri appena rilasciati”

di Roberto Rotunno

Il Governo tecnico ha detto sì alle ricerche di petrolio nel mare delle Isole Tremiti. Ma la Puglia non ci sta e annuncia ogni tipo di opposizione ai provvedimenti autorizzativi rilasciati dai ministeri di Ambiente e Beni Culturali. A diffondere la notizia è stato direttamente l’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, tramite i canali di comunicazione istituzionale. In una nota apparsa giovedì sul portale ufficiale della Regione, ha fatto sapere di avere appena “appreso che alla vigilia di ferragosto il Ministero dell’Ambiente ha autorizzato le prospezioni richieste da Petroceltic nei pressi delle isole Tremiti”.
All’annuncio di Nicastro, hanno fatto seguito una serie di reazioni indignate da parte di politici di ogni schieramento e dalle associazioni ambientaliste che negli ultimi due anni hanno organizzato diverse manifestazioni di piazza, più che riuscite e partecipate, per chiedere – non solo il rigetto di tutte le istanze di permesso che giacciono negli uffici dei ministeri competenti – ma anche l’approvazione di una legge nazionale che vieti le trivellazioni petrolifere nei fondali marini.

“Abbiamo tutta l’intenzione – ha proseguito Nicastro – di ricorrere contro i pareri appena rilasciati”. Ci sono tutti i presupposti, insomma, per un nuovo scontro tra il Governo e la Regione Puglia, questa volta davanti ai giudici amministrativi. Con la decisione di rilasciare il parere di compatibilità ambientale, infatti, Corrado Clini e Lorenzo Ornaghi non hanno rispettato le obiezioni all’autorizzazione presentate sia dalla Regione Puglia che dalla Regione Molise. Né tantomeno le richieste dei 7 mila cittadini scesi in piazza a Monopoli il 23 gennaio 2010 e dei 15 mila che lo scorso 21 gennaio hanno concesso il bis nella stessa città della costa barese.
“Abbiamo soltanto applicato la legge – si è difeso dalle critiche Corrado Clini, in una intervista rilasciata ieri mattina al Corriere del Mezzogiorno – visto che la richiesta esclude le aree interdette dalla legge”. Il Ministro ha ripercorso tutte le tappe dell’iter autorizzativo, ricordando che si tratta di un parere di compatibilità “esclusivamente per quanto attiene alla ricerca sismica con tecnica air-gun, che non è un ok alla coltivazione di idrocarburi”.
Proprio questo sarebbe, a detta del ministro, il motivo per il quale i pareri negativi di Puglia e Molise non sono stati presi in considerazione: “le obiezioni non erano inerenti al merito – afferma – perché si contestava la coltivazione di idrocarburi mentre l’autorizzazione riguarda solo le ricerche preliminari”. Per Clini, infatti, una volta terminate le ricerche, si cercherà di valutare l’opportunità dello sfruttamento delle risorse nell’Adriatico, coinvolgendo tutte le regioni italiane e di concerto conla Croazia e la Slovenia.
In realtà, il timore espresso non solo da Nicastro è che l’autorizzazione agli irlandesi dellaPetroceltic (società che recentemente ha ottenuto via libera dal ministro Corrado Passera anche per la ricerca nelle coste abruzzesi) non è altro che un’apripista per ulteriori nuove autorizzazioni alle numerosi istanze pendenti e che interessano il territorio pugliese. Nel quale già da tempo sono attivi due permessi di ricerca insistenti nel tratto di mare che bagna la costa tra le province di Bari e Brindisi, affidati alla multinazionale britannica Northern Petroleum.
Nel frattempo, il Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili ha espresso grandissima delusione nei riguardi della decisione del Governo e ha anche criticato duramente i leader politici nazionali. “Chi ci sta abbandonando – si legge in un comunicato – nelle mani di un Governo con la faccia patrizia e il cuore di pietra sono le segreterie nazionali dei partiti. Da sette mesi attendiamo un intervento di Alfano, Bersani e Casini per far sì che questa battaglia non resti relegata entro i confini regionali”.
Secondo Legambiente, ad attrarre gli investitori stranieri nei mari italiani sono le basse percentuali delle royalties. “Si passa infatti dall’attuale 4% al 7% – si legge nel comunicato- , percentuali che fanno sorridere rispetto a quelle praticate nel resto del mondo dove oscillano tra il 20% e l’80%. Si tratta di condizioni molto vantaggiose che ovviamente richiamano nel nostro Paese molte compagnie straniere”.
In difesa dell’arcipelago delle Isole Tremiti, nel corso degli ultimi due anni, non si sono schierati soltanto politici e attivisti pugliesi. Anche il cantautore Lucio Dalla, che ha organizzato un concerto contro l’autorizzazione delle trivelle il 30 giugno 2011 e al quale hanno partecipato numerosi altri artisti, ha dedicato alla causa buona parte dei suoi ultimi mesi di vita.


fonte: Il Fatto Quotidiano


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