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domenica 2 settembre 2012
Sono 150 i ''tavoli di crisi'' aperti al Ministero, per un totale di 180.000 posti di lavoro a rischio. E consideriamo che riguardano le grandi imprese: le piccole aziende infatti chiudono nel più totale silenzio, e sono tantissime: ogni giorno chiudono i battenti 1.626 attività, un numero spaventoso, come lo sono quelli riguardanti la cassa integrazione, la mobilità, gli esodati, e non sono da meno quelli relativi agli sfratti, i pignormenti che abbiamo pubblicato nello stesso articolo ed infine i casi di "suicidio da insolvenza" che ormai avvengono in sordina: la stampa parla poco e malvolentieri persino dei casi più eclatanti. Una situazione che non sembra poter migliorare, nonostante FalliMonti - solo lui e qualche suo complice - dichiari di vedere la fine di una crisi che non potrà arrivare: i danni che il paese ha subito in questi anni, secondo Confindustria sono paragonabili a quelli di un conflitto, e su questo hanno tremendamente ragione. Merita di essere letto anche l'articolo pubblicato oggi sui numeri del governo FalliMonti.

Italiani, tenete duro... prima o poi le cose cambieranno, quel momento ancora non è vicinissimo ma in questo modo non potremo andare avanti a lungo, quindi le cose dovranno cambiare per forza.

Alessandro Raffa per nocensura.com

Crisi. Centinaia di vertenze  al ministero dello sviluppo. A rischio 180 mila lavoratori
ROMA - Circa 150 tavoli di crisi aziendale sono stati aperti al ministero dello Sviluppo economico. Ad essere a rischio sono circa 180mila lavoratori, 30mila invece gli esuberi: l’autunno –così come spiegano i sindacati che hanno rielaborato i dati del ministero- si prepara ad essere molto difficile sul fronte delle crisi aziendali.
Tra le principali vertenze sui cui si lavora per trovare una soluzione figurano Carbosulcis, Alcoa, Fincantieri, Lucchini, A.Merloni, Indesit, Fiat Termini Imerese e molte altre. E quindi scendono in campo i sindacati. Così come si legge sul sito della Cisl: “Alcoa, Carbosulcis, Eurallumina, Portovesme Srl, Keller, Eon, sono oggi i luoghi della sofferenza del lavoro, da tempo ormai familiari insieme a Ottana, Portotorres e alle meno note 1.770 crisi aziendali riguardanti tutti i settori produttivi della Sardegna. Una mappa della sofferenza del lavoro e dell'economia sarda che sollecita non solo la solidarietà ma anche e soprattutto la capacità attuativa dello Stato e della Regione, oltre che la responsabilità delle multinazionali che hanno operato e guadagnato nell'Isola”.

“Le crisi aziendali e le relative vertenze sindacali ancora aperte nei diversi settori produttivi dell'Isola –si legge ancora nella nota- rappresentano la punta dell'iceberg di una crisi che è stata per troppo tempo lasciata decantare sia dallo Stato che dalla Regione. Il rischio che è necessario prevenire è il diffondersi, a macchia d'olio, di preoccupanti tensioni sociali in tutti i territori della Sardegna”. Si chiede quindi di affrontare immediatamente e prontamente tutte le crisi industriali e produttive impostando allo stesso tempo una nuova strategia di politica produttiva e dello sviluppo.
Intanto, il ministro Passera lavora al dl crescita (lo ‘Sviluppo bis’) con misure riguardanti agenda digitale, start up, semplificazioni, attrazione degli investimenti diretti esteri e forse la carta d'identità elettronica. Il provvedimento sarà varato a metà settembre. [fonte]


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