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lunedì 17 settembre 2012


Ergastolo - che secondo la legge palestinese non può superare i 25 anni di prigione - più 10 anni di lavori forzati. Questa la pena decretata dai giudici della corte militare di Gaza ad un anno e cinque mesi dall'omicidio di Vittorio "Vik" Arrigoni, attivista e blogger italiano residente nella Striscia di Gaza dal 2008. 521 interminabili giorni durante i quali la famiglia, i compagni ed i lettori di Vik hanno atteso che fosse fatta giustizia. La sentenza arriva a conclusione di un processo che in tanti hanno giudicato "una farsa", a causa dei continui rinvii e delle infinite difficoltà del sistema giudiziario palestinese. Se si pensa che i colpevoli rischiavanola pena di morte, la condanna è una piccola vittoria. La madre del pacifista, Egidia Beretta, lo ha detto più volte:

"So che a Gaza vige la pena di morte. I presunti esecutori dell'omicidio di Vittorio, se ritenuti colpevoli, verranno quasi sicuramente uccisi. Io sono contro la pena di morte, e anche Vittorio lo era. Considerava la vita come il valore supremo. Per questo, chi dovrà giudicare i suoi assassini sappia che Vittorio non avrebbe mai voluto che fossero condannati a morte"
Mahmoud Salfiti e Tamer Hasasnah sono stati ritenuti colpevoli di rapimento e omicidio. Sarebbero stati loro a strangolare brutalmente Vittorio, quella notte del 15 aprile 2011, prima che gli uomini delle forze speciali di Hamas, le brigate Ezzedin Al-Qassam, facessero irruzione in un appartamento nella Striscia di Gaza. Quattro giorni dopo, il 19 aprile, la polizia palestinese identificava nel campo profughi di Nuseirat i "capi" della presunta cellula salafita colpevole del rapimento, Abdel Rahman Breizat e Bilal al Omari.Quest'ultimo, un giovane cittadino giordano, si fece esplodere prima di essere arrestato. 


Sono stati altresì condannati due fiancheggiatori della cellula, Khader Jram, che avrebbe indicato il bersaglio, l'occidentale da rapire (10 anni di carcere) eAmer Abu-Ghoula, affittuario dell'appartamento-prigione nel quale Vik era stato rinchiuso, condannato ad un anno di prigione. Sul ruolo di quest'ultimo, come sottolinea Nana News "sembrano esserci ancora molte ombre". 
Ombre che riguardano anche la sedicente cellula jihadista: il rapimento e l'assassinio a sangue freddo di Vittorio rappresentano un fatto inedito e clamoroso per tutta la Striscia. Il 6 gennaio scorso, in un articolo su Il ManifestoMichele Giorgio scriveva:
"Rimane in piedi peraltro l'ipotesi che il giordano (Abdel Rahman Breizat, il capo della cellula ucciso da Hamas Ndr) abbia eseguito le istruzioni di un regista esterno, deciso a far tacere una voce scomoda."
Fonti interne al gruppo salafita al-Tawhid wal-Jihad negarono di aver ordinato il rapimento: "È stata una iniziativa incomprensibile, compiuta da una cellula impazzita, fuori controllo, e che contrasta con l’insegnamento dell’Islam e i nostri interessi", dichiarò uno dei portavoce del gruppo. 
Restiamo umani

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