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sabato 8 settembre 2012
polizia antisommossa
Spesso il solo campo in cui un movimento civico non può vincere è quello militare: affrontare il potere su quell’arena è come fare a pugni con Mike Tyson. Fu l’errore del movimento contro l’apartheid in Sudafrica prima della svolta nonviolenta. Le campagne nonviolente hanno successo nel 53 per cento dei casi, quelle violente nella metà: 26. La posta in gioco nella Prima guerra mondiale era il territorio: vecchi imperi e Stati nascenti in cerca di spazio. Il risultato non fu che un’effimera ridistribuzione delle colonie. L’esito della Seconda, che opponeva le grandi ideologie, fu la Guerra fredda. La lotta di Gandhi, invece, fu l’inizio della fine del colonialismo. Il Black Power ha creato le premesse per un mondo governato anche da neri. Solidarnosc ha scatenato l’effetto domino che ha portato al crollo dell’Urss. Gli effetti delle strategie non violente sono più concreti sul lungo periodo: producono cambiamenti di civiltà.
Srdja PopovicIndipendenza dalla politica tradizionale: a Londra, a Madrid, come in Tunisia, o a Gerusalemme, in piazza ci sono per lo più giovani privati del futuro. Cambia poco se chi si batte per la sua dignità lo fa contro nemici molto visibili come i dittatori o più sfuggenti come le banche. È essenziale però che anche i movimenti dei paesi ricchi dicano che cosa vogliono: per ora sappiamo soltanto che cosa non vogliono. Intercettare bisogni sentiti e formulare una propria visione delfuturo è la via. Tutti i grandi movimenti all’inizio sono percepiti come qualcosa di minoritario, strano e radicale. È accaduto anche a Greenpeace, ma ora non c’è governo che non abbia una politicaambientale. L’obiettivo per movimenti come Occupy è diventare mainstream. Raggiunto un risultato, apparentemente minimo, ho i numeriper alzare il tiro e passare a strategie offensive di non-cooperazione.

In Serbia nel 2000 capimmo presto quello che volevamo. Nel ’92 occupammo il rettorato e proclamammo una libera repubblica, tenevamo seminari, concerti, e Milosevic era felice e soddisfatto. Noi cantavamo Lennon e lui governava. E armava i tank per far fuori i croati. Se ti limiti a occupare uno spazio e peggio, se ti rinchiudi in un’identità, i duecento “intelligenti” che hanno capito tutto e si oppongono agli alieni, hai perso. Emarginazione dei violenti: difendemmo la polizia dai tifosi, gli agenti videro tutt’altro da quello che raccontavano i comandanti e iniziarono a disubbidire. Se non riconosci l’uomo sotto la divisa e lo demonizzi, perdi.

(Srdja Popovic, estratti dall’intervista “L’uomo che insegna a fare le rivoluzioni” realizzata da Luca Rastello per “Repubblica” il 19 agosto 2012). fonte



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