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martedì 4 settembre 2012

E’ Mario Monti la nostra vera emergenza italiana. Serve una Grande Visione per rimettere in sesto il prodotto Italia.
Esistono i profeti, per chi percorre una via spirituale.
Esistono gli statisti, per chi segue una via politica e cerca punti di riferimento.
Esistono i leader, per chi è in cerca di una guida.
Esistono i Grandi Visionari: artisti, intellettuali, scienziati.
Preziosa categoria, essenziale, determinante. Non esistono (e non sono mai esistite) grandi civiltà sul pianeta che non abbiano prodotto, al proprio interno, i loro geni dotati di ampie visioni, a tracciare la strada. Ogni etnia ha i suoi, e molto spesso la visione è talmente ampia che travalica le frontiere e diventano visioni collettive, e il genio locale assurge a Mito, Icona, Totem. Senza questi Visionari non si va da nessuna parte.
E’ bene saperlo.
Esistono etnie scarse o avare o sfortunate, mettetela come vi pare. Non hanno mai prodotto un loro visionario decente. Nella maggior parte dei casi non sappiamo neppure quale fosse il nome di quell’etnia perché è scomparsa nel nulla, senza lasciare traccia. 2000 anni fa nel territorio attuale del Friuli esisteva una vasta popolazione che si chiamava “popolo dei Tencteri”, all’incirca 50 mila persone, tante per quell’epoca. Non accettarono l’imposizione della Lex romana. In un week end i romani li sterminarono, non sopravvisse nessuno. E come loro tanti altri popoli in tutto il pianeta. Non avevano Visionari.

La più indisciplinata etnia del pianeta, quantomeno dell’Europa, (cioè quella italiana), conflittuale, individualista, confusionaria, inefficiente, riottosa, faziosa, ecc., in teoria sarebbe dovuta scomparire da tempo, travolta dagli eventi, da etnie confinanti più solide, da antagonisti meglio organizzati. Invece ha retto benissimo all’impatto dei tempi. Tant’è vero che 2000 anni fa era il centro del mondo allora conosciuto; ma lo era anche 500 anni fa e 40 anni fa era punto di riferimento come società dinamica in evoluzione. L’Italia è attualmente la nazione più ricca d’Europa, la seconda potenzia industriale (ancora per poco) la prima industria manifatturiera (per altri due mesi) e –fatto ormai accertato- il principale dolore europeo, una spina sul fianco di chicchessia, un popolo composto da una manciata di milioni di facinorosi mitòmani i quali, però, guarda caso, sono in grado di allertare e minacciare la Russia, gli Usa, la Cina, la Germania. Quantomeno i loro interessi. Com’è come non è siamo il grattacapo principale del mondo occidentale.
Ma anche la loro delizia.
Come mai?
Per la quantità di Grandi Visionari.
Un nazista direbbe che è un fatto bio-genetico della “razza pura italiana”. Il fatto è che la razza italiana non esiste. Mi dispiace per i nazisti, è un loro delirio e dei cretini che ci credono. Ci hanno provato i leghisti a sostenere quest’ipotesi fallimentare, poveretti, ancora ci provano.
Secondo gli antropologi americani e svizzeri (che si sono occupati della questione) il fatto deriva da una commistione di eventi fortunati; l’Italia è davvero il Bel Paese, il che induce ad alimentare e aumentare molto velocemente l’ispirazione interiore per la straripante quantità di bellezze naturali e culturali, armoniche e sintoniche, da cui tutti gli italiani sono circondati fin dalla nascita. Inoltre, sostengono questi signori, è sempre stata amministrata da gente corrotta da almeno 1000 anni, e quindi, automaticamente, induce -chi pensa- ad astrarsi, a chiamarsi fuori, a elaborare una propria visione del mondo e delle idee “fuori” dal sistema vigente, dando per scontato che il sistema non farà funzionare nulla, non seguirà nulla, il che spinge verso l’indipendenza autonoma di pensiero.. In 99 casi su cento si diventa matti, si va fuori di testa, si vaneggia, si attuano comportamenti deprecabili. Ma nel centesimo caso si è in grado di vedere talmente al di là, e talmente in profondità, che l’intera umanità finisce per guadagnarci e si evolve grazie a noi. Siamo, quindi, utili. E’ talmente riconosciuto da tutte le scuole antropologiche che nelle università statunitensi hanno coniato il termine IG factor “la variabile del Genio Italiano”.
Se ancora non ci hanno sterminati è perché tutti sanno che siamo in grado di far di tutto, nel bene e nel male, in quanto etnia estrema. C’è un unico modo per distruggere l’Italia, anzi, gli italiani.
Non è con le bombe o i bombardamenti. Se quattro sopravvivono, si rimboccheranno le maniche e poco a poco ricostruiranno: Esistono precedenti (e tanti) negli ultimi 1000 anni.
Con i dittatori se la bevono soltanto all’inizio e per un po’, poi si stufano. Un popolo cinico non crederà mai a un dittatore più di tanto. Non funziona neanche questo.
Forse bisogna vivere all’estero per comprendere, a distanza, la nostra grandezza.
Secondo gli antropologi statunitensi, un elemento fondamentale del genio italiano consiste nella “capacità alare del pensiero collettivo che consente la produzione duttile di idee”.
La duttilità e la flessibilità –in termini bio-darwiniani equivale a “capacità di adattamento”- è, a detta di tutti gli scienziati sociali, l’arma in più dell’etnia italiana.
Un esempio valido per tutti, che scoprii per caso quando uscì un film famoso di Hollywood dove, l’evento, è stato censurato e poi manipolato a fini nazionalistici. Ricorderete il film (forse soltanto alcuni lo hanno visto) si chiamava “Apollo 13”, era del 1995, con Tom Hanks, sulla missione Apollo con un’avaria a bordo, da cui il celebre logo-mantra-brand “Houston, we’ve got a problem” assurto, nel linguaggio quotidiano statunitense, a termine consueto colloquiale. Mi informai. Venni a sapere che nel centro Nasa spaziale americano dove lavorano migliaia e migliaia di scienziati provenienti da tutto il mondo, uno specifico e piccolissimo segmento “operazioni di assoluta inattesa emergenza in volo” era affidato (dalla missione Apollo in poi) a due ingegneri astrofisici italiani, considerati i migliori al mondo nel trattare, affrontare e risolvere i problemi dell’emergenza tecnica. Proprio grazie all’avventura dell’Apollo, risolta in un modo folle. Gli americani sono disciplinati, rigorosi, seguono il “by the book” (il libretto delle istruzioni) applicano regole, codici, software. I tecnici, per loro, sono persone altamente competenti e qualificate in grado di applicare “il manuale” alla perfezione, come si dice in gergo italiano, per l’appunto da manuale. Quando arrivò la comunicazione dallo spazio, a Houston si riunirono tutti i cervelloni consultando tutti i loro libretti. Sgomento e tragedia: non c’era scritta la soluzione. Coinvolsero tutto il personale qualificato immediatamente. I due italiani presenti (in linea gerarchica contavano poco) esperti in “diodi e conduttori di elettricità” chiesero di poter parlare con la navicella. Perché no, dato che non c’era scampo? Uno dei due aveva notato che il secondo astronauta masticava compulsivamente chewing gum. Informò il capo missione che lo guardò esterrefatto spiegando che se quell’astronauta si era portato, di nascosto, la gomma da masticare, allora era fatta. L’astronauta confermò. I due tecnici italiani, parlando con loro per radio, gli spiegarono di cavarsi di bocca la gomma, come e dove andarla ad appiccicare tra due cavetti perché la gomma arabica in assenza di gravità diventa un ottimo saldatore e conduttore di energia elettrica. Lo fecero. Funzionò. La notte, intervistato, questo tecnico italiano spiegò che lo faceva sempre da piccolo quando giocava con il suo trenino Rivarossi e certe volte la locomotiva si inceppava perché c’era un filo pelato; aveva scoperto che con la bubble gum funzionava. Gli scienziati americani ammisero che non sarebbe venuto in mente a nessuno di loro neppure in cento anni. Molti pensarono che fosse una favoletta, altri ci cedettero. Tant’è che da allora, il rispetto per la “duttilità” italiana è centuplicato. Certo, bisognava sapere con esattezza millimetrica dove andare ad appiccicare la gomma (erano esperti settoriali) ma bisognava, soprattutto, essere in grado di dimenticare il libretto d’istruzioni che, i due, confessarono più tardi di non aver mai neppure letto. Ma erano abituati, tra di loro, ad esercitarsi per trovare idee strampalate e ingegnose per risolvere problemi di emergenza in volo. Era il loro gioco preferito.
Siamo esperti riconosciuti in emergenza.
Risolvere le emergenze ed essere in grado di inventarsi soluzioni, fa parte della nostra tradizione culturale.
Ricordo qualche anno fa, credo che fosse il 2007 o giù di lì, quando vivevo ancora in California. Andai all’edicola a comprare il quotidiano “Los Angeles Times”, circa un milione e mezzo di copie al giorno. A caratteri cubitali (in prima pagina, fatto inusuale) c’era scritto “Galileo Galilei was right!”. All’interno una decina di pagine dedicate all’evento in seguito alla notizia che da Pasadena, dal Jet Propulsion Laboratory, era arrivata ufficialmente: la sonda Voyager, dopo anni di volo, era finalmente arrivata ed entrata dentro l’atmosfera del pianeta Giove e l’immissione in orbita funzionava. Aveva cominciato a trasmettere dati. Di Giove si sapeva che aveva le quattro lune (o pianetini), tutti i potenti telescopi elettronici lo confermavano, chiamati da Galileo –che li aveva scoperti- “pianeti medicei” in onore dei Medici che finanziavano le sue ricerche. Ma c’era anche un unico, piccolo piccolo, ma pur sempre un’ombra, “errore” attribuito a Galileo, che tra gli scienziati statunitensi gode di assoluta devozione e reverenza. Galileo aveva stabilito che c’erano quattro pianetini-lune e poi altri 14 astri. Il bello è che lo aveva stabilito osservando il tutto con un telescopio da lui inventato piuttosto rozzo. Il grande genio pisano, scocciato dagli scettici (la serie di allora dei dammi il link) si era sentito costretto a inventare il telescopio per provare ciò che lui vedeva e sapeva, grazie ai suoi calcoli. Per lui, avere o non avere il telescopio era uguale. L’intera costruzione del suo sistema di pensiero si basava su un concetto che lui definì “la matematizzazione dell’universo”. Si poteva “vedere” e capire l’intera struttura dell’universo dalla sua nascita e quindi “captare” la strada del futuro per tutti gli esseri umani, standosene nella propria stanzetta a fare i conti. Certo, il genio (e l’abilità tecnica) consisteva nel sapere che conti fare e come farli. Lui lo spiegò. Gli scienziati moderni, invece, sostenevano che erano soltanto 13 gli astri. La sonda Voyager mostrò con immagini fotografiche l’intera mappatura stellare del pianeta Giove, impossibile da vedere anche con i più sofisticati telescopi; corrispondeva pienamente ai calcoli astrofisici di Galileo. Quando uscì la notizia c’era un braccio di ferro tra la California e il governo Bush per i tagli alla ricerca scientifica e questo evento della Voyager venne usato per portare avanti la battaglia per avere finanziamenti. Galileo Galilei, in quegli anni in Usa, divenne l’emblema e il simbolo della lotta dalla parte della cultura e della ricerca scientifica. Uno dei tanti articoli titolava “Se noi non siamo in grado di fare come i Medici nel XVII secolo, non produrremo mai più un altro Galileo. E un altro Galileo è ciò di cui oggi gli Usa hanno bisogno, molto di più della guerra in Iraq”. C’era di che essere orgogliosi, in quanto italiani.
Galileo Galilei era italiano.
E dopo di lui, nei secoli, tanti e tanti ancora. In tutti i campi.
E’ così che si stende l’etnia italiana: distruggendo l’humus che produce genialità creativa.
La si distrugge impedendo il dispiego dinamico che dà sfogo alla nostra proverbiale duttilità e flessibilità: la capacità di sapersi inventare il mercato.
Se volete impossessarvi dell’Italia e distruggere gli italiani, come etnia, non ci riuscirete con le bombe. Alla fine degli anni’70 la furia distruttiva dell’autonomia operaia legata alle brigate rosse, nella città di Roma, venne sconfitta e battuta dal genio politico creativo di Renato Nicolini che “inventò” la cosiddetta “Estate Romana”: restituì la città ai cittadini. La gente, invece di andare a sfasciare le vetrine optò per andare insieme a vedere un film alla Basilica di Massenzio e assaporare –alcuni per la prima volta nella loro vita- le bellezze dell’arte architettonica italiana. Ritornarono a socializzarsi, venne voglia di acculturarsi di nuovo, si inventarono nuovi mercati, si creò nuova ricchezza collettiva.
Riuscirete ad avere il paese in pugno se lo ingessate, se lo bloccate, se gli mettete un ostacolo dietro l’altro. E’ ciò che hanno fatto i partiti, in modo tale da presentarsi poi come unica medicina necessaria e sufficiente per poter aggirare o saltare l’ostacolo.
“Grazie a noi trovate lavoro; se non vi rivolgete a noi non vi assumono; se non vi fate segnalare, presentare, raccomandare da noi, nessuno baderà mai alle vostre idee, perché le vostre idee non valgono nulla, valiamo noi che siamo il tramite tra le vostre sciocche ambizioni e la possibilità di poterle realizzare. Noi siamo i custodi dei vostri sogni”. E così facendo, la gente, poco a poco, ha smesso di sognare.
E il popolo italiano quando sale, la notte, sulla torre di Pisa, non si mette a guardare le stelle sperando di vedere ciò che altri non avevano mai visto prima, ma spera soltanto che appaia il faccione bonario di Bersani o Alfano o Casini che mi daranno un posto fisso garantito dove poter marcire per il resto dell’esistenza.
Imbrigliate gli italiani e bloccate la loro creatività, la loro continua ansia di ricerca e di inventiva elegante, e avrete la nazione in pugno.
E’ ciò che hanno fatto ed è ciò che sta facendo Mario Monti, l’anti-italiano per eccellenza.
Auto-eletto a statista, sta imponendo un linguaggio finanziario extra-italiano per invadere anche subliminarmente la coscienza e l’inconscio collettivo della nazione. “Spending Review” è un termine orrendo, denso di minacce, di incognite, che per qualsivoglia italiano non suscita alcuna eco inconscia, quindi non incita a pensare. “Bilancio di spesa”, o “Revisione di Spesa” o “Controllo della Spesa” invece, è un termine più pericoloso, perché fa scattare automaticamente domande sensate, naturali, banali, reali, del tipo: “qual è il rapporto tra costo e beneficio?”. In Germania e in Francia usano termini nella loro lingua, altrimenti il popolo li sbranerebbe.
Perchè devo usare il termine “governance” invece di “gestione”?
Perché l’uso della parola inglese incute timore, reverenza, e non fa scattare nessuna sinapsi nel cervello; il nostro inconscio creativo e operativo si smuove in italiano. Mentre invece se si usa il termine “gestione” c’è molta gente che pensa subito in termini operativi e può capire che coloro “che ci gestiscono” non stanno facendo il bene del paese, stanno portando l’Italia indietro, non procurano alcun profitto all’azienda Italia, perché “non sono capaci di gestire”. Davanti a “governance” -.che è un termine finanziario- si traballa, scattano i sensi di di colpa e i complessi di inferiorità del provincialismo italiano e vi fa sentire piccoli piccoli. E’ ciò che vogliono. Che vi sentiate tutti piccoli piccoli.
Il ministro Passera ha lanciato (lui l’ha definita “la svolta rivoluzionaria che determinerà la crescita e l’occupazione dei giovani”) la sua idea innovativa di “un allargamento di start up tale da consentire il raggiungimento di target pre-definiti”.
Che cosa vuole dire?
Questo è un linguaggio da colonizzatori. Abbiamo gli stranieri invasori in casa.
Per quale motivo un giovane venticinquenne italiano, ad Asti o Benevento, che vuole dar vita a una impresa nata da una sua buona idea originale deve sapere che cosa vuol dire “start up”? Oppure “target”? La risposta è molto semplice: lo dice il software della pubblicità. Così si spingono gli italiani verso una realtà virtuale e li si allontana da quella reale. Si introduce il concetto che “la lingua italiana non fa mercato” o meglio “La Cultura non produce marketing”. E’ quello che vogliono, è quello che stanno facendo.
Stanno cercando di far abituare gli italiani a incorporare l’idea che se non si usano termini finanziari e pubblicitari coniati e diffusi dalle oligarchie finanziarie anglo-americane, non si può lavorare né vivere.
Hanno introdotto neologismi robotici pericolosi come “stato dell’arte” traducendo malamente e sguaiatamente l’originale americano (in inglese vuol dire “massima evoluzione tecnologica in quello specifico settore di mercato” e basta, cioè tutta un’altra cosa) sostituendolo a “stato attuale della situazione” per introdurre l’equivalenza inconscia che fa scattare delle sinapsi nel cervello per cui si identifica, in italiano “lo status quo” e “lo stallo” alla “realtà tangibile” facendo credere che si tratta di “creatività artistica”. E la truppa mediatica ha abboccato. Non è vero niente. Non è così. Usano questi termini per imbrigliare il cervello a tanta brava gente che loro disprezzano. Ma se usate invece il termine “stato attuale della situazione” allora il vostro cervello, anche se dotato di pochi strumenti culturali, penserà e vi farà capire che “in Italia non sta accadendo nulla, non sta succedendo nulla”. Anche un deficiente tocca con mano che è tutto fermo: non c’è lavoro, non girano soldi, non c’è mercato, non ci sono finanziamenti, se non per coloro che disciplinatamente accettano la malleveria dei partiti; avete anche la scelta: a destra il PDL, a sinistra il PD e al centro l’Udc.
Così si sfianca un’etnia e si assoggetta una nazione.
Funziona meglio delle bombe.
Si chiama “programmazione neuro-linguistica”, è la base della dominanza.
E’ la struttura portante di ogni dittatura.
Mario Monti è l’unico premier europeo che alle conferenze stampa e nei convegni internazionali parla una lingua che non corrisponde a quella della nazione che rappresenta. Lui lo può fare perché non è stato eletto. Infatti non è italiano. Lui rappresenta gli interessi della finanza oligarchica anglo-araba-statunitense e deve sempre ricordare a tutti che rimane fedele a loro che vengono prima dell’identità della nazione e della nostra etnia. Se Angela Merkel andasse in Inghilterra e accanto a Cameron, davanti ai giornalisti, parlasse inglese, verrebbe sfiduciata immediatamente dal parlamento; a Hollande penso che gli sparerebbero (i suoi).
Il messaggio che Mario Monti veicola è quello di considerare priva di valore la lingua italiana, una lingua che lui ha stabilito “non essere una lingua colta” perché lui non è il frutto di una cultura nazionale, è un impiegato di multinazionali estere. In vacanze non va a Portofino, a Ravello, a Venezia, nel Mugello, a Macugnaga, a Taormina, a San Benedetto del Tronto, a Positano o in altri 10.000 posti meravigliosi che esistono in Italia. Lui no. Va a Saint Moritz in uno specifico quartiere selezionato dove vanno soltanto banchieri e finanzieri internazionali. Sono le uniche persone che frequenta.
E per il potere, il “simbolico” è sempre fondamentale. E’ il loro nutrimento basico.
Il segnale che vuol dare è chiaro: “non sono un italiano, quando voglio rilassarmi con gli amici, sto con la finanza, le banche e l’oligarchia che conta, ma fuori dall’Italia”.
Ascoltatelo con attenzione e vi accorgerete che parla come un software; è incapace di selezionare sintagmi e strutture grammaticali in lingua italiana senza introdurre locuzioni anglofone e terminologie avulse dal lessico nazionale.
Non parla mai di noi. Non parla mai a noi.
Si parlano soltanto tra di loro.
Chi conosce questo blog sa quanto sia sempre stato (e sia tuttora) iper-critico nei confronti della nostra etnia italiana. Riconfermo il tutto, ma ci aggiungo anche la grande memoria storica dell’ingegno, creatività e talento imprenditoriale, scientifico e artistico che ci ha sempre contraddistinti, con immensa invidia da parte di tutti. Quello è il nostro tesoro.
Perdurando questo stato di cose, l’Italia finirà fuori da tutto.
Perché avrà perso gli italiani.
Perché agli italiani hanno sottratto il Senso della propria identità.
E’ quella che bisogna recuperare per ritrovare la vitalità, l’inventiva, la curiosità, la voglia di fare: basta sottrarsi alle suggestioni malevole e interessate di chi vuole seguitare a ingessare una nazione.
E’ necessario ricostruire una classe intellettuale pensante in grado di fornire ai giovani strumenti operativi utili. Dobbiamo cominciare a muoverci, in fretta. Innescare dinamiche di cambiamento comportamentale. Scuotersi dal torpore. Iniziare da settembre a vedersi, spostarsi, andare, venire, contattare, confrontarsi, dibattere, scambiarsi idee, formule, dovunque e comunque, senza più farsi terrorizzare dalle cifre, gli spread e aliquote che saranno sempre fuorvianti. Perché false. Non rappresentano le persone.
Dobbiamo recuperare il gusto della narrativa esperienziale individuale e poi farla collettiva.
E così cambieremo la sceneggiatura del film della nostra vita italiana.
Per ritrovare il gusto e la voglia di salire sulla torre di Pisa a guardare il firmamento con o senza cannocchiale; osservare le stelle per capire dove stanno e come si muovono e che cosa hanno da insegnarci.
L’alternativa non è il baratro del default. Nell’inevitabile confusione, nel caso si dovesse verificare, il genio italiano riuscirebbe a prevalere, a manifestarsi, a Essere. Molto meglio dell’immobilità attuale, della paralisi stagnante, dell’ingessatura deprimente.
Paralizzati dallo sgomento, da italiani si diventa italioti.
E’ ciò che vogliono: che gli italiani salgano sulla torre di Pisa e osservino le stelle pregando loro che convincano la cugina di mamma a telefonare alla moglie di quel deputato che conosce per riuscire ad ottenere quello straccio di posto che vi pure schifo.
Vi vogliono convincere a tutti che è l’unica alternativa esistenziale praticabile.
Non è vero.
In ogni italiano aleggia la sapienza di Galileo, la musicalità di Rossini, la conoscenza psicologica umana di Pirandello, l’ardore imprenditoriale di Olivetti, i sublimi squarci sulla tela di Fontana. Ci sono. Sono reali. Esistono. Non vogliono che si manifestino.
Dobbiamo andarceli a cercare, fintantoché non li avremo trovati.
Cominciando, innanzitutto, da noi stesi.
Se non altro per una questione di orgoglio nazionale.
E’ un’ottima medicina per guarire l’identità.
Molto meglio del piagnisteo di regime e le loro orrende minacce sulla non esistenza del futuro. Non date retta al premier. Non è una profezia, la sua.
E’ soltanto la bieca minaccia di uno squallido ragioniere privo di argomentazioni solide, il quale vive nel quotidiano terrore di non riuscire a farla franca ed essere smascherato.
E l’unico maniera per sottrarsi al potere delle minacce consiste nel non farsi spaventare.
Il governo vi minaccia, tutto qui.
Basta fare bleah, e la paura passa.
Il futuro esiste se noi vogliamo che esista. E’ il potere dell’auto-profezia.
Mario Monti, invece, vi vuole depressi e avviliti e pieni di paura.
Non dategli retta.
Non fatevi spaventare, e poi, rimettetevi con calma e devozione a fare il disegno che stavate facendo prima che questa massa di tecnici interrompesse il vostro viaggio. E quando dico tecnici, voglio dire anche e soprattutto Berlusconi, lui è sempre stato solo e soltanto un “abile tecnico pubblicitario” e niente di più. Mario Monti è un suo prodotto.
Il “prodotto Italia” è ben altra cosa e non può essere lasciato nelle mani dei tecnici.
Perché siamo in emergenza e dobbiamo organizzarci per conto nostro.
Ci vogliono i Grandi Visionari.
Galileo Galilei docet.
Buon week end a tutti.


fonte



1 commenti:

Anonimo ha detto...

Io non capisco una cosa: perche' una persona come benito Mussolini,che e' stata considerata all'unanimita' un dittatore e ha preso il potere con la forza e' un fascista, mentre una persona come mario monti, messa li' con un colpo di stato dal presidente napolitano,su ricatto delle banche non e' un dittatore pure lui? oppure visto che non si atteggia ai modi del Duce e si veste in giacca e cravatta invece che con la camicia nera dobbiamo considerarlo democraticamente eletto? a mio parere e' un dittatore e le dittature iniziano durante i periodi di "emergenza" che poi l'emergenza l'han creata loro con notizie false e tendenziose visto che le agenzie di rating sono tutte d'accordo con i grandi blocchi finanziari. Io dico che forse quando voteremo in italia e' meglio che non ci vada nessuno!

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