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mercoledì 19 settembre 2012

Terremoto nell'Arma a Lucera dove quattro carabinieri sono finiti in carcere nel corso di un blitz che ha portato all'arresto di 16 persone. I militari depistavano e rallentavano le indagini dei propri colleghi per favorire attività malavitose o mettevano a segno loro stessi vere e proprie estorsioni. È accaduto nella cittadina del Foggiano sconvolta dal blitz messo a segno all'alba dagli agenti del commissariato locale: i quattro, che erano stati da poco trasferiti in servizio a Foggia e che adesso si trovano nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere.

Si tratta di Luigi Glori, Michele Falco, Giuseppe Sillitti e Giovanni Aidone. Tra gli altri coinvolti diversi nomi di spicco della criminalità lucerina, come Vincenzo, Davide, Antonio e Jonathan Ricci, Quirino Barbetti, Mario, Vincenzo e Antonio Cenicola. Alla base di tutto c'è la lotta fra clan per la supremazia nel mercato della droga e nelle attività estorsive. Gli arrestati sono accusati, infatti, di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di concorso in omicidio premeditato, estorsione mediante intimidazioni con colpi d'arma da fuoco, incendio, danneggiamento aggravato anche a seguito di incendio, minacce e favoreggiamento reale.

I procuratori di Lucera, Domenico Seccia e Alessio Marangelli, hanno coordinato le indagini partite esattamente un anno fa, all'indomani dell'omicidio di Fabrizio Pignatelli, il 26enne lucerino ucciso nel circolo ricreativo Atlantic City ad agosto dello scorso anno. La procura stava indagando sull'estorsione e il danneggiamento del locale "Il Carretto" e del bar caffetteria "N8 Nocelll" e ha verificato che i coinvolti nell'omicidio erano implicati anche in questo e altri reati del genere.

Dei militari coinvolti, tre sono accusati di associazione a delinquere perché ritenuti affiliati del clan Ricci, mentre il quarto dovrà rispondere del reato di estorsione nei confronti di uno dei proprietari di un locale di Lucera, intimidito più volte dal clan, che imponeva l'acquisto di pesce e verdura minacciando ritorsioni. Estorsioni che hanno costretto uno dei commercianti ad abbandonare Lucera e ad andare a lavorare nel nord Italia come cameriere in uno stabilimento balneare. Ma le imposizioni tendevano anche a impoverire i titolari dei locali per assumerne la gestione o il controllo.

In pratica i carabinieri, che svolgevano attività di polizia giudiziaria, depistavano le indagini e volutamente cercavano di farle arenare per favorire l'attività del clan. Il blitz di oggi, denominato "Reset" è volto proprio a 'cancellare' la criminalità organizzata lucerina e molti coinvolti erano già detenuti. Altri, invece, erano sconosciuti alle forze dell'ordine. Reset è la conseguenza dell'operazione coordinata dalla procura di Lucera a settembre dell'anno scorso e denominata "Atlantic City", un blitz che vide l'arresto di 11 persone, che furono accusate di associazione a delinquere finalizzata a reati contro il patrimonio e la pubblica incolumità, detenzione e porto di armi, tentativo di omicidio. Anche in quella occasione le indagini riguardavano la lotta tra due clan del centro federiciano, i Cenicola e i Ricci.


fonte: La Repubblica - tratto da osservatoriorepressione.org



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