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lunedì 10 settembre 2012
Mario Monti
È un lunedì dal punto di vista delle cifre economiche che sicuramente non è iniziato sotto buoni auspici. I freddi numeri diramati periodicamente dall’Istat non lasciano tranquilli. Crolla la spesa delle famiglie nelsecondo trimestre del 2012 con un netto calo del 3,5%. Questo calo così drastico rientra nella diminuzione del 10,1% degli acquisti di beni durevoli, del 3,5% dei beni non durevoli e dell’1,1% degli acquisti di servizi. Dati allarmanti anche sul Pil (prodotto interno lordo) sceso quasi di un punto percentuale rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto al secondo trimestre di un anno fa. Vi è poi il crollo dei consumi familiari con un calo di quasi due punti percentuali per settori di attività come l’agricoltura, -1,6% per l’industria e -0,5% per i servizi.

TALIA DIETRO USA, GIAPPONE ED EUROZONA - Con questo valore, stima l’Istat, l’Italia si colloca dietro a tutte le grandi economie del pianeta: il Pil degli Stati Uniti nel secondo trimestre, in termini congiunturali, è aumentato dello 0,4%; in Germania dello 0,3%; è rimasto stazionario in Francia. In Gran Bretagna, invece, è diminuito dello 0,5%. In termini tendenziali, invece, si sono registrati incrementi del 3,6% in Giappone, del 2,3% negli Stati Uniti, dell’1,0% in Germania e dello 0,3% in Francia (nel Regno Unito il Pil è invece diminuito dello 0,5%). Complessivamente l’area Euro ha registrato un calo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% in confronto allo stesso trimestre del 2011.
Secondo il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, i dati riflettono le incertezze legate all’unione monetaria e al futuro dell’euro. Ciononostante potrebbero migliorare: «nel secondo trimestre la situazione è stata brutta, ma la possibilità di invertire questa tendenza è ancora alla nostra portata».
Monti: “Non ho visto i dati e non li commento”
“Non li ho visti e non sono in grado di commentarli”. Così, a Sarajevo, il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha risposto ad una domanda dei giornalisti sui nuovi dati sul Pil che mostrano un ulteriore arretramento, che determinano la peggiore situazione dalla fine del 2009.


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