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venerdì 7 settembre 2012
Tre delegati del sindacato Usb hanno denunciato il capo del personale per aver ottenuto un prestito fuori quota. Per l'Istituto è finito il rapporto fiduciario.

di Cinzia Gubbini

E pensare che non erano neanche andati a cercare la ribalta dei media. Che su una storia così "succulenta" non si sarebbero fatta attendere. Invece la "delicatezza" dell'Unione dei sindacati di base non è stata apprezzata dall'Istituto nazionale di previdenza (Inps) e ora tre delegati - Luigi Romagnoli, Vincenzo Campolo e Libero Ponticelli - rischiano addirittura il licenziamento in tronco. Tutto per aver denunciato all'amministrazione quello che ha l'aspetto di essere un abuso.

Il 12 giugno i tre sindacalisti inviano una lettera ai vertici dell'amministrazione dell'Inps e agli organi di controllo, in cui denunciano di aver raccolto voci secondo cui il capo del personale, Ciro Toma, aveva ottenuto un prestito dall'Istituto pari a circa 155 mila euro, "fuori quota" rispetto a quanto previsto per i dirigenti che possono ottenere prestiti non superiori ai 91 mila euro. Ora, non era soltanto il "fuori quota" a stridere nella vicenda. C'era, per così dire, anche un "conflitto di interessi": infatti chi firma le determine per i prestiti è proprio Ciro Toma. Quindi quel prestito portava la sua firma. Ma non solo: era stato concesso, denunciava l'Usb, fuori dalla contingenza trimestrale prevista, adducendo motivazioni di grave urgenza. Insomma, una storia scabrosa. Qualcuno ha controllato? Chiedevano i sindacalisti nella loro lettera. Nessuna risposta. 

Quella dei prestiti è un'agevolazione prevista dall'Istituto di previdenza per tutto il personale. I prestiti sono concessi a un tasso di interesse del 2%, quindi ultracompetitivi anche in questo periodo di altissimi spread. Per i dipendenti sono in media di 35 mila euro, e i motivi di "grave urgenza" vengono valutati con molta attenzione. Ovvio che il sindacato volesse fare luce sul mega prestito auto-autorizzato da Toma.

Tanto più che Ciro Toma, visto il ruolo che ricopre, "naturalmente" non è il personaggio più amato dal sindacato. Anzi, la contrapposizone tra Usb e Toma è incandescente. Il sindacato lo accusa, per esempio, di aver sollecitato i dirigenti delle varie aree a inviare lettere di richiamo a quei lavoratori che - qualche tempo fa - avevano inviato mail di solidarietà all'Usb, quando occupò la stanza del direttore generale nell'ambito della vertenza sul cosiddetto "mansionismo", cioè il fatto che i dipendenti dei più bassi livelli vengono mandati a svolgere funzioni di livelli più alti. Si tratta di una vertenza piuttosto "pesante" all'interno dell'Inps, e quelle lettere di richiamo sono state prese come un vero e proprio insulto dai sindacalisti. Toma, poi, è lo stesso che da qualche tempo ha cominciato a negare le sale della direzione generale alle riunioni nazionali dell'Usb adducendo "motivi di sicurezza". Insomma, tra i due "contendenti" non corre buon sangue.

Ma se questo è il contesto, nulla toglie al fatto: Toma ha firmato per sé una determina superiore di 60 mila euro rispeto al regolamento, e oltretutto fuori dalla normale contingenza. E' vero o no?

A luglio l'Usb esce con un comunicato sindacale abbastanza "forte" nei toni: "Sei un bulletto da quattro soldi, capace di fare il gradasso soltanto perché lavori in una pubblica amministrazione che commette angherie e soprusi verso i livelli bassi e protegge in modo omertoso i livelli apicali della burocrazia. In una pubblica amministrazione trasparente e realmente efficiente ti avrebbero preso a calci in culo e buttato fuori, dopo che è emerso che hai firmato una determina per liquidarti un prestito di 150 mila euro, modificando appositamente il Regolamento interno. Dovresti vergognarti e sparire. Invece dobbiamo ancora sopportare la tua supponenza mentre ci parli di meritocrazia e di legittimità".

Di certo, l'Usb non lo manda a dire. Come si vede, i toni sono durissimi. Tanto quanto le vertenze dentro l'Istituto, su cui il sindacato di base ha cominciato a tirare fuori storie molto interessanti ormai da più di un anno, a partire dalla vicenda del presidente Antonio Mastrapasqua, detto l'uomo dalle 25 poltrone, e diventato l'emblema del cumulo degli incarichi nelle pubbliche amministrazioni. Dopo il comunicato "di fuoco" arriva una lettera del direttore generale Nori, in cui invita il sindacato a usare toni meno aggressivi. Il sindacato, nella sua rappresentanza nazionale, risponde dicendo che chi difende l'istituzione è proprio il sindacato che non la vuole "svendere" - insomma, normale "botta e risposta".

Ma ecco che l'Inps non lascia perdere e alza la posta: contro i tre sindacalisti arriva un procedimento disciplinare con proposta di licenziamento senza preavviso. Per la prima volta - notano al sindacato - controfirmato proprio da Ciro Toma, che così pare voler sottolineare il suo diretto interessamento al caso.

"In realtà non ci vogliono licenziare per i toni del comunicato, che sono inseriti in una battaglia sindacale molto dura che si sta svolgendo all'interno dell'Istituto. Ci vogliono licenziare perché la nostra è una battaglia politica per non svendere l'Inps, cosa che invece sta accadendo", dice uno dei "passibili di licenziamento", Luigi Romagnoli.

Il provvedimento viene discusso il 12 settembre. Per quel giorno l'Usb nazionale ha indetto una manifestazione davanti alla sede nazionale dell'Inps. Allegati presenti in questa mail:




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