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venerdì 7 settembre 2012
di Angelo Greco

Maggiore tutela, da oggi in poi, per il consumatore che acquista beni da siti di vendite online o di aste: il Tribunale di Trento, in una recente e importante sentenza [1], ha stabilito che colui che acquista, su portali internet, beni che poi non gli vengono consegnati ha a disposizione non solo la normale tutela civilistica per inadempimento contrattuale, ma può anche agire in via penale, configurandosi il reato di truffa [2].

In particolare – ha precisato il giudice – la messa in vendita di un bene per via telematica attraverso un sito di e-commerce noto e serio, costituisce un mezzo per indurre in errore i potenziali acquirenti sulle effettive intenzioni truffaldine di chi offre in vendita beni senza alcuna intenzione di consegnarli.

Gli artifici raggiri – necessari perché si configuri appunto la truffa – consistono nel fatto che il malintenzionato venditore sfrutta questa particolare modalità di vendita caratterizzata dal fatto che:
- le parti non hanno tra loro contatti diretti e, pertanto, non sono conoscibili le rispettive esatte generalità
- il compratore deve pagare anticipatamente il bene che si è aggiudicato all’asta e
sperare poi che il venditore glielo faccia pervenire. 

Tale meccanismo di vendita pone l’acquirente in una particolare situazione di debolezza e dirischio. Di ciò approfittano truffatori, seriali o meno, che realizzano cospicui guadagni vendendo beni che in realtà non hanno alcuna intenzione di consegnare sin dall’inizio e dei quali non hanno il più delle volte neppure l’effettiva disponibilità.

A questo punto, tenuto conto che molto spesso un’azione civile presenta costi e tempi spesso più onerosi di quella penale, e gli esiti sono ancora più incerti e di difficile realizzo (la condanna al pagamento delle somme di denaro non può essere eseguita se il debitore non è solvibile), con la tutela penale l’acquirente ha quanto meno un’arma in più, e certamente più incisiva, per tutelare i propri acquisti online.


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