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giovedì 27 settembre 2012

Di Barbara Ciolli
Manodopera a basso costo dalla Cina?Nein, danke, no grazie. Meglio conservare il marchio made in Germany, appaltando lavori di costruzione e assemblaggio a migliaia di detenuti nelle carceri tedesche.
A Ravensburg, una ventina di chilometri di distanza dal confine con la Svizzera, la prigione circondata da filo spinato che svetta sulla collina ospita impianti sportivi e alcuni centri di produzione che girano a pieno ritmo.
IL BUSINESS DELLE CARCERI. Ogni giorno i carcerati ricevono commesse da fornitori di case automobilistiche, aziende di attrezzi e mobili per la casa e persino ordini dall'estero, che dalla Gran Bretagna arrivano fino a Israele.
Non solo lavori interni di mensa e pulizie, mansioni socialmente utili per amministrazioni locali o appalti assegnati da società statali, dunque. Ma richieste di clienti privati che ormai offrono ampi margini di business ai gestori dell'amministrazione penitenziaria.
FATTURATI MILIONARI. Con la concorrenza dell'Est Europa, nell'ultimo decennio, le fabbriche tedesche dei detenuti-operai sono diventate sempre più competitive e orientate al mercato.
In Baden-Württemberg, il Land di Ravensburg, nel 2011 i centri di produzione degli istituti penitenziari hanno prodotto 30 milioni di euro di fatturato, in Baviera e in Nord-Reno Westfalia sono stati oltre 43 milioni.

Pagati 2 euro l'ora: la frustrazione dei detenuti-operai

In Germania, oltretutto, c'è grande competizione tra land e land, e tra le stesse carceri delle singole regioni.
Attraverso un software, i dirigenti delle fabbriche all'interno delle galere (tecnicamente, trattasi di ispettori) possono accedere ai risultati dei loro colleghi, fare paragoni, elaborare strategie di marketing.
In alcune prigioni, i detenuti hanno addirittura creato linee di produzione proprie: marchi come Jailers (secondini, in inglese), Robe dal carcere e simili che sfornano indumenti, accessori e oggettistica varia, rivenduta poi ai negozi o su portali online.
PIÙ COMPETITIVI DELL'EST. Anche in questo caso, gli affari vanno a gonfie vele: solo a Ravensburg, nel 2011, 3 milioni di euro di fatturato, tra commesse e shop personale, per circa mezzo milione di utili,
Altro che crisi, insomma.
Tanti guadagni sono legati, innanzitutto, al basso costo del lavoro e alle spese di trasporto pressoché inesistenti in Germania, che rendono i prezzi assai concorrenziali persino rispetto a quelli delle società che delocalizzano la produzione ad aziende private nei Paesi dell'Est.
MAGRI SALARI. Per sette ore e mezzo di lavoro al giorno, i carcerati tedeschi ricevono un compenso netto massimo di 1,97 euro all'ora, a fronte dei 7,89 euro di salario minimo garantito per un normale contratto part-time. Nel lordo, non sono compresi i versamenti della pensione e le spese di assistenza sanitaria sono a carico dello Stato.
Del magro stipendio, inoltre, i detenuti incassano meno della metà: il resto viene loro corrisposto solo dopo la liberazione.

Il 50% dei profitti va allo Stato, il resto alle carceri

Tuttavia, almeno a detta dei dirigenti di fabbrica, i lavoratori-galeotti sono molto motivati: anche solo per il fatto di poter uscire dalla cella, per più di un'ora d'aria al giorno.
Ma se qualche occasione per ridere c'è - a Ravensburg, una delle ultime commesse è stata una partita di dildo in acciaio per sexy shop - tra i detenuti non manca la frustrazione per compensi così bassi.
LAVORO REDDITIZIO. Ma lavorare si deve, primo perché (come in Italia) il lavoro è uno strumento di riabilitazione e secondo perché, come ammettono gli stessi dirigenti carcerari, il lavoro delle prigioni è diventato uno strumento di business discretamente redditizio.
L'anno passato, in Baden-Württemberg circa 5 mila dei 7 mila internati sono stati impiegati nelle fabbriche, oltre la metà in Baviera. Il 50% dei profitti incamerati grazie a loro va nelle casse dello Stato, l'altra metà viene investita dalle singole strutture per modernizzare e mantenere le fabbriche.
PRESTAZIONI AL 70%. Solo nel carcere di Düsseldorf nel 2012 sono stati inaugurati due saloni di 5 mila metri quadrati di superficie, da destinare alla lavorazione e ai magazzini.
Volenti o nolenti, i detenuti devono produrre. Compito dei loro team leader è spronarli a lavorare con entusiasmo, anche senza ricevere un soldo in più.
Dalle stime aziendali, le prestazioni hanno raggiunto il 70% del loro potenziale. La corda si può tirare ancora di più.



fonte: lettera43.it


1 commenti:

Sandro ha detto...

A mio avviso fanno bene. I detenuti lavorano, lo stato si ripaga del loro costo, i detenuti avranno una piccola somma alla loro liberazione. Se la cosa non li soddisfa, possono anche non delinquere e cercarsi un lavoro pagato normalmente. Sarei felicissimo che la stessa cosa accadesse in Italia!

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