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domenica 16 settembre 2012
Di Giorgiofra

Mentre camminate per strada vi accorgete che la persona che vi precede inizia a barcollare, fin quando non si accascia. Il vostro istinto vi spinge ad avvicinarvi per prestare soccorso, chiamare un'ambulanza, dare aiuto nella misura in cui potete.

Ma cosa pensereste di una persona che, approfittando della situazione, tira un calcio in faccia a chi abbisogna di aiuto e gli ruba il portafogli?
Sono certo che restereste indignati, considerando l'aggressore peggio di uno sciacallo ed augurandogli tutto il male possibile.

E cosa pensate di una banca che, alle prime difficoltà di un cliente, gli aumenta il tasso di interesse e lo massacra di spese fasulle, commissioni, penali? Nulla di buono, immagino.

Tempo fa, chiacchierando con un mio ex compagno di scuola, direttore di una filiale bancaria ed ottima persona, rimasi basito dal fatto che, dopo tanti anni in banca, avesse subito un tale lavaggio del cervello da ragionare secondo parametri molto distanti dal comune buon senso.

Mi spiegava che per concedere un finanziamento la banca verificasse la "moralità" del cliente. Ho immaginato che la banca valutasse l'onestà della persona, la sua condotta generale, la sua serietà. Mi sbagliavo.


Continuando il discorso questo amico mi spiegò, ad esempio, che l'aver pagato in ritardo una rata di un finanziamento, è un segnale di scarsa moralità, e quindi il cliente veniva considerato non affidabile.

Ebbi un attimo di esitazione, fin quando la mia natura passionale non mi obbligò a replicare: ma se tutti i peggiori delinquenti del paese sono vostri clienti, se ai peggiori truffatori e bancarottieri del paese, ogni qualvolta entrano in filiale, stendete tappeti e vi sprecate in reverenze ed ossequi, come fate a parlare di moralità?

Giorgio, mi interruppe il mio amico, sei rimasto come quando andavamo a scuola, un inguaribile idealista. Il mondo non è come vorresti che fosse, il mondo è ciò che è. Forse è improprio chiamare moralità ciò che invece dovrebbe chiamarsi solvibilità. Ma devi sapere che ogni categoria ha il suo gergo. Anche le parole sono importanti. Quando concediamo dei finanziamenti cerchiamo di far passare l'idea che stimo aiutando le imprese o le famiglie. Ci presentiamo come dei filantropi, dei missionari che, attraverso l'esercizio del credito, consentono all'economia di prosperare.

Nella realtà siamo delle aziende che, come ogni azienda, cercano il massimo profitto.
Sapessi quanto sono stanco e desideri andare in pensione. Quotidianamente la direzione ci massacra i Koglioni per aumentare, in qualunque modo, i ricavi. Pretende che affibbiamo carte di credito ai vecchietti, che vendiamo polizze assicurative inutili e poco convenienti, che facciamo sottoscrivere fondi di investimento truffaldini o ad altissimo rischio a gente che non può permettersi di rischiare. E più passa il tempo e più la direzione pressa. Ogni tanto sui conti dei clienti vengono addebitate delle commissioni fasulle. Alcuni vengono a protestare, e li storniamo, mentre la gran parte non se ne accorge oppure tace per il timore di vedersi revocare il fido.

Queste cose, naturalmente, non mi meravigliano. Le conosco bene e so che una banca tende ad ottenere il maggior profitto possibile dalla sua attività, naturalmente. Può farlo anche grazie all'enorme potere che l'attività di lobby esercita presso i governi, al fine di legiferare sempre e comunque a loro favore.

Quello che invece trovo insopportabile è la presenza di uomini legati strettamente al mondo bancario in ogni posto di potere. Sembra che solo gli uomini di banca siano in grado di gestire una crisi quando invece il buon senso dovrebbe farci capire che nella realtà questi uomini sono i principali artefici di questa crisi. Dal momento che da decenni in Italia come in Europa e negli Stati Uniti sono le banche che gestiscono davvero il potere, dobbiamo convenire che siano proprio le banche le responsabili del disastro al quale assistiamo.

E questo sia nel caso che agiscano in mala fede, sia nel caso che agiscano in buona fede, dimostrando di essere incapaci di governare.

Eppure ovunque, per fronteggiare l'emergenza, si chiamano uomini delle banche i quali, in ogni caso, ci condurranno alla catastrofe totale. A suffragio di quanto affermo Basta vedere il destino di qualunque paese si sia affidato all'FMI per fronteggiare le proprie difficoltà: ovunque le cose sono peggiorate.

Credo che si sia capito che a me i banchieri non sono simpatici. Se entro nell'ovattato ufficio di un direttore di banca che, sorridendo a trentadue denti, mi stringe la mano, uso istintivamente l'altra per assicurarmi che non mi venga sfilato il portafogli. Mentre parla, affabile e saudente, ho sempre l'impressione che mi stia truffando.


Fonte: forum cobraf.com


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