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lunedì 13 agosto 2012
di Alessandro Marescotti
E’ in atto un grave attacco alla magistratura portato avanti da alcuni esponenti di spicco del Pd e del Pdl. Criticano quella magistratura che – applicando meritoriamente la Costituzione Italiana – tutela ildiritto inalienabile alla salute, dopo che una perizia della Procura ha accertato a Taranto un eccesso di mortalità per inquinamento industriale.
Questi esponenti politici, anteponendo gli interessi della produzione a quelli della salute e della vita, stanno compiendo un’invasione di campo delle competenze della giustizia.
Dopo aver fallito in passato nel garantire l’ambiente e la vita dei cittadini di Taranto, ora la cattiva politica tenta di delegittimare i magistrati che indagano sul disastro ambientale a Taranto e impongono misure cautelativa a tutela della salute pubblica.

La verità che viene a galla è preoccupante.
Indagando i vertici dell’azienda per disastro ambientale, la magistratura è infatti arrivata a mettere sotto la lente di ingrandimento le intercettazioni telefoniche fra Ilva e centri di potere compiacenti. Emerge un intreccio impressionante che ha garantito il perpetuarsi dell’inquinamento attuale.
Ora si spiega perché certi partiti non prendevano l’iniziativa per contrastare il devastante inquinamento ambientale e si comportavano come se il problema fosse un’esagerazione degli ambientalisti “allarmisti”.
A Taranto è in atto un terremoto di legalità che sta sgretolando i poteri forti e porterà alla luce tutte le complicità e le negligenze.
Facciamo appello ai cittadini perché sostengano attivamente la Magistratura, come ai tempi di Mani Pulite.
Presto si farà pulizia e per questo molti tremano. Dobbiamo essere pronti a sventare i colpi di coda di un sistema di potere trasversale che è destinato ad essere setacciato con imbarazzanti intercettazioni telefoniche.
Prepariamoci a resistere, resistere e resistere.
No ad ogni attacco eversivo alla Magistratura, unica garante a Taranto del diritto alla vita e alla salute.
Sette domande al Ministro Clini su Ilva
di Alessandro Marescotti

Ci sono sette domande che vorrei fare al Ministro Clini a proposito dell’Ilva di Taranto.

La prima domanda è: lei farebbe vivere un suo nipotino nel quartiere Tamburi di Taranto?
Accanto a quel quartiere “fuma” la cokeria Ilva e i bambini respirano in un anno una quantità di benzo(a)pirene equivalente a circa mille sigarette.
Il calcolo delle mille sigarette “fumate” è frutto di un algoritmo spiegato in questa pagina web
Da notare: il benzo(a)pirene è non solo cancerogeno ma genotossico: può modificare il DNA trasmesso da genitori a figli. (nota: il Ministro Clini seppur indirettamente ha risposto alla domanda: NO, non ci farebbe vivere suo nipote e non ci prenderebbe nemmeno casa... leggi tutto)
La seconda domanda è: perché va multato un fumatore che fuma una sigaretta di fronte ad un bambino e l’Ilva che fuma giorno e notte non è mai stata multata fino a ora per questo?
La terza domanda è: una gravidanza nel quartiere Tamburi espone il feto a un rischio accettabile per lei?
Da notare: durante una gravidanza in quel quartiere superinquinato, una donna è come se fumasse quaranta pacchetti di sigarette.
La quarta domanda è: perché oggi non c’è un limite sul benzo(a)pirene e a chi è che è venuta la bella idea di toglierlo?
Le intercettazioni telefoniche di Girolamo Archinà (pubbliche relazioni dell’Ilva) – di cui si parla tanto in questi giorni – risalgono ai primi mesi del 2010. Precisamente alle settimane che hanno preceduto la modifica della normativa sul benzo(a)pirene (avvenuta nell’agosto del 2010). Dal 1° gennaio 1999 c’era un limite di 1 nanogrammo a metro cubo che con il dlgs 155/2010 è stato tolto proprio nell’agosto del 2010, quando si attendevano le prescrizioni che avrebbero costretto l’Ilva a darsi una calmata con i fumi della cokeria. La brutta storia dell’abolizione di un limite ad un pericoloso cancerogeno è descritta qui.
Guarda caso, la modifica della normativa è venuta proprio nel momento giusto. E dopo l’Ilva ha potuto continuare ad inquinare senza problemi, tanto il limite non c’era più. L’Arpa aveva attribuito il 98% del benzo(a)pirene a una sola sorgente: la cokeria dell’Ilva.
La quinta domanda: i tecnici riconoscono a livello internazionale che non c’è aria pulita in un raggio di 1700 metri da una cokeria (il cuore dell’area a caldo che la magistratura vorrebbe fermare), e allora perché a Taranto lei la si vorrebbe far funzionare a 300 metri dalle abitazioni?
Anche l’adozione di migliori tecnologie disponibili non è in grado di assicurare nel raggio di 1700 metri da una cokeria un valore concentrazione di benzo(a)pirene inferiore a 1 nanogrammo a metro cubo. Molto chiari sono i risultati degli studi riportati in Atmospheric Environment 43 (2009) 2070–2079. Lo studio è stato condotto da Diane Ciaparra (Corus Research, Development and Technology, UK), Eric Aries (Corus Research, Development and Technology, UK), Marie-Jo Booth (Corus Research, Development and Technology, UK), David R. Anderson (Corus Research, Development and Technology, UK), Susana Marta Almeida (ISQ, Portogallo), Stuart Harrad (Division of Environmental Health & Risk Management, Public Health Building, School of Geography, Earth & Environmental Sciences, University of Birmingham, UK).
La sesta domanda è: perché a Genova hanno chiusa l’area a caldo dell’Ilva e a Taranto non dovrebbe avvenire lo stesso? Forse i problemi sanitari non sono analoghi?
Se si scava negli archivi si scoprirà che a Genova Clini era favorevole a chiudere la parte inquinante dell’Ilva.
Settima e ultima domanda: perché non c’è un limite per diossine e pcb che sia specifico per i terreni di pascolo? Non c’è il rischio che, come a Taranto, anche in altre zone dell’Italia si contamini il bestiame con questa politica “lassista” del Ministero dell’Ambiente?
Oggi in Italia, in qualunque regione, una pecora può contaminarsi “a norma di legge” in terreni con diossine e pcb. Per ovviare a questo “buco normativo” per i pascoli si adotta il limite di diossine e pcb delle zone urbane, che è assolutamente inadatto: le pecore non pascolano sull’asfalto. Il ministro dell’Ambiente Clini questa cosa la sa? E il Ministero delle Politiche Agricole ha qualcosa da dichiarare?


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