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giovedì 16 agosto 2012
Di Michael T. Klare

Imminenti le guerre della fame: caldo, siccità,impennata dei prezzi dei generi alimentari e disordini mondiali

Sebbene la Grande Siccità del 2012 non sia ancora volta al termine, conosciamo già le gravi conseguenze che ne scaturiranno. Con più della metà delle contee americane dichiarate (1) aree colpite dal disastro della siccità, è garantito che i raccolti del 2012 di grano, soia ed altri prodotti principali deluderanno decisamente le previsioni. Questo, a sua volta, aumenterà a livello esponenziale i prezzi degli alimenti (2) sia nei mercati nazionali che esteri, causando sia un impoverimento ulteriore agli agricoltori e alle famiglie americane a basso reddito, che delle difficoltà di gran lunga maggiori per gli abitanti più poveri dei paesi dipendenti dall’importazione cerealicola statunitense. 

Questo, tuttavia, è solo un assaggio delle probabili conseguenze: basandoci sulle esperienze passate, aumenti di tal entità nel prezzo dei generi alimentari porteranno anche a diffusi disordini sociali e a violenti conflitti. 


Il cibo (quello economicamente accessibile) è essenziale al benessere e alla sopravvivenza. Senza, le persone sarebbero ansiose, disperate, arrabbiate. Negli Stati Uniti, la percentuale del bilancio familiare medio destinata all'alimentazione è solo del 13% (3), una fetta relativamente ridotta. Pertanto, un aumento dei prezzi degli alimenti nel 2013 non graverà eccessivamente sulla maggior parte delle famiglie a reddito medio e alto. Tuttavia, tale aumento potrebbe rivelarsi particolarmente avverso per gli americani indigenti e disoccupati con risorse limitate. Ernie Gross, esperto in economia agraria alla Creighton University di Omaha, afferma (4) che si tratta di una vera e propria fetta di reddito sottratta alle famiglie. Ciò potrebbe contribuire al malcontento già presente nelle zone depresse e ad alto tasso di disoccupazione, forse scaturendo l’accentuarsi di una forte reazione negativa contro i politici in carica, nonché di altre forme di dissidenza e disordine. 

Tuttavia, è molto probabile che la Grande Siccità produca gli effetti più devastanti a livello internazionale. Prima di tutto perché molte nazioni, per integrare le proprie raccolte, dipendono dalle importazioni cerealicole statunitensi. Inoltre, a causa delle intense siccità e inondazioni che danneggiano le colture anche altrove, le riserve alimentari subiranno una riduzione che inneschrà un aumento dei prezzi a livello globale. “Ciò che accade alle riserve statunitensi ha un forte impatto in tutto il mondo”, afferma Robert Thompson, esperto di sicurezza alimentare presso il Chicago Council on Global Affairs. Egli ha sottolineato che dato che le colture di grano e soia, le più colpite dalla siccità, spariscono dai mercati mondiali, è probabile che il prezzo di tutti i cereali, compreso il frumento, aumenti causando grandissime difficoltà a coloro che già stentano a soddisfare il fabbisogno alimentare della propria famiglia. 

Hunger Games, 2007-2011

Ciò che accadrà in seguito è ovviamente impossibile da prevedere, ma se facciamo affidamento alle esperienze passate, il futuro potrebbe essere orribile. Tra il 2007 e il 2008, quando riso, grano e frumento subirono un’impennata dei prezzi del 100% o più, i costi decisamente maggiori, specialmente quelli del pane, seminarono (5) “rivolte per il cibo” in più di una dozzina di paesi, compresi Bangladesh, Camerun, Egitto, Haiti, Indonesia, Senegal e Yemen. A Haiti le rivolte furono così violente e la fiducia dei cittadini nelle abilità del governo nel risolvere problema calò così drasticamente, che il senato di Haiti destituì (6) il Primo Ministro Jacques‑Édouard Alexis. In altri paesi, gli scontri tra i manifestanti infuriati (7) con l’esercito e le forze dell’ordine causarono numerose vittime. 

L’aumento dei prezzi degli anni 2007-2008 fu fondamentalmente attribuito al rapido aumento del prezzo del petrolio. Tale aumento inasprì i costi della produzione alimentare, poiché il petrolio è largamente usato nelle operazioni di coltivazione, irrigazione, consegna e produzione di pesticidi. In parallelo, su scala mondiale, un numero sempre maggiore di terreni coltivabili destinati a colture alimentari venne convertito in coltivazioni destinate alla produzione di biocarburanti.(8) 

La successiva impennata dei prezzi del periodo 2010-2011, tuttavia, fu strettamente legata al cambiamento climatico (9). Un intenso periodo di siccità, durante l’estate del 2010, mise in ginocchio (11) gran parte della Russia orientale, intaccando di un quinto il raccolto di grano proprio nella regione granaio, forzando Mosca a sospendere le esportazioni dello stesso. La siccità ha colpito anche il raccolto cerealicolo cinese (12), mentre, in Australia, delle catastrofiche inondazioni hanno distrutto la maggior parte delle colture di grano (13). Con le altre conseguenze legate agli eventi atmosferici estremi, tali calamità hanno contribuito a far salire i prezzi di più del 50% (14) e il prezzo della maggior parte dei generi alimentari di base aumentò del 32%. 

Ancora una volta, un’impennata dei prezzi dei generi alimentari ha causato diffusi disordini sociali, stavolta concentratisi soprattutto nell’Africa settentrionale e in Medio Oriente. Le prime proteste nacquero a causa del costo degli alimenti di base in Algeria e a seguire in Tunisia dove, non certo per coincidenza, la scintilla è stata provocata dal giovane venditore ambulante di prodotti ortofrutticoli, Mohamed Bouazizi (15), che si è dato fuoco per protestare contro le vessazioni del governo. Quella che è ad oggi conosciuta con il nome di Primavera Araba è stata provocata dalla rabbia (16) per l’aumento dei prezzi di cibo e benzina, insieme ad un rancore covato a lungo a causa di repressione e corruzione da parte del governo. Gli ingenti costi degli alimenti di base, specialmente il prezzo della pagnotta, sono stati causa di malcontento anche in Egitto, Giordania e Sudan. Altri fattori, in particolare il rancore nutrito per le dittature da tempo radicate, si sono forse rivelati maggiori proprio in quelle zone. Tuttavia, come ha scritto l’autore di Tropic of Chaos (17): Climate Change and the New Geography of Violence (Il tropico del caos: il cambiamento del clima e la nuova geografia della violenza, n.d.t), Christian Parenti (18), “l’origine del disordine era attribuibile, almeno in parte, al prezzo di quella pagnotta”. 
Per quanto riguarda la siccità attuale, gli analisti hanno già messo in guardia (19) circa sia la probabile instabilità in Africa, dove il grano è un importante alimento di base, sia del crescente malcontento popolare in Cina (20) Proprio in Cina, un aumento dei prezzi è alquanto probabile in un periodo di grandi difficoltà per la marea di famiglie a basso reddito, di lavoratori stagionali e poveri contadini. Negli Stati Uniti e in Cina, i prezzi alle stelle potrebbero anche causare una riduzione delle spese dei consumatori per altri beni, contribuendo ulteriormente al rallentamento dell’economia globale e all’aumento della miseria nel mondo intero, con conseguenze sociali imprevedibili.

Hunger games, 2012-??

Se questo fosse soltanto un cattivo raccolto verificatosi in un solo paese, il mondo, indubbiamente, incasserebbe il duro colpo d’austerità che ne conseguirebbe, ipotizzando una ripresa negli anni a venire. Sfortunatamente, è sempre più evidente che la Grande Siccità del 2012 non è un evento eccezionale che si verifica in una singola nazione, bensì una conseguenza inevitabile del riscaldamento globale che sarà sempre più intenso. Perciò, non dobbiamo solo aspettarci anni insopportabili di caldo estremo, ma anni ben peggiori, più caldi e più frequenti, non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il pianeta e per un futuro indeterminato. 

Fino a poco tempo fa, la maggior parte degli scienziati era restia a ritenere il riscaldamento globale colpevole di particolari tempeste o siccità. Ora, tuttavia, secondo un numero crescente di scienziati, questi collegamenti, in certi casi, possono essere dimostrati (21). In uno studio (22) condotto recentemente sugli eventi atmosferici estremi del 2011, ad esempio, gli esperti del clima dell’Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica (NOAA) e il Great Britain’s National Weather Service (il servizio metereologico della Gran Bretagna, n.d.t.) hanno concluso che il cambiamento climatico provocato dall’uomo ha reso più intense e più probabili che mai le ondate di caldo come quelle che hanno già colpito il Texas nel 2011. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Bulletin of the American Meteorological Society, il riscaldamento globale avrebbe avuto un’incidenza su quell’ondata di caldo (23) in Texas che la rendeva venti volte più probabile rispetto al 1960. Analogamente, le temperature anormalmente calde come quelle sperimentate in Gran Bretagna nel novembre scorso, sarebbero state 62 volte più probabili per via del riscaldamento globale.

E’ ancora troppo presto per applicare il metodo usato da questi scienziati per calcolare le conseguenze del riscaldamento globale delle ondate di caldo del 2012, che, tra l’altro, si stanno dimostrando di gran lunga più gravi, ma possiamo supporre che la possibilità che siano strettamente legati sia elevata. Cosa ci attende in futuro, dato lo slancio che sta prendendo il riscaldamento globale? 

Quando pensiamo al cambiamento climatico, e soprattutto se ci pensiamo, immaginiamo elevate temperature, siccità prolungate, tempeste anomale, incendi infernali e l’innalzamento del livello del mare. Tra l’altro, questo provocherà danni alle infrastrutture (24), nonché una diminuzione delle scorte alimentari. Queste, naturalmente, sono le conseguenze del riscaldamento nel mondo a livello fisico, e non sociale. Quest’ultimo è il mondo in cui noi tutti viviamo e dal quale dipendiamo per i molteplici aspetti dei nostri benessere e sopravvivenza quotidiani. Non c’è alcun dubbio che gli effetti puramente fisici del cambiamento climatico si riveleranno catastrofici. Invece, gli effetti sociali, che forse comprenderanno in futuro tumulti per il cibo, carestie su vasta scala, collasso dello stato, migrazioni di massa e conflitti di ogni tipo, fino ad arrivare ad una guerra totale, potrebbero dimostrarsi ancora più distruttivi e letali. 

Suzanne Collins ha riscosso un enorme successo col romanzo per ragazzi The Hunger Games e il film che ne è seguito, avvincendo milioni di persone col ritratto di un futuro distopico, sprovvisto di risorse e post-apocalittico in cui dei “distretti” una volta ribelli in un Nord America impoverito devono consegnare due adolescenti, costretti a partecipare ad una serie di giochi televisivi gladiatoriali che terminano quando solo uno dei due giovani contendenti sopravviverà. Gli hunger games sono un risarcimento per la capitale di Panem, uscita vittoriosa ma gravemente danneggiata dai distretti ribelli durante un’insurrezione. Senza specificare apertamente il riscaldamento globale, è chiaro e tondo che la Collins ritiene il cambiamento climatico responsabile della fame che offusca il continente nord americano nell’era futura da lei descritta. Per cui, mentre si procede alla scelta dei due contendenti, il sindaco della città principale del Distretto 12 descrive “i disastri, le siccità, le tempeste, gli incendi, l’avanzamento delle acque marine che invadono e inghiottiscono gran parte del territorio [e] la guerra brutale per l’esiguo nutrimento restante.” 

La Collins è stata lungimirante a questo riguardo, nonostante la fantasia che detta la visione specifica della violenza in base alla quale dovrebbe essere organizzato il mondo da lei descritto. Noi, però, non potremo forse mai attestare la sua versione di quegli hunger games, ma potremo osservarne certamente altre. Infatti, molti tipi di hunger games non mancheranno nel nostro futuro. Questi potrebbero comprendere qualsiasi combinazione o permutazione dei disordini che nel 2008 causarono molte vittime, nonché il crollo del governo di Haiti, le battaglie accanite tra le folle di manifestanti e le forze dell’ordine che hanno messo in ginocchio delle zone del Cairo durante il fermento della Primavera Araba, le lotte etniche per i contestati terreni coltivabili e le fonti d’acqua che hanno fatto sì che il Darfur (25) divenisse oggetto di notizie che suscitano orrore, o la distribuzione iniqua dei terreni agricoli che, in India, continua ad alimentare le ribellioni dei naxaliti (26) maoisti. 

Associate a questi conflitti un’altra probabilità: la siccità persistente e la fame potrebbero costringere milioni di persone ad abbandonare (27)le loro terre tradizionali e a fuggire verso lo squallore delle baraccopoli e dei dilaganti quartieri poveri che cingono le grandi città, innescando così l’ostilità di coloro che già vi abitano. Un’esplosione del genere (28) e dai risultati mostruosi si verificò nelle baraccopoli di Johannesburg nel 2008, quando i migranti provenienti dal Malawi e dallo Zimbabwe, estremamente poveri e affamati, sono stati aggrediti, picchiati e in dei casi bruciati vivi dagli indigenti sudafricani. Una terrorizzata e tremante emigrata dello Zimbabwe rifugiatasi in una stazione di polizia a causa della folla infuriata, ha dichiarato (29) di aver lasciato il proprio paese “per mancanza di lavoro e di cibo”. E contate su un’altra cosa: altri milioni di persone nei prossimi decenni, estremamente provate da disastri che andranno dalle siccità all’innalzamento dei livelli del mare, cercheranno di emigrare in altri paesi, provocando ostilità addirittura peggiori. E questo inizia appena ad esaurire le possibilità che abbiamo di sopravvivere nel futuro da hunger games.

A questo punto, tutti gli occhi sono comprensibilmente puntati sulle immediate conseguenze della Grande Siccità ora in corso: colture che vanno scomparendo, raccolti ridotti e aumento dei prezzi dei generi alimentari. È necessario, però, che teniate d’occhio gli effetti sociali e politici che, senza ombra di dubbio, non inizieranno a manifestarsi qui o nel mondo fino alla fine di quest’anno o nel 2013. Meglio di ogni altro studio accademico, ci daranno un assaggio di quel che ci aspetta nei prossimi decenni da un mondo di hunger games con temperature in aumento, siccità permanenti, penurie alimentari ricorrenti e miliardi d’individui affamati e disperati. 

Michael T. Klare


Fonte: tomdispatch.com tradotto da Elisa Bertelli per comedonchisciotte.org

NOTE
1 - http://www.huffingtonpost.com/2012/08/02/us-drought-2012-disaster-areas_n_1731393.html
2 - http://www.nytimes.com/2012/07/26/business/food-prices-to-rise-in-wake-of-severe-drought.html
3 - http://www.nytimes.com/2012/07/26/business/food-prices-to-rise-in-wake-of-severe-drought.html
4 - http://www.guardian.co.uk/environment/2012/jul/25/drought-higher-food-prices?newsfeed=true
5 - http://www.guardian.co.uk/environment/2012/jul/23/us-drought-global-food-crisis?newsfeed=true
6 - http://articles.cnn.com/2008-04-14/world/world.food.crisis_1_food-aid-food-prices-rice-prices?_s=PM:WORLD
7 - http://afp.google.com/article/ALeqM5hL0HvIfNZQ2nMgFdy9dSKLZ7t2Gw
8 - http://en.wikipedia.org/wiki/2007–2008_world_food_price_crisis
9 - http://www.reuters.com/article/2008/07/28/us-worldbank-biofuels-idUSN2849730720080728
10 - http://www.tomdispatch.com/archive/175419
11 - http://www.tomdispatch.com/archive/175419
12 - http://www.nytimes.com/2011/02/14/world/asia/14china.html
13 - http://www.nytimes.com/2011/02/14/world/asia/14china.html
14 - http://www.reuters.com/article/2011/02/15/us-worldbank-food-idUSTRE71E5H720110215
15 - http://voices.washingtonpost.com/political-economy/2011/01/spike_in_global_food_prices_tr.html
16 - http://en.wikipedia.org/wiki/Mohamed_Bouazizi
17 - http://voices.washingtonpost.com/political-economy/2011/01/spike_in_global_food_prices_tr.html
18 - http://www.amazon.com/dp/1568586000/ref=nosim/?tag=tomdispatch-20
19 - http://www.tomdispatch.com/archive/175419/christian_parenti_reading_the_world
20 - http://www.ft.com/intl/cms/s/0/bfa7b468-d257-11e1-ac21-00144feabdc0.html#axzz21w46zVBP
21 - http://www.commondreams.org/view/2012/08/05
22 - http://journals.ametsoc.org/doi/abs/10.1175/BAMS-D-12-00021.1
23 - http://www.nytimes.com/2012/07/11/science/earth/global-warming-makes-heat-waves-more-likely-study-finds.html
24 - http://www.nytimes.com/2012/ 07/26/us/rise-in-weather-extremes-threatens-infrastructure.html
25 - http://www.guardian.co.uk/environment/2007/jun/23/sudan.climatechange
26 - http://en.wikipedia.org/wiki/Naxalites
27 - http://www.nytimes.com/2011/07/16/world/africa/16somalia.html
28 - http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1808016,00.html
29 - http://www.tomdispatch.com/blog/175579/tomgram%3A_michael_klare%2C_post-apocalyptic_fantasy_becomes_everyday_reality




2 commenti:

Melanzana ha detto...

Si, certo, la causa è il riscaldamento globale... Un fenomeno che sta avvendendo quasi totalmente per natura. La causa sono le scie chimiche.

Enzo ha detto...

Tanto bla bla ma non succederà un bel niente di più di quel che è già successo negli ultimi 50 anni....
Sarebbe ora che la gente riducesse consumi e sprechi!!!

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