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giovedì 9 agosto 2012
A Die Welt Monti aveva dichiarato che senza l'Europa il suo governo non ce l'avrebbe fatta e che il fallimento avrebbe spaccato il continente in senso antitedesco. A Der Spiegel Monti comunica che il fallimento è prossimo ed è anche colpa dell'Europa.

di Joseph Halevi

Come i lettori già sanno, mi colloco in totale opposizione alla politica economica fondata sull'austerità e sui tagli di bilancio. In tal senso la linea Monti-Pd è esiziale per l'Italia, che di giorno in giorno vede ridursi le prospettive anche di un minimo rallentamento della crisi. No, non c'è luce in fondo al tunnel e non ci sono camion davanti. Ma l'intervista di Monti a Der Spiegel è ineccepibile. L'ho letta interamente nella versione inglese del settimanale (http://www.spiegel.de/international/europe/interview-on-the-euro-crisis-with-italian-prime-minister-mario-monti-a-848511.html) ed è notevole per la sobrietà con cui tocca i punti principali della crisi europea. 
Può essere considerata un aggiornamento dell'importantissima intervista che il Presidente del Consiglio rilasciò a Die Welt a gennaio. Monti pone in evidenza che la rottura del sistema monetario e bancario europeo sta imponendo alla banche di trincerarsi nei propri confini nazionali, aumentando le difficoltà per i paesi che non godono della fiducia dei mercati. Osserva inoltre che l'attuale crisi dell'eurozona origina anche dagli errori effettuati nel passato, primo fra tutti la violazione delle regole imposta da Francia e Germania nel 2002 e 2003, dando così il cattivo esempio agli altri paesi. 


Il collegamento con l'intervista a Die Welt emerge quando Monti afferma, giustamente, che si è in presenza di una dissoluzione psicologica dell'Europa e di una crescita dei pregiudizi reciproci. Per Monti i governi non devono limitarsi ad un'applicazione meccanica dei criteri stabiliti dai rispettivi parlamenti. L'affermazione, che ha suscitato le ire dei politici tedeschi, è ovvia: ogni governo ha dei margini, più o meno ampi, di autonomia rispetto al parlamento. Le violente reazioni tedesche sono da ascriversi alle verità espresse dal Presidente del Consiglio italiano. Oltre ad aver ricordato la violazione delle regole nel 2002-3 Monti ha sottolineato quanto segue. Il differenziale tra tassi tedeschi ed italiani aiuta la Germania a sostenere il suo debito pubblico (il cui costo è ormai negativo in termini reali). I meccanismi di rifinanziamento escogitati da Draghi ed i fondi salva stati, di cui l'Italia è finanziatrice, hanno aiutato le banche tedesche.

Infine Monti ha confermato, indirettamente, quanto vado scrivendo da tempo, cioè che i fondi salva banche e stati sono in realtà degli strumenti tossici che aggravano l'indebitamento. Al giornalista di Der Spiegel il Presidente del Consiglio italiano fa notare che l'Italia contribuisce ai suddetti fondi; pertanto le è stata addebitata la quota parte nelle relative erogazioni. Senza tali addebiti il rapporto debito pubblico pil non sarebbe oggi salito al 123% ma sarebbe rimasto sul 120%. Osservazione valida che svela però quanto errata e scellerata sia la politica economica Monti-Pd ove, come in altri paesi, di fronte ad una crescente austerità il debito non cala.
Nell'intervista a Die Welt Monti aveva dichiarato che senza l'Europa il suo governo non ce l'avrebbe fatta e che il fallimento avrebbe spaccato l'Europa in senso antitedesco. A Der Spiegel Monti comunica che il fallimento è prossimo ed è anche colpa dell'Europa. In Italia, concludo, la responsabilità politica della scellerata austerità e della spaccatura europea ricade interamente sul Pd che ha bloccato qualsiasi opposizione sociale ed ha irresponsabilmente votato il pareggio di bilancio nella Costituzione.


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