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giovedì 16 agosto 2012

di Elio Cogno

Sotto la lente d'ingrandimento degli ispettori della China Labor Watch la società Heg Electronics ed in modo particolare lo stabilimento di Huizhou, nella provincia di Guangdong: riscontrati anche maltrattamenti e violazione delle leggi cinesi sul lavoro


Uno dei partner commerciali di Samsung con sede in Cina è stato accusato di sfruttamento minorile oltre che di maltrattamenti e violazione delle leggi cinesi sul lavoro. A finire sotto accusa è stata la società Heg Electronics ed in modo particolare lo stabilimento di Huizhou, una città nella provincia di Guangdong dove alcuni investigatori della China Labor Watch si sono infiltrati e hanno effettuato controlli sulle condizioni di lavoro.
Dai dati emersi nel rapporto dell’organizzazione che si batte per i diritti dei lavoratori cinesi ci sono situazioni allarmanti che, se confermate, potrebbero causare diversi problemi alla Samsung, già in tribunale in questi giorni per il maxi-processo che la vede opposta all’azienda di Cupertino. In violazione delle leggi cinesi che impongono un’età minima di 16 anni, l’azienda avrebbe infatti assunto numerosi studenti tra i 14 e i 16 anni, spesso in accordo con le scuole che avrebbero fornito documenti falsi proprio in merito alla data di nascita degli stessi. Secondo le previsioni quasi l’80% degli impiegati dello stabilimento cinese sarebbe formato da studenti stagionali costretti a turni di 11 ore consecutive con un’unica pausa di 40 minuti. Come se non bastasse, il loro stipendio non raggiungerebbe nemmeno il 70% di quello dei colleghi adulti e sarebbero impiegati in lavori di manualità anche pericolosi che spesso hanno dato spazio a incidenti e piccole ferite.

Dopo le accuse mosse nei confronti di Apple e delle condizioni lavorative di Foxcoon, la China Labor Watch torna ad interessarsi dei colossi mondiali del settore tecnologico, questa volta puntando il dito contro la sud-coreana Samsung. Nello stabilimento di Huizhou si producono lettori dvd, smartphone e altri dispositivi e tra i clienti figurerebbero anche Motorola e Lg. I dati del rapporto inviato ai governi statunitensi per accendere i riflettori sulla drammatica situazione, sembrerebbero confermare una condizione peggiore rispetto alla già terribile Foxcoon, rinominata “lo stabilimento dei suicidi”, accusando Heg di maltrattamenti, orari di lavoro esagerati, condizioni lavorative pessime dal punto di vista della salute degli operai e salari troppo bassi per l’impegno richiesto.
“Secondo la nostra indagine – si legge nel rapporto – l’impiego di lavoratori bambini si può verificare in primo luogo a causa di meccanismi blandi di controllo interno da parte di Heg; probabilmente non hanno mai controllato i profili degli studenti. In secondo luogo, gli insegnanti di quella scuola sfruttano questa lacuna nella gestione dell’azienda per perseguire i propri interessi. Spesso forniscono falsi documenti e false credenziali per la registrazione della casa di quei lavoratori minorenni, oppure mescolano i baby-lavoratori con i loro studenti con la scusa del tirocinio formativo. Sono riusciti a creare questo canale illegale per permettere ai bambini di essere impiegati grazie a qualche pretesto. Anche dopo che i vertici dell’azienda hanno scoperto l’esistenza di lavoratori bambini nella loro fabbrica non hanno intrapreso alcuna azione per impedire loro di lavorare ma, al contrario, hanno trasferito i bambini in dormitori in affitto fuori dai cancelli dello stabilimento così da poter sfuggire ai controlli”.
Dall’azienda cinese per ora è arrivato un silenzioso “no comment” mentre Samsung ha cercato di correre subito ai ripari, per lo meno dal punto di vista dell’immagine commerciale. “Samsung Electronics – ha scritto l’azienda coreana in un comunicato – quest’anno ha condotto due ispezioni diverse in loco sulle condizioni di lavoro di Heg ma non ha trovato alcuna irregolarità in tali occasioni. Samsung è una società con i più alti standard delle condizioni di lavoro, che cerca di sostenere in tutte le sue strutture e nelle aziende partner in tutto il mondo”. A pochi giorni dalla pubblicazione del rapporto l’azienda ha inoltre inviato alcuni ispettori della sede centrale coreana nell’azienda di Huizhou per avviare un’indagine sul caso e adottare eventuali misure per correggere i problemi riscontrati. Anche gli stereotipi di sfruttamento costruiti su bambini che cuciono palloni nei paesi orientali si stanno evolvendo, iniziando a coinvolgere smartphone e tecnologia, i nuovi prodotti croce e delizia per il mercato dei paesi in forte crescita economica.


fonte: Il Fatto Quotidiano


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