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giovedì 23 agosto 2012

Teodoro Buontempo, oggi  de La Destra di Storace, ex
compagno di partito di Fini in Alleanza Nazionale

di Barbara Romano


Buontempo
, oggi con La Destra, ricorda Fini al Secolo d'Italia. "
"Gianfranco ha lavorato solo due anni. 
Ma in redazione lo si vedeva poco"

Le nuances delle cravatte forse viravano un po’ meno sul rosa confetto, ma il look di Gianfranco Fini quando faceva il redattore ordinario al Secolo d’Italia, era grosso modo uguale a quello di oggi che è presidente della Camera. «Sembrava un impiegato del catasto», racconta Teodoro Buontempo, suo collega di giornale e di palazzo per una vita e oggi  presidente della Destra fondata da Storace. Ma era il capo della cronaca di Roma nella Pravda del Msi quando Fini faceva il redattore al politico sotto il pugno di ferro di Cesare Mantovani, allora vicedirettore. Correva l’anno 1977. L’astro nascente dei missini fu assunto al Secolo (come tutti) dal leader del Msi Giorgio Almirante, ma nel frattempo fu anche eletto segretario del Fronte della gioventù. Cominciò a fare il giornalista cucinando pastoni. Una carriera fulminea e brevissima. Due anni dopo già era il notista politico del Secolo, assieme al futuro direttore di Raiuno Mauro Mazza. Ma quando divenne professionista, nel 1980, in redazione Fini non si vedeva praticamente più, del tutto assorbito com’era dagli impegni politici di dirigente giovanile. Il rapporto già molto diradato col quotidiano si interruppe del tutto nel 1983, quando Fini prese l’aspettativa perché fu eletto deputato. Quindi il futuro leader di An, delfino eterno del Pdl e poi fondatore di Fli, ha fatto il “culo di pietra” in redazione per due anni, giorno più, giorno meno. Normale che, come confidano alcuni reduci del Secolo, «non si è stracciato le vesti quando se n’è andato». Anzi, a sentire le lingue biforcute ex missine, «Fini al giornale non c’è mai stato». Di più: «Non ricordo di averlo mai visto a una riunione o a un’assemblea di redazione». Noia da routine di lavoro? O ambizione di chi guardava già ai piani alti del partito?

Una cosa è certa, a detta di Buontempo: «Fini non aveva entusiasmi particolari. Arrivava in redazione come se andasse in ufficio, svolgeva il compito che gli veniva assegnato e se ne andava. Insomma», commenta “Er Pecora”, «non ha mai avuto il sacro fuoco». A sentire il numero due della Destra, neppure al Fronte della gioventù: «Lì si occupava diligentemente dei giornaletti delle scuole di Roma». E chissà se nel 1977 la giovane promessa della destra almirantiana immaginava che trentacinque anni dopo avrebbe tenuto una lectio magistralis a Trento su Alcide De Gasperi… Qualche sintomo della sua indole democristiana, in Fini si faceva sentire già allora, se è vero, come racconta Buontempo che «Gianfranco era l’unico al Secolo a non aver mai litigato con Mantovani, che pure aveva il suo bel caratterino. Ma lui era fatto così: privo di contrasti come di entusiasmi». La proverbiale freddezza di Fini traspariva anche nel suo Lebole total look. «Si presentava in redazione sempre con la sua ventiquattrore, un abito da borghese medio e la cravatta», ricorda Buontempo, «era difficile che venisse al giornale in jeans e maglione». La sola passione che sembrava accendergli il cuore a venticinque anni era il calcio. Anche se la maglia che indossava in campo gli è rimasta cucita addosso: una vita da mediano. 



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1 commenti:

Anonimo ha detto...

Mentre nel Mondo i Popoli vengono sommersi dalle (chiacchiere)

E come recita quel detto non fanno farina.
Intorno ha noi esiste il vero Mondo purtroppo per apatia o per stupidità

Siamo in pochi ha vederlo.

Ho lavorato per 18 anni alla stazione di ( S .M .N) di Firenze e ciò che descrivo nel post è verità il tutto rispecchia la nostra società e ciò che saremo.

Anime sospese
le ho viste aggirarsi in tutte le stazioni
in cerca della loro identità perduta
vita vissuta ai margini della dignità imposta da una società malata
Priva di amore verso i più umili che stanchi di lottare si sono arresi
assistendo impassibili alla vita che non gli appartiene più
Vita ricercata nella folla frettolosa schiava del tempo che passa veloce
come fossero automi taluni offrono una moneta
tenendo in vita queste anime sospese condannate a fare da specchio a tutta l’umanità.
( A. VITTORIO)

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