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martedì 7 agosto 2012

Il presidente Kirchner (nella foto) esulta e afferma che il suo paese ce l'ha fatta senza adottare misure di austerity. Lancia accuse contro le banche. Ma i critici non mancano.

Finalmente ce l'ha fatta. Dopo più di dieci anni, da quando fece default su debiti esteri per un valore superiore a 100 miliardi di dollari, l'Argentina ha onorato i suoi impegni. Esattamente, stando a quanto riporta AP, il paese ha rimborsato il 92,4% di quelle obbligazioni, e l'ultimo pagamento avverrà oggi, e sarà pari a 2,3 miliardi di dollari.

La bella notizia riguarda quei risparmiatori che rischiarono di più e che si trovarono a fare una difficile e terribile scelta, quando l'Argentina fu sull'orlo del collasso e, in modo particolare, quando il governo sequestrò, nel 2002, i depositi denominati in dollari, al fine di porre un freno alla corsa agli sportelli: la scelta fu decidere di convertire i loro depositi in pesos - una valuta dal valore crollato - per accedere a quanto era rimasto dei loro risparmi, oppure accettare un pezzo di carta, che conteneva la promessa che il governo avrebbe ripagato l'ammontare in dollari nel corso dei 10 anni successivi.

La bella notizia è, ovviamente, per chi optò per la seconda opzione, mettendosi in tasca un pezzo di carta che un decennio fa era a dir poco carta straccia.



Il presidente Cristina Fernandez de Kirchner non ha fatto nulla per mettere in evidenza l'obiettivo raggiunto dal governo e, nel corso di un suo discorso, ha puntato il dito contro i colossi finanziari, responsabili a suo avviso della crisi che afflisse l'Argentina allora, e che ora stanno minacciando l'Europa. E ha anche detto che l'Argentina è una lezione per l'Europa, affermando che il modello argentino ha avuto successo, e ciò è avvenuto senza l'imposizione di misure di austerity, e in un contesto di crescita economica e di rafforzamento delle reti di protezione sociale.

"Questi sono i soldi che le banche avrebbero dovuto restituire ai cittadini argentini", ha detto, parlando in un discorso alla nazione dal mercato azionario di Buenos Aires", mostrando grafici e numeri, e aggiungendo che il perdono del debito "ci ha assicurato una indipendenza immensa dall'attività dei mercati".

Ramiro Castineira, della società di consulenza Econometrica, ha fatto notare che il debito argentino in valuta estera è sceso dal 166% del Pil alla fine del 2002 a un decisamente più gestibile 42% del Pil alla fine del 2011. "Se prima era un fardello da portarsi dietro, ora ha la leggerezza di una borsa a mano. Non pesa sull'economia come faceva in passato".

Tuttavia, in termini nominali, il debito è cresciuto nello stesso arco temporale, da 137 miliardi a 179 miliardi e molti critici di Kirchner sottolineano che il governo argentino ha semplicemente trasferito il peso del debito sui cittadini, imponendo condizioni che potrebbero mettere a repentaglio il futuro del paese.



fonte: wallstreetitalia.com


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