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Servono 1.000.000 di firme per mettere renzi e soci con le spalle al muro, con una legge di iniziativa popolare. Il comitato promotore ha raccolto 850.000 firme, tra web e dal vivo, i media non ne parlano e non ne parleranno, per evitare imbarazzi a Renzi, che sarebbe in difficoltà a dire NO alla cancellazione del vitalizio a corrotti, mafiosi e affini... vogliamo continuare a dire "tanto non cambia niente" - "tanto non serve a niente" o ci iniziamo a muovere per ottenere ciò che esigiamo? Una semplice firma conta più di quanto sembra. Grazie ai referendum non ci hanno imposto il nucleare, anche se c'è da dire che quello sull'acqua è stato disatteso... e più ne disattenderanno, più la gente aprirà gli occhi... calano i consensi e convincere la gente è sempre più difficile per loro... FIRMATE!!!
giovedì 26 luglio 2012
ROMA – Statali e pensionati, attenti: “Le vostre tredicesime sono a rischio”. L’allarme arriva da Confesercenti, che prendono in considerazioni rumors non meglio specificati: ”Troppe voci, troppo insistenti, parlano in questi giorni di un’ipotesi allo studio per fare cassa: il congelamento delle tredicesime dei dipendenti pubblici e di buona parte dei pensionati”. Con ricadute negative anche nel commercio.
La Confesercenti quindi pretende che il governo faccia chiarezza. Perlomeno che smentisca ”tale voce che avrebbe il solo esito di allontanare una qualsiasi forma di ripresa”, provocando ”un drammatico autogol economico che manderebbe i consumi in tilt”.


Ma come si tradurrebbe in termini economici questa eventualità? La Confesercenti ha fatto anche i conti, numeri alla mano. Le tredicesime nette dei dipendenti pubblici e dei pensionati con assegni al di sopra dei mille euro ammontano a circa 16,1 miliardi di euro totali.
Perché la questione interessa tanto gli esercenti? Circa la metà di quei 16 miliardi, infatti, va in consumi e quindi si sottrarrebbe all’economia reale una cifra pari a 8 miliardi di euro. Ma se anche si puntasse solo al congelamento del 50% delle tredicesime, continua Confesercenti, si tratterebbe comunque di una taglio alla spesa di circa 4 miliardi di euro.
Per questo l’associazione dei commercianti chiede al governo di tagliare su altre voci: in particolare ”di volgere altrove la scure e di tagliare in profondità spesa pubblica e costi della politica. La spending review è un inizio ma non basta”.
I punti su cui concentrarsi, per Confesercenti, sono in particolare le province, le comunità montane, i micro-comuni e le società di servizi pubblici.



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