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mercoledì 11 luglio 2012


"Non voler affrontare il problema del consumo di droghe, se non come un problema di repressione, ha ricadute e costi che il nostro Paese non può sostenere"


Per battere il narcotraffico l'Uruguay regolerà il commercio delle droghe leggere: lo Stato controllerà produzione e distribuzione. In Italia invece non si fa nulla. E le organizzazioni criminali ne approfittano


Qualche giorno fa a Scampia la polizia ha smantellato le cosiddette "stanze del buco": locali attrezzati dalla camorra nelle Vele per il consumo di eroina, acquistata nella vela gialla e consumata nella vela celeste. Non sono sale di consumo attrezzate - ce ne sono in giro per il mondo, ma in Italia è fantascienza -, luoghi igienici dove viene fornito supporto psicologico a chi fa uso di sostanze stupefacenti. No, le stanze del buco sono luoghi di degrado. Stanze sporche, fatiscenti, terribili. Su Internet è possibile vedere delle foto. Ritraggono situazioni agghiaccianti che quando vivevo a Napoli ho visto mille volte. Qualcosa di sbagliato nelle politiche unicamente repressive riguardo alle droghe deve esserci, se in tanti anni non c'è stato miglioramento, ma tanti passi indietro.

Sui social network, quando affronto la questione e lo faccio spesso, i commenti sono agghiaccianti come le foto che vi invito a guardare: "Cazzi loro", "Se muore un tossico è selezione naturale". Migliorare le condizioni di vita di chi fa uso di sostanze stupefacenti avrebbe ricadute positive per tutti i cittadini, anche quelli che consumatori non sono. I primi a beneficiarne sarebbero le centinaia di migliaia di persone che condividono le loro vite con tossicodipendenti, poi ne beneficeremmo tutti in quanto a salute (diminuzione della diffusione di malattie come epatiti e Aids) e sicurezza pubblica. Immagino che molti lettori staranno pensando: «Caro Saviano, ma con tutti i problemi che abbiamo noi, persone sane, persone "perbene", lavoratori onesti, liberi cittadini, tu ci vieni a parlare dei tossicodipendenti e dei loro diritti?».

UNA SOCIETÀ, PER DIRSI sana e poter funzionare, deve prestare attenzione a tutte le sue parti. Non possono esistere compartimenti stagni. Non voler affrontare il problema del consumo di droghe, se non come un problema di repressione, ha ricadute e costi che il nostro Paese non può sostenere: i tribunali si riempiono di cause e la popolazione carceraria aumenta, mentre le organizzazioni criminali continuano a guadagnare mercati e quattrini.C'è chi è più avanti di noi. In Sudamerica, per esempio, dove il costo del narcotraffico lo si paga quotidianamente con il sangue, una breccia si sta aprendo. Il governo dell'Uruguay è pronto ad adottare una legge che regolamenti il commercio della marijuana attraverso un rigido controllo statale su produzione e distribuzione. Negli Stati limitrofi se ne sta discutendo. Ma c'è anche un esempio europeo, in Spagna, Serra De Cardó, Catalogna: a Rasquera, paesino idilliaco immerso nei campi, la disoccupazione è una piaga e il consiglio comunale, con l'appoggio di opposizione e cittadinanza, ha deciso in febbraio di appaltare dei terreni a un'associazione che coltiva marijuana per scopi terapeutici e di autoconsumo. Gli incassi per l'amministrazione sono stati di 36 mila euro alla firma del contratto e 550 mila all'anno. Il governo del partito popolare si oppone e Rasquera resta un'eccezione. 


DUNQUE, IN SITUAZIONI di estrema necessità è possibile avviare un dibattito che può dare anche risultati virtuosi: sottrazione di guadagni e del mercato della marijuana alle organizzazioni criminali. Che è possibile trovare un percorso condiviso su argomenti spesso troppo difficili da trattare, come la legalizzazione delle droghe leggere. In Italia è un argomento impronunciabile. Le istituzioni non se ne occupano, i nostri media non se ne occupano, con l'unica eccezione, credo, del "Notiziario antiproibizionista" di Radioradicale. Quanto ci metteremo a comprendere che questa è davvero un'emergenza? Legalizzare non significa incentivare, ma sottrarre mercato alle mafie. La legge sull'aborto fece sparire quasi del tutto gli aborti clandestini, una politica di legalizzazione toglierebbe ricchezza ai criminali. Maurizio Prestieri, ex boss di Secondigliano ora collaboratore di giustizia, mi disse una volta durante un'intervista: con tutto il fumo che i ragazzi "alternativi" napoletani compravano da noi, sostenevamo le campagne elettorali dei politici di centrodestra in provincia.


fonte: l'Espresso

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1 commenti:

Anonimo ha detto...

"...La legge sull'aborto fece sparire quasi del tutto gli aborti clandestini...." e la legalizzazione dell'alcool??? Sono tutte dipendenze, con le parole non si salvano milioni di vite! Se poi il discorso si riduce solo a chi ci guadagna, al denaro... E' una questione molto delicata e complicata. In primis la persona, la VITA !

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