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venerdì 13 luglio 2012

L'estrema lentezza della giustizia produce dei mostri. Chi commette un reato dovrebbe scontare l'eventuale condanna, specie se considerevole, immediatamente, o comunque a stretto giro, in modo da pagare il proprio debito con la società e magari rifarsi una vita, mettendosi alle spalle il precedente e riprendendo la propria vita. Invece troppo spesso in Italia chi ha commesso un reato viene chiamato a pagarne le conseguenze dopo oltre un decennio e la macchina della giustizia devasta la stabilità che il soggetto si è creato nel frattempo, producendo danni alla vita del soggetto ben superiori a quelli previsti dalla condanna. 


Un giovane 18-20enne commette un reato, anche dettato dall'immaturità di quegli anni. Viene condannato a 2, 3, 5 o 10 anni che sia, quando la pena termina riprende il suo percorso di vita. Invece la condanna arriva quando il soggetto ha più di 30 anni: e nel frattempo ha fatto famiglia, o magari ha aperto un negozio, un attività imprenditoriale, oppure ha trovato un lavoro stabile (oppure non deve farlo, rinunciando a vivere per oltre un decennio in previsione della futura condanna?!?) e la giustizia spazza via tutto, aprendogli le porte del carcere, in molti casi quando la persona è maturata e non commetterebbe più il reato che è chiamata a scontare. Se è un lavoratore autonomo, a chi affiderà la propria attività, magari ben avviata? Se ha vicino qualcuno che può occuparsene, bene: altrimenti è costretto a cessarla. E quando uscirà dovrà re-iniziare tutto da capo. Se è un lavoratore dipendente, perde il proprio impiego. Poi c'è il lato affettivo: se il soggetto si è costruito una vita con un patner, il distacco aggiunge sofferenza alla sofferenza, e in molti casi, sopratutto un rapporto non ancora consolidato, facilmente si sgretola. Se il condannato ha dei figli ne soffriranno anche loro, oltre al fatto che non potrà contribuire alla loro crescita e al mantenimento. Il calvario finisce dopo un ventennio, pregiudica fortemente buona parte della vita del soggetto, e in alcuni casi si può scommettere che rovina le vite.


Pagare le proprie malefatte è giusto e sacrosanto, ma una differita di 10 anni rovina la vita alle persone, si impedisce loro di riprendere il loro cammino. 


Uno di questi casi - che in Italia sono abituali - è quello dei giovani che furono fermati e ritenuti responsabili degli scontri in occasione del G8 di Genova: dopo 11 anni sono ancora in attesa di sentenza, e accusati di "devastazione e saccheggio" rischiano 8 anni di reclusione. Il Fatto Quotidiano racconta la vicenda di Antonino Valguarnera, che all'epoca dei fatti aveva 20 anni. Dopo l'episodio criminoso si è ricostruito una vita socialmente in regola, che rischia di essere "saccheggiata e devastata" dalla lentezza della macchina della giustizia. Se avesse ricevuto subito la condanna, già da qualche anno avrebbe potuto riprendere la sua vita...

Staff nocensura.com


1 commenti:

Anonimo ha detto...

a me, per fortuna, è successo un fatto molto meno grave.
Mio padre fece ricorso alla Commissione Tributaria di I Grado nel 1983 - avete letto bene -. La Commissione Tributaria Centrale ha deliberato a marzo 2012!
Inutile dirvi che mio padre è morto ed è morta anche mia madre, altra erede, per cui noi figli ora dovremmo fare una doppia pratica di successione - se ci daranno i soldi - che appare non semplice.

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