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martedì 10 luglio 2012

Pesanti tagli in vista anche per Poste Italiane, nonostante il bilancio dell'azienda sia più che florido. Tagli dettati esclusivamente dall'esigenza di guadagnare quanto più sia possibile: dopotutto se un cittadino ha necessità di un servizio sarà sicuramente disposto a fare lunghe file e sottostare a determinati orari. Ormai la mentalità del "massimo profitto" si è estesa a tutto: la nuova generazione di manager ragiona solo in termini di cifre e utile, sulla base del quale le aziende riconoscono corposi premi annuali... "è il capitalismo, bellezza".

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Ci sono anche i Comuni terremotati di Mirandola, Concordia e San Felice sul Panario, tutti in provincia di Modena, tra quelli che vedranno chiudere i propri uffici postali. Un progetto che prevede per il 2012 la chiusura di 1.152 uffici postali e la «razionalizzazione», da intendersi come apertura ad ore o a giorni, di altri 634 uffici.Sul fronte dei risparmi, una stima provvisoria parla di un recupero per le casse delle Poste di circa venti milioni di euro. Briciole in un bilancio che conta un utile netto di 846 milioni di euro. Ad ogni modo, la settimana scorsa il nuovo piano interventi è stato messo su un documento elettronico excel dall’ufficio Risorse umane di Poste Italiane sotto il nome «Chiusure/Razionalizzazione». Del resto, l’unica cosa certa è che il piano ha tempi strettissimi, considerato che l’azienda presieduta da Massimo Sarmi prevede di portare tutto a compimento entro l’anno. Saranno coinvolti uffici periferici, per intenderci come quello di Castellabate, Salerno, divenuto famoso per il celebre film «Benvenuti al Sud», ma anche agenzie di Comuni medi o grandi. Oltre ai citati paesi colpiti dal terremoto, verranno interessati dalla prevista serrata diversi centri di tutte le Regioni: da Stelvio, Bolzano, a Granieri (Caltagirone, Catania), e poi ancora da Camogli, Genova, a Linosa, Agrigento. 
Quella prevista dalle Poste è una revisione della spesa che assomiglia a una ritirata dal territorio da parte dell’azienda maggiormente radicata nel Paese. È un po’ come se venissero chiuse le caserme dei Carabinieri, i più antichi presidi dello Stato. Sul sito del gruppo postale si legge che la mission è «diventare un’azienda di servizi ad alto valore aggiunto che, valorizzando i suoi asset fondamentali ed in particolare la presenza capillare sul territorio, soddisfi le specifiche necessità della clientela tutta (...)». 





fonte



2 commenti:

Anonimo ha detto...

Che vergogna....
Da quando si son messi a fare le banche e i gestori telefonici va sempre peggio...
Viviamo davvero in un paese alla frutta.
Che tristezza

Anonimo ha detto...

I loro stipenti? Da ritirare alla posta, naturalmente......

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