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lunedì 2 luglio 2012
Guardate l'uniforme di questi agenti in tenuta anti sommossa: C'è IL NUMERO IDENTIFICATIVO sia sul petto che sul casco; sia davanti che dietro. In Inghilterra e in molte altre nazioni è utilizzato da tempo laddove sono previsti "tafferugli". E' un numero, non da nessun fastidio a chi compie il suo lavoro correttamente. Durante lo svolgimento di servizi di "ordine pubblico" sappiamo bene che ci scappano le manganellate: li hanno in dotazione per utilizzarli.

Ma utilizzarli non può significare UCCIDERE A MANGANELLATE come è successo a Roberto Riva (vedi: http://www.nocensura.com/2011/09/verona-45enne-muore-dopo-le.html)

OPPURE BASTONARE AL PUNTO DA FAR RIMANERE UN GIOVANE INVALIDO TUTTA LA VITA, come è successo al povero Paolo Scaroni (http://www.nocensura.com/2011/08/ultras-pestato-sangue-da-8-poliziotti.html) "mi volevano uccidere, mi bastonavano solo alla testa".



Per non parlare delle scene a cui abbiamo assistito al G8 e in molte altre occasioni, rimaste IMPUNITE proprio perché con il casco e magari anche la maschera antigas è impossibile identificare i MASSACRATORI. Recentemente in Val Susa abbiamo assistito ai campionati italiani di lancio del lacrimogeno ad altezza uomo: http://youtu.be/_M0VkbCeeXg

Rendere identificabili gli agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico NON è una misura contro di loro, ma anzi a loro tutela: gli agenti seri e umani, che non ridurrebbero MAI in fin di vita una persona a manganellate per futili motivi (come del resto non lo farebbe quasi nessuno, al di là della divisa) non dovrebbero più temere di essere sospettati di aver compiuto gesti come quelli citati sopra.

Chi svolge il proprio ruolo con serietà non ha niente da temere...

RENDERE IDENTIFICABILI GLI AGENTI SIGNIFICA DARE UN VOLTO A COLORO CHE ESAGERANO, CHI A SUON DI MANGANELLATE RENDE INVALIDE O UCCIDE PERSONE... non farlo, alla luce degli accadimenti, significa rendersi COMPLICI di tutto ciò...

VOGLIAMO IL Numero identificativo per le forze dell'ordine come gli steward!



fonte: "Numero identificativo per le forze dell'ordine come gli steward"


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Il numero identificativo va bene in un paese dove per chi si permette di toccare un agente con un dito e chi danneggia il bene pubblico e privato, sono previste pene CERTE e non irrisorie. Perciò non stiamo parlando dell'Italia.

Provo quindi ad immaginare cosa potrebbe accadere con i numeri identificativi e la prospettiva, ahimè, è kafkiana.

Tizio prende un colpo da qualcuno non meglio definito. Per puro caso si ricorda il numero 13, che sono io, che magari ero li vicino ma non sono l'autore. Il numero 13 viene indagato, additato come picchiatore su giornali e tg, massacrato su internet, magari siti e pagine di contestatori inseriscono mie foto, scrivono il mio indirizzo di casa o quello dei miei genitori (cose che sono già successe); e magari trovo anche un PM che mi dice che devo dimostrare io di essere innocente, e non l'accusa che sono colpevole, come invece sarebbe per i principi del Codice Penale italiano (cose che sono già successe).
Dopo due anni vengo assolto, ma come ne esco? Aggiungiamo che magari il ministero quasi sicuramente causa mancanza di fondi non mi risarcisce l'avvocato come è previsto in caso di condanna. Tutto ciò che ho scritto non è fantascienza, è già accaduto a me e ad altri.

Il successivo risultato sarebbe poi avere i Reparti Mobili completamente bloccati ed agenti in preda al terrore di vedersi pignorare la casa per pagare un avvocato, e con la speranza di non ritrovarsi qualche giustiziere della notte sotto casa.

CONSEGUENZA? Alla prima manifestazione Reparti Mobili che stanno a guardare, fine dell'ordine pubblico e città in fiamme.
In effetti il sogno di molti.

Anonimo ha detto...

Il numero identificativo va bene in un paese dove per chi si permette di toccare un agente con un dito e chi danneggia il bene pubblico e privato, sono previste pene CERTE e non irrisorie. Perciò non stiamo parlando dell'Italia.

Provo quindi ad immaginare cosa potrebbe accadere con i numeri identificativi e la prospettiva, ahimè, è kafkiana.

Tizio prende un colpo da qualcuno non meglio definito. Per puro caso si ricorda il numero 13, che sono io, che magari ero li vicino ma non sono l'autore. Il numero 13 viene indagato, additato come picchiatore su giornali e tg, massacrato su internet, magari siti e pagine di contestatori inseriscono mie foto, scrivono il mio indirizzo di casa o quello dei miei genitori (cose che sono già successe); e magari trovo anche un PM che mi dice che devo dimostrare io di essere innocente, e non l'accusa che sono colpevole, come invece sarebbe per i principi del Codice Penale italiano (cose che sono già successe).
Dopo due anni vengo assolto, ma come ne esco? Aggiungiamo che magari il ministero quasi sicuramente causa mancanza di fondi non mi risarcisce l'avvocato come è previsto in caso di condanna. Tutto ciò che ho scritto non è fantascienza, è già accaduto a me e ad altri.

Il successivo risultato sarebbe poi avere i Reparti Mobili completamente bloccati ed agenti in preda al terrore di vedersi pignorare la casa per pagare un avvocato, e con la speranza di non ritrovarsi qualche giustiziere della notte sotto casa.

CONSEGUENZA? Alla prima manifestazione Reparti Mobili che stanno a guardare, fine dell'ordine pubblico e città in fiamme.
In effetti il sogno di molti.

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