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sabato 21 luglio 2012
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Precariato, maltrattamenti, sfruttamento: gli operai indiani della Suzuki Maruti si rivoltano e bruciano vivo il direttore del personale. Delocalizzazione, anyone?
Con buona pace dei non violenti e gandhiani, la rivolta più sanguinosa degli ultimi giorni è avvenuta proprio in India. E si tratta di una rivolta operaia, colmo dei colmi, una rivolta alla fabbrica automobilistica Suzuki Maruti che collabora strettamente col gruppo Fiat.

Stufi di subire maltrattamenti, alcuni operai hanno reagito malmenando un caporeparto. E' stato l'innesco di una miccia che ha acceso la rivolta in tutta l'azienda, botte e sprangate tra operai e manager, fino all'uccisione del direttore del personale che è finito bruciato vivo. 100 feriti e 91 arrestati.
I lavoratori della Maruti avevano organizzato una serie di scioperi lo scorso anno, di cui uno della durata di 33 giorni. Protestavano contro il precariato (il 70% degli operai è precario, stagisti e interinali) e il licenziamento dei dipendenti a tempo indeterminato per assumere immigrati precari; ma anche contro il finto sindacato imposto dalla casa automobilistica, che non tollera la formazione di altre realtà sindacali.

Gurgaon, la città indiana dove sorgono gli stabilimenti, è un'altra delle tante città "modello" sorte come funghi in India, in Cina e negli altri Paesi della produzione globale. Grattacieli scintillanti stile Dubai, distese di impianti produttivi lunghi ciascuno anche un chilometro, e baraccopoli poverissime dove vive la forza lavoro.
La delocalizzazione dell'industria automobilistica, lo sfruttamento di manodopera locale (spesso giovanissima e propensa a combattere), porta inevitabilmente a questo tipo di scontri, specialmente in Paesi dove il lavaggio del cervello sul "subire senza reagire" non ha ancora fatto breccia a sufficienza. Forse è il caso che ci riflettano su, i nostri Marchionne: il costo del lavoro italiano è un po' più alto anche perché offre la garanzia che gli operai non ti brucino vivo quando protestano.
Potrebbe convenire, alla fin fine.
Non siamo asini, non possiamo lavorare come schiavi, il problema è l'enorme pressione, ci fanno lavorare come se fossimo 5000 quando non siamo che la metà. La capacità di produzione di Maruti è aumentata da 1 milione di unità a 1,27 nel corso degli ultimi due anni, ma il nostro salario non è aumentato per niente. (Un operaio Maruti)



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