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domenica 1 luglio 2012
di Romano Bracalini
Luca di Montezemolo dovrebbe essere in dirittura d’arrivo con la sua “Italia futura”, che non è un partito, ma è come se lo fosse; Oscar Giannino, arbitro d’eleganza, penserebbe anche lui a entrare in politica. Pareva della stessa idea anche Chicco Mentana ma poi ha smentito. La frammentazione del sistema politico italiano corrisponde al nostro naturale istinto di divisione e di cosca. In Italia un partito, per quanto vecchio e superato, non scompare mai completamente, semplicemente cambia nome.
Nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci i democristiani sono insuperabili maestri. La vecchia balena bianca ha partorito almeno quattro o cinque partitini democristiani in lizza fra loro. Fondare un partito conviene. Sempre meglio che aprire un’impresa. Troppe tasse e tempi burocratici infiniti. Invece con un partitino nuovo o riverniciato non ci sono rischi e si guadagna bene. Basta superare l’un per cento e arriva il rimborso elettorale. In Italia i partiti che riescono ad ottenerlo sono esattamente 67, un record mondiale. Ma c’è qualcosa di più del semplice tornaconto ed è il potere. Con tutto ciò si è trovato il modo di mandare al potere un governo che non è rappresentativo dei partiti. Un caso tutto italiano.

La politica in Italia è una risorsa allettante per chi coltivi forti ambizioni con relativo sforzo. E’ stato calcolato che il numero delle persone che in Italia campano di politica è da cinque a dieci volte superiore a quello della Francia, dell’Inghilterra, degli Stati Uniti. I 952 parlamentari italiani sono i più numerosi in Europa (gli Stati Uniti ne hanno 535, la Gran Bretagna 650). L’idea di ridurne il numero (e lo stipendio) ha finora cozzato contro un muro di scetticismo e di ostilità. Abbiamo il più alto numero di partiti del mondo occidentale e i politici più ricchi della UE: guadagnano quattro volte gli spagnoli e il doppio dei tedeschi (in compenso il salario di un operaio italiano è un terzo di quello francese o tedesco).
Nella difesa degli interessi di casta tutti compatti da destra a sinistra, nessuno escluso. Altrove non esistono giornali di partito finanziati dallo stato il quale supplisce alla mancanza di lettori ed è un onere che ricade per intero sul contribuente costretto a finanziare anche le idee contrarie alle sue. Negli Stati Uniti città di un milione di abitanti sono in genere prive di sedi permanenti di partito, mentre in Italia non si trova una cittadina che ne sia sprovvista. I centri di propaganda politica dei maggiori partiti italiani (ma anche dei minori rappresentati in Parlamento) sono aperti tutto l’anno, come aziende in piena regola, con personale in varia forma remunerato (ma sempre a carico del contribuente). Non c’è paese dell’Occidente in cui i partiti politici abbiano un potere illimitato come in Italia: essi influenzano la vita pubblica, controllano direttamente o indirettamente ogni settore della vita economica.
L’ex governatore della Banca d’Italia, Guido Carli, ha scritto: “Il problema non è il grado di professionalità delle persone investite delle cariche di presidenti e di vicepresidenti delle Casse di risparmio… Ma tutti sanno che la loro designazione origina da un determinato partito politico e sanno che quei partiti attendono che, senza violare leggi, regolamenti e statuti, i comportamenti dei presidenti e vicepresidenti rivelino gratitudine verso gli autori della designazione”. Sappiamo che agli alti burocrati nominati dai partiti non è richiesta tanto la competenza quanto la devozione e la fedeltà. Per questo i “politici” sono preferiti, nella carriera statale, ai cittadini senza distintivi anche se titolari di un curriculum professionale ineccepibile.
Roma ha sempre significato compromesso e corruzione della vita politica e il Nord ha finito per scottarsi. Tradizionalmente i partiti in Italia, data la debolezza dello Stato, hanno sempre svolto un ruolo di supplenza diventando gli involontari garanti della coesione sociale e politica. Così che venendo a mancare il “mastice partitico”, Nord e Sud potrebbero entrare in rotta di collisione. E’ tempo che ciò avvenga, dovrà prima o poi avvenire. Al posto dei vecchi partiti, che hanno fatto il loro tempo, dovrà sorgere un nuovo schieramento politico legato al territorio e destinato a mettere in discussione tutte le vecchie regole. Si vuol dire che venendo meno il supporto partitico, che ha finora tenuto insieme questa rattoppata Italia, la strada della separazione potrebbe diventare più facile e quasi obbligata.

fonte: lindipendenza.com
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Nota: In quanto al numero dei parlamentari, l'articolo cita poche nazioni, quelle che fanno comodo all'articolista, che non cita per esempio che in Francia i parlamentari sono 923 (pochi meno) mentre in Inghilterra sono addirittura 1.348; in Spagna (che ha un numero di abitanti molto inferiore - sono 606.
La riduzione del numero dei parlamentari è una questione da valutare attentamente... Riduzione del numero dei parlamentari: ecco cosa c'è sotto




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