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lunedì 16 luglio 2012
La classifica sulla libertà di stampa di RSF in formato PDF qui

Racconta la verità per mestiere e questo lo rende un "terrorista". Eskinder Nega è un terrorista, almeno per l’Etiopia che l’ha condannato a 18 anni di reclusione: l’uomo è stato giudicato colpevole insieme ad altre 23 persone. Ecco cosa è successo.


La legge è stata approvata nel 2011 da Meles Zenawi e prevede l’ergastolo o la pena di morte. I presunti “terroristi” sono stati accusati di avere contatti con Ginbot 7, un gruppo di opposizione che lo Stato considera di natura terroristica. Ginbot, come il Fronte di Liberazione Nazionale dell’Ogaden, si batte per l’indipendenza della regione orientale a maggioranza somala.
LA PENA –  Eskinder Nega deve scontare una pena di 18 anni: il giornalista ha vinto un premio prestigioso per il suo lavoro il “Pen’s America’s Freedom”. La legge antiterrorismo è stata ampiamente criticata per la sua rigidità: Andualem Arage, un altro imputato, si è beccato l’ergastolo. Eskinder è stato arrestato dopo aver scritto un pezzo che metteva in discussione proprio gli arresti causati dalla nuova legge.
PRIGIONIA – Dal 1993 ad oggi, Eskinder è stato arrestato almeno sette volte dal governo di Meles Zenawi: “La prigionia è l’esemplificazione della volontà del governo etiope di zittire qualsiasi voce contraria nel paese” ha dichiarato Claire Beston di Amnesty. Il paese è vittima del controllo mediatico e la legge antiterrorismo è un bavaglio alla libertà d’espressione.


fonte: Giornalettismo



1 commenti:

Cichero Cichero ha detto...

"L'uomo simbolo della lotta per le libertà civili condannato con altri 19 attivisti e reporter. Grazie alla legge "antiterrorismo" che soffoca ogni manifestazione di dissenso. Ma il premier Zenawi è un prezioso alleato degli Usa contro il fondamentalismo islamico".

Venerdì, ad Addis Abeba la sentenza: 18 anni per cospirazione. Con lui, altri 19 tra reporter e attivisti.

Il governo di Zenawi lo ha arrestato almeno sette volte, e in più occasioni gli ha fatto intendere che l’unica speranza di salvezza sarebbe stata l’esilio, destino di centinaia di colleghi. Al suo fianco sempre lei, Serkalem Fasil, giornalista, bella e forte al punto da non abbandonare mai Addis Abeba e seguire il marito raccontando le proteste scoppiate dopo le elezioni del 2005 e culminate con una repressione senza precedenti: 200 i morti, 30mila gli arresti. Una moglie che è stata arrestata con lui una volta per tradimento, e che durante la prigionia ha dato luce a loro figlio, il piccolo che oggi, a sette anni, ha perso la speranza di vivere con il padre vicino.


Cerchiamo di salvarlo, facciamoci sentire da ogni parte del mondo, diffondiamo la notizia il più possibile sui nostri social network, sui nostri siti, sui nostri blog.

Non è concepibile che un uomo che qui da noi sarebbe un illustre giornalista e opinionista, altrove sia condannato come cospiratore, e solo perchè denunciava fatti gravissimi, perchè voleva che certi soprusi e certe stragi, terminassero.

Firmiamo per la libertà di espressione, per la libertà.

http://www.petizionionline.it/petizione/giornalista-blogger-condannato-a-18-anni-di-carcere-eskinder-nega-non-e-un-cospiratore/7578

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