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martedì 17 luglio 2012
di Silvia Mari
Il Comitato di bioetica lancia l’allarme per il boom incontrollato di operazioni di chirurgia plastica, scelte per ragioni di pura estetica. Il problema numero uno è rappresentato dalla scelta, poco consapevole, di ottenere misure esagerate e di rispondere a canoni di bellezza, spesso poco proporzionati alla propria fisicità e dettati dall’ideale maschilista-sessista imperante nel nostro paese. Labbra paralizzate dal silicone, seni esagerati, zigomi gonfi come pomelli e occhi felini sono la ricetta della felicità per moltissime donne, magari giovani e già carinissime, con l’unico scopo di eccitare il testosterone e non di perfezionare difetti o di migliorare relazioni sociali compromesse da tratti fisici non gradevoli. Questo è il modello vincente: a metà tra la velina e la pornostar.

Questo richiamo alla deontologia per la chirurgia estetica e ricostruttiva sarà al centro di un documento, di cui sono firmatari il vicepresidente vicario Lorenzo D'Avack, Laura Palazzani e Giancarlo Umani Ronchi. Lo stop netto è per gli interventi sugli adolescenti o i disabili, finalizzato alla “conformazione al principio di normalità”. Nella parte ricostruttiva si presta invece molta attenzione, per le ricadute psicologiche, ai trapianti di viso e arti.


Occorrerebbe a questo proposito che, parallelamente alle questioni bioetiche sollevate sulla chirurgia ricostruttiva, il Ministero della salute portasse a termine il censimento degli interventi di ricostruzione mammaria eseguiti nei nosocomi italiani. La frammentazione dei dati tra le diverse strutture e le Breast unit impedisce ad oggi - fatto gravissimo -  di possedere una mappa esaustiva e attendibile di tutti gli impianti e quindi anche di confrontare numeri e dati relativi a possibili complicazioni e ai follow up degli interventi.

Quel che è chiaro è che il bravo chirurgo plastico deve saper consigliare adeguatamente la paziente o il paziente che decidesse di “rifarsi” alcune parti del corpo, non soppiantando, per compiacere il desiderio e la parcella,  i principi di salute di un corpo e dell’equilibrio psico-fisico. Un seno esagerato su una donna molto magra può procurare problemi di postura, rifarsi il naso dopo i 45 anni (quando ormai la vita di relazione sociale e affettiva è stata più che affrontata) può non essere ben vissuta dopo che per più della metà della vita ci sé abituati a una certa immagine del proprio viso. La dissuasione di un bravo specialista dovrebbe anche esser quella di sensibilizzare al gusto e alla bellezza, che non è esattamente quella che molte donne si sono convinte sia.
Il miglioramento della propria immagine se è funzionale ad un maggiore equilibrio psico-emotivo ed allacciare relazioni sociali non penalizzate da difetti fisici evidenti può esser accettato anche a prescindere dal dogma della maggiore età. I dogmi della legge sono, ancora una volta, la tipica e incompleta risposta italiana alle trasformazioni sociali. Ad esempio, tenendo presente che una ragazza inizia la propria vita affettiva e sessuale ben prima dei 18 anni e che l’adolescenza è una fase durissima della crescita perché non autorizzare prima delle maggiore età un aumento del seno o una rinoplastica di fronte a difetti effettivamente penalizzanti?

Quello che conta è l’analisi delle motivazione, il dato fisico-oggettivo e l’adeguata consapevolezza della paziente. E’ questo l’esercizio di verifica che si chiede ad uno specialista, più che la verifica dei documenti.

In effetti è ben oltre la maggiore età la chirurgia plastica da pessime prove del proprio esercizio trasformando il corpo, specie delle donne, in un’opera di superamento estremo del limite. E se ognuno è libero di diventare ciò che desidera, la medicina ha il dovere preliminare di non dimenticare i propri doveri, almeno nell’obbligo della dissuasione e nell’arte del giusto consiglio.

La giovinezza esasperata e le dimensioni bombastiche sono le due prove di quanto sia necessaria un’operazione culturale per istruire le persone sul bello. Che non c’è dubbio, come insegnava Kant, risponde a canoni universali e oggettivi; ma che, proprio per questo, non può essere declinato per il gentil sesso (utenza principale della chirurgia estetica) ai soli dettami ormonali e non estetici dell’universo maschile.



fonte: altrenotizie



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