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martedì 31 luglio 2012
Lo chiamano «piano chiesa» o «norma ad parrocchiam». Certo il codicillo approvato nottetempo dalla Regione Lazio è un fantasioso inedito. Una modifica alle leggi urbanistiche per consentire a Curia ed enti ecclesiastici di ampliare o costruire edifici religiosi aggiungendo a parrocchie e oratori appartamenti, uffici, alberghi, centri commerciali. Tutto in deroga ai piani regolatori e con facoltà di cedere l’ulteriore diritto edificatorio a privati. Esempio: la Curia ha un terreno agricolo di seimila metri quadri. Può costruire una nuova parrocchia con oratorio e locali religiosi annessi su tremila metri quadrati. E sugli altri tremila una palazzina residenziale, un albergo, un centro direzionale, un outlet. Oppure vendere il secondo appezzamento a un costruttore che tirerà su quel che vuole, grazie al premio del «piano Chiesa».

La norma è spuntata a sorpresa nel corso della tempestosa seduta del Consiglio regionale laziale dedicata all’approvazione delle modifiche al piano casa. La prima stesura, varata un anno fa dalla maggioranza di centrodestra tra le polemiche di associazioni come Legambiente, Italia Nostra, Legambiente e Wwf, era stata bocciata dal governo Berlusconi e spedita alla Corte Costituzionale perché cancellava vincoli paesaggistici e archeologici e prevedeva un condono sulle aree vincolate. Per evitare la mannaia della Consulta, la giunta regionale guidata da Renata Polverini aveva chiesto tempo, promettendo correzioni risolutive. Così è nato un testo arrivato giovedì scorso in aula, con la giunta a rassicurare sul preventivo «via libera» del ministero dei Beni culturali. Ed è spuntato, nel sub-maxi-emendamento (un unico articolo di dodici pagine con ventidue commi da votare in colpo solo per superare l’ostruzionismo), la «norma ad parrocchiam». Farina del sacco di Luciano Ciocchetti, assessore all’urbanistica dell’Udc.

Tutto risolto? Macché: pasticcio su pasticcio. Le opposizioni hanno abbandonato l’aula denunciando forzature procedurali: prima il sub-maxiemendamento (che suscita dubbi di legittimità tra i costituzionalisti) con l’aggiunta in extremis del piano chiesa su cui non c’è stata discussione; poi la cancellazione per inammissibilità di 248 ordini del giorno su 250 (che comporterà addirittura denunce alla Procura per abuso d’ufficio e falso ideologico da parte dei Radicali).

Gli ambientalisti hanno sollevato perplessità sulla norma urbanistica definita «un regalo a Chiesa e palazzinari», oltretutto varata nello stesso giorno in cui il governo, in accordo con associazioni come Slow Food e con plauso generale, presenta un rivoluzionario disegno di legge per salvare i suoli agricoli dalla cementificazione. Crepe si sono aperte anche nella maggioranza, con sette voti mancanti e la polemica defezione di Rodolfo Gigli, ex presidente regionale e «padre nobile» dell’Udc, lo stesso partito dell’assessore Ciocchetti, che ha parlato di «metodo assolutamente inaccettabile».

Il ministero ha gelato la giunta laziale, smentendo qualsiasi placet sul piano casa bis, anzi precisando di aver comunicato mesi fa alla Regione di considerarlo persino «peggiorativo» rispetto al primo, il che rende probabile un nuovo stop con ricorso alla Consulta. Infine dalla Curia romana filtra imbarazzo per la «norma ad parrocchiam», e la precisazione di non averla richiesta né sollecitata, anche perché destinata ad avvantaggiare soprattutto migliaia di enti religiosi internazionali che hanno sede e proprietà immobiliari a Roma.

Resta la domanda: perché tanta fretta, con blitz procedurali così vistosi e un affannoso voto alle due di notte, tagliando dibattito, emendamenti e ordini del giorno su un provvedimento così delicato? L’approvazione entro fine mese era un impegno assunto con il governo, spiega l’assessore Ciocchetti. L’opposizione nega l’urgenza istituzionale e attribuisce la premura a ragioni diverse: bisognava chiudere giovedì notte per consentire allo stesso Ciocchetti di volare venerdì a Londra per assistere alla cerimonia inaugurale dell’Olimpiade.


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