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domenica 3 giugno 2012
Due volte e' stato detto all'americano Timothy Brown che stava per morire: nel 1995 per la sua sieropositivita', e dopo nel 2006 per una leucemia. Unico malato di Aids guarito, dopo la somministrazione di cellule staminali, il suo caso, unico al mondo, da' speranza e nuove prospettive ai ricercatori.
Il mio sogno non e' quello di essere il primo uomo che vi dice “io sono guarito”, ma di dire “noi siamo guariti”, ha detto Brown nella conferenza International symposium HIV & emerging infectious diseases (Isheid), che si e' tenuta di recente a Marseille, davanti ad un migliaio di professionisti, tra cui piu' di 600 medici virologi.
Presentato nella letteratura medica come “il paziente di Berlino”, perche' e' li' che e' stato curato, il sopravvissuto all'Aids ha accettato di portare la propria testimonianza e il suo caso e' sempre piu' conosciuto ed analizzato dalla comunita' medica.
L'americano che vive a San Francisco, ha ricevuto una “standing ovation” nella sala del convegno dopo aver raccontato il proprio percorso di sofferenza e di speranza fino alla guarigione avvenuta cinque anni fa.
Prima di lui, il suo salvatore Gero Hutter, ematologo all'ospedale universitario della Carita' di Berlino, ha esposto come ha messo in opera il suo trattamento.


L'idea di trattare i pazienti affetti da HIV con una terapia cellulare si e' fatta avanti negli anni 80, ma non progrediva, ha detto il medico tedesco.
Quando gli hanno presentato Timothy Brown nel 2006, l'idea di Gero Hutter era di cercare donatori di midollo osseo portatori di una mutazione genetica che si manifesta nell'1% della popolazione bianca.
Una particolarita' genetica, assente nelle popolazioni asiatiche ed africane, presente essenzialmente nelle popolazioni bianche intorno al mar Baltico e in Europa del Nord, ha sottolineato il dr Hutter.
Questa mutazione tocca la serratura -il recettore CCR5-d32- che permette al virus di infettare le cellule -linfociti CD4- immunizzandola contro i portatori di HIV.
Timothy Brown ha ricevuto nel 2007 due innesti di midollo osseo: non solo la sua leucemia e' stata sconfitta ma, dopo 600 giorni, la carica virale e' divenuta non rilevabile. Il suo tasso di anticorpi si e' abbassato ad un livello tale che indicava la dissoluzione del virus. Un risultato confermato in seguito attraverso diverse biopsie.
Un trattamento non universale.
Il caso e' storico, ma il dr Hutter ha temperato le prospettive aperte da questo trattamento, che e' certamente un indirizzo per la ricerca, ma non puo' essere la soluzione di cura per i 34 milioni di malati che ci sono nel Pianeta.
Non ci sono abbastanza donatori per tutti i trattamenti, ha riconosciuto il ricercatore.
Brown ha anche sottolineato l'inferno della terapia: una complicazione neurologica ha fortemente toccato la sua memoria e il suo linguaggio, e il rischio di mortalita' e' notevole: un paziente su tre muore.
I nuovi orientamenti della ricerca stanno portando gli specialisti, tra cui il dr Alain Lafeuillade del servizio d'infettologia dell'ospedale Sainte-Musse di Toulon, organizzatore di questo incontro, a prospettare a medio termine l'eradicazione di questa malattia.
E' la prima volta che si dimostra che e' possibile, dice entusiasta lo scienziato, citando nuovi percorsi sui trattamenti preventivi o nuove terapie funzionali per rendere dormiente il virus senza dover prendere farmaci per tutta la vita.
Il dr Lafeuillade crede anche molto ad una riorganizzazione della ricerca e partecipa ad un programma lanciato dal Premio Nobel Françoise Barré-Sinoussi.
Lui sostiene che vanno prese le cose al contrario. Invece di cercare come per i vaccini degli importanti finanziamenti per poi lanciare la ricerca, lui preconizza di chiedere a dei gruppi di ricercatori cio' che sono in grado di fare, poi cercare i finanziamenti, sperando che questo capovolgimento di prospettiva consenta di far emergere nuove strade terapeutiche.

(Afp del 02/06/2012)


fonte: Aduc


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