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venerdì 15 giugno 2012

Terremoto, «Hanno già dimenticato mio figlio»

di Gian Pietro Zerbini
L’amaro sfogo del padre dell’operaio ferrarese morto a S. Agostino: fino ad ora solo promesse e la burocrazia ci ostacola
FERRARA. «Tutti parlano di ricostruzione dopo il terremoto, ma ormai ho visto che si sono già dimenticati delle vittime e delle loro famiglie». E’ l’amaro sfogo di Bruno Cavicchi, padre di Nicola, il giovane operaio della “Ceramica Sant’Agostino”, morto colpito da una trave mentre lavorava nel capannone della fabbrica durante la fortissima scossa di terremoto del 20 maggio.
«La mia famiglia - continua Cavicchi con la voce rotta dall’emozione - era un tavolo solido, è mancata una gamba ed in pratica è caduto tutto».
Il padre di Nicola è arrivato ieri mattina in redazione con un groppo alla gola, immerso nei problemi della burocrazia, che invece di allentarsi nei confronti di chi ha subito lutti in questa devastante tragedia, si complicano tremendamente. E il tutto suona proprio come una beffa. Uno stato d’animo di abbandono che si tocca con mano quando Cavicchi inizia ad elencare tutte le problematiche, fiscali, contabili ed economiche che deve affrontare in questo periodo, aggravato dal fatto di una mancata sensibilità nei confronti di una persona che ha perso il proprio figlio nel terremoto.

«Per prima cosa mi hanno bloccato il conto corrente - spiega Cavicchi - che era cointestato con Nicola, così nascono i primi problemi anche perché devo pagare il funerale. Oggi poi sono andato a chiedere allo sportello comunale se potevo avere una dilazione di pagamento dell’Imu a settembre, non ho la casa lesionata, ma sono l’unico nel Comune di Ferrara ad avere perso un figlio, ma nessuno è riuscito a darmi una risposta. Devo pagare 1.890 euro perché la casa che stava ultimando mio figlio è intestata a me e quindi non figura come sua prima abitazione». Oltre ai problemi finanziari, ci sono quelli morali, difficili da rimarginare soprattutto quando si parla di un giovane uomo di 35 anni ben voluto da tutti. «Spenti i riflettori dei primi giorni - continua Cavicchi - dopo il funerale, le visite di Monti e di Napolitano, ho l’impressione di essere stato dimenticato proprio dalle istituzioni. Non ho avuto ancora risposte dall’azienda, il titolare Manuzzi è venuto a trovarmi a casa, porgendomi le condoglianze, cosa che ho apprezzato, poi non ho avuto più notizie. Ho ricevuto tanti telegrammi di amici e conoscenti in questi giorni, quelle che ho sentito distanti invece sono state le istituzioni e purtroppo sto toccando con mano difficoltà che non pensavo di incontrare. Le racconto un particolare, mio figlio stava costruendo una casa antisismica, era perplesso per il costo aggiuntivo in quanto era convinto che erano precauzioni eccessive. Purtroppo ha trovato la morte in una struttura che non ha retto alle scosse. Spero solo che non abbia sofferto troppo. Nicola è stato molto sfortunato, da ragazzino a scuola ha contratto anche l’epatite durante un prelievo di sangue, ma era riuscito a guarire dopo 4 anni la malattia. Mi lasci ringraziare il sindacato della Fials Sanità, sono gli unici che concretamente ci hanno dato un mano, tra tante promesse avute e rassicurazioni». Una storia triste, che deve far riflettere. Il dolore di un padre per la morte di un figlio è sacro, soprattutto in questa circostanza. La autorità tutte ma anche la comunità civile hanno il dovere di rendere questo dolore più lieve e non aggravarlo.



fonte: lanuovaferrara.gelocal.it



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