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venerdì 8 giugno 2012
Il Ministero della Difesa russo ha avviato un intensivo addestramento dei reparti destinati agli interventi all’estero, compreso in Siria. Come rivela la Nezavisimaya Gazeta menzionando anonimi informatori dell’esercito, i preparativi per gli interventi armati in quel paese potrebbero essere condotti dalla 76° divisione d’assalto aviotrasportata di Pskov, dai reparti congiunti della 15° Brigata di Samara, nonché da unità speciali cecene che hanno già prestato servizio nelle forze speciali “Ovest” ed “Est” del GRU (Comando dei Servizi Segreti Militari, N.d.T.).

Il giornale sottolinea che la divisione aviotrasportata di Pskov è una delle più pronte ai combattimenti dell’esercito russo. I suoi ufficiali, sottufficiali e soldati hanno preso parte alle operazioni di mantenimento della pace in Kosovo nel 1999-2001, a entrambe le guerre in Cecenia (1994-1996 e 1999-2007) e alla guerra contro la Georgia dell’agosto 2008. Dal 2004 la 1°Divisione dell’esercito russo è composta di soli professionisti.

Per quanto riguarda i soldati ceceni, come ricorda il quotidiano, furono introdotti nel 2006-2007 dall’allora Ministro della Difesa Sergei Lavrov, portando a termine con successo missioni di pace in Libano. Si sono distinti nelle operazioni di guerra contro la Georgia in Ossezia del Sud nell’agosto del 2008.
Inoltre, la preparazione per un eventuale intervento in Siria era già stata effettuata dalla brigata indipendente dei Marines della Flotta del Mar Nero. Essi erano presenti sul cacciatorpediniere Smetliviy, che al ritorno dopo due mesi di perlustrazione nel Mediterraneo, a maggio ha visitato il porto siriano di Tartus, punto logistico della Marina russa. La Smetliviy, come ha rivelato l’agenzia di stampa ucraina UNIAN, è ritornata il 31 maggio a Sebastopoli. Contemporaneamente, il capo dell’agenzia informativa della Flotta, capitano Vyacheslav Trukhachev, ha detto all’agenzia che la Smetliviy, passato lo Stretto e ormeggiata nel porto siriano aveva fornito una squadra antiterrorismo – una brigata indipendente dei Marines della Flotta.

Il giorno precedente era ritornata dal Mediterraneo la nave cisterna Iman, che a Tartus aveva rifornito di carburante le navi della Marina Russa. A marzo quasi scoppiò uno scandalo internazionale, quando si diffusero voci dell’opposizione siriana attraverso i media arabi secondo le quali la nave portava forze speciali e d’attacco di terra dei Marines. L’Europa aveva anche messo in guardia la Russia contro uno sbarco dei suoi soldati in Siria.

Smentite erano arrivate dall’ufficio stampa del Ministero della Difesa, dal Ministro della Difesa Anatoly Serdyukov e dal Ministro degli Esteri Sergei Lavrov. Essi spiegarono che la “Iman” eseguiva soltanto compiti logistici e che a parte il personale civile, a bordo vi era solo un’unità di sorveglianza. Lavrov aggiunse che tali “fantasie” dell’opposizione siriana erano una chiara provocazione diretta a minare il piano di pace dell’inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba Kofi Annan.

Il “precedente Kosovo” e la “brillante iniziativa” dei consiglieri di Medvedev

Gli esponenti della leadership russa hanno garantito che non è previsto alcun invio di soldati russi in Siria. Ma con il peggioramento della situazione nel paese la stampa russa hanno iniziato a temere che la Russia e l’Occidente si sarebbero trovati sull’orlo di un conflitto armato – come nel caso del Kosovo. Gli stessi diplomatici che temono un nuovo “scenario libico” in Siria hanno più spesso ricordato il “precedente Kosovo” nel quale la NATO iniziò a bombardare la Yugoslavia senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite. Questo portò a una grave crisi tra la Russia e l’Occidente che quasi si trasformò in un conflitto diretto allorquando i paracadutisti russi occuparono l’aeroporto di Pristina.

Oggi, 13 anni dopo, in Occidente si parla ancora della possibilità di un intervento militare aggirando le Nazioni Unite, dove Russia e Cina hanno potere di veto come membri permanenti del Consiglio di Sicurezza per bloccare qualsiasi risoluzione che preveda un simile scenario.

Affinché le truppe russe intervengano al di fuori del paese, Siria compresa, oltre alla risoluzione delle Nazioni Unite è necessario un accordo politico dei vertici russi.

La scorsa settimana, il segretario generale della CSTO (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva) Bordyuzha ha detto che per affrontare il conflitto siriano è “teoricamente possibile” la partecipazione dello KSOR (Forza Comune di Risposta Rapida). Tuttavia ha sottolineato che i militari in Siria finiranno in un inferno, perché si combatte con armi pesanti, e qualsiasi interferenza con gli obiettivi di mantenimento della pace significherebbe mantenere vive le ostilità.

“A quanto pare in Siria è necessario effettuare un intervento di imposizione della pace, soprattutto ai combattenti – ha dichiarato Bordyuzha – vale a dire coloro che cercano di risolvere i problemi politici con la forza delle armi e non nell’ambito della Costituzione dello stato.” Perciò ha concluso dicendo che l’idea di inviare le forze del CSTO in Siria è “brillante solo per i politici.”

L’idea di inviare in Siria un contingente per il mantenimento della pace è stata del direttore dell’ INSOR (Istituto per lo Sviluppo Contemporaneo) allineato a Dmitry Medvedev, Ygor Yurgens. A suo parere la posizione della Russia sta diventando sempre più debole: Mosca ribadisce la necessità dell’indipendenza della Siria e in Occidente c’è la sensazione che sia disposta a sacrificare i diritti umani per le ragioni di indipendenza dello stato.

“La Siria deve avere una posizione più flessibile. Vediamo di impegnarci in un’iniziativa brillante, come l’invio in Siria di forze di pace CSTO. Ventimila loro elementi bene addestrati, ragazzi armati. Per dare il loro sostegno a Kofi Annan a nostre spese,” ha suggerito il direttore dell’ INSOR. Vale la pena di notare che a metà maggio i vertici moscoviti del CSTO avevano detto che i conflitti interni dei paesi arabi dovevano essere risolti senza interferenze esterne.

Fonte: StratsRisks - Tratto da terrarealtime





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