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venerdì 22 giugno 2012
Si è tenuto a Rio de Janeiro la "Conferenza Rio+20" , terzo summit mondiale sull'ambiente e lo sviluppo sostenibile. L'evento è la prosecuzione del "Summit della Terra" inaugurato, sempre a Rio, nel 1992 e ripetuto nel 2002 (vedi Wikipedia). Il Ministero dell'Ambiente nei giorni scorsi aveva dato grandissima enfasi all'evento, ma in realtà è stato un fallimento. Ecco il commento dell'ex Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione Univerde:

Basta censure alla verità .
Diciamo chiaro che il vertice dell'Onu sull'ambiente è fallito .
È stata Rio meno 20.

di Alfonso Pecoraro Scanio

In Italia si parla poco e nulla di emergenze vere come il cambiamento climatico.
In questi giorni addirittura c'è chi ha cercato di censurare la reale portata delle disastrose conclusioni della conferenza di Rio.
Mentre gli stumenti scientifici registravano nell'Artico il superamento nell'atmosfera della soglia di 400 parti per milione di co2 ,livello considerato di grave  allarme in Brasile le conclusioni del vertice avveravamo purtroppo il  timore che avevo espresso definendo  al conferenza "Rio meno venti" e vedo sempre più ripreso questo termine anche da tante associazioni .
Ma c'è un aggravante : nel '92 si puntava a contenere la concentrazione di Co2 entro le 350 parti per milione  mentre   siamo ormai  arrivati a 400 ppm,una Co concentrazione che,ripeto , la comunità scientifica mondiale considera insostenibile.

Ho partecipato ,con diversi ruoli,a tante conferenze internazionali ,ma difficilmente ho visto un così  miserevole risultato ,un fallimento palese.
Mancati i  due obiettivi :   green economy e nuova governance ambientale.
Perfino la stampa meno ambientalista ha dovuto evidenziare il tradimento anche delle aspettative meno ambiziose.
La green economy si è trasformata nello show del green washing di troppe multinazionali che, senza rinunciare alle  attività inquinanti e climalteranti  tradizionali ,spesso invece in  aumento,aggiungono qualche azione 'green '.
Magari si tratta  anche di singole azioni di  buona qualità ma ininfluenti nella battaglia mondiale per evitare un catastrofico aumento della temperatura e del tutto annullate proprio dalle crescenti attività dannose ,una "compensazione" al contrario.
Eppure sono tante  le vere 'green economies'  messe in atto da decine di migliaia di professionisti,realtà locali, piccole,medie e grandi imprese davvero innovative e che stanno dando lavoro a centinaia di migliaia di persone .
Ma il documento finale di Rio non riesce nemmeno a definire quale sia la Green Economy utile al Mondo,se per esempio quella della produzione diffusa di energia da fonti rinnovabili oppure ,per esempio m le grandi centrali a biomassa che bruciano olio di palma importato da migliaia di km di distanza e prodotto deforestando.
Ma Rio ha abdicato anche sulla difesa degli oceani dalla pesca insostenibile, un impegno doveroso e che non impattava nemmeno con il muro delle potenti lobby nere del petrolio .
Ed ancora dopo anni di  appelli nemmeno un'agenzia dell'ONU per l'ambiente.
Ricordo di essere stato a Parigi,all'Eliseo,  ad un incontro organizzato dall'allora presidente Chirac dove si lanciò la richiesta di trasformare l'Unep ( programma ambientale dell'ONU ) in un'agenzia sul modello della FAO o dell' UNESCO .
Lo stesso  neopresidente francese Hollande ,cui va' dato atto di essere stato l'unico leader del G8 a passare da Rio dopo il vertice del G20 del Messico ,ha perorato la causa dell'agenzia senza alcun esito.
Nulla nemmeno sulla governance.
Ci si interroga allora sull'utilità di queste dispendiose conferenze.
E mi chiedo anche perché l'Italia e l'Europa hanno approvato questo testo vuoto?
Ricordo che alla conferenza di Bali nel 2007 ,di fronte all'ostinata opposizione della rappresentante di Bush noi europei decidemmo di andare avanti comunque rischiando il fallimento della conferenza pur di non annacquare  in maniera inaccettabile il testo finale.
In una drammatica seduta plenaria,con il capo dell'Unep che scoppiò in lacrime ,  terminata in tarda mattinata dopo un'intero pomeriggio ed una  notte insonne  di braccio di ferro la delegata degli Usa ,di fronte all'isolamento e perfino alle offese ricevute da molti  piccoli stati  ritirò il veto e un'applauso liberatorio concluse lo scontro.
Ci sono momenti in cui è  meglio un confronto aperto e  duro piuttosto che un compromesso ad ogni costo.
Per fortuna tante associazioni,enti locali ,imprese etiche stanno operando autonomamente per ridurre le proprie emissioni e proprio in occasione del vertice sono stati annunciati risultati concreti di taglio dal basso delle emissioni.
È una speranza ma anche un ulteriore riprova della crisi delle  politiche e delle istituzioni tradizionali ,e questo resta un grande problema.
 

Alfonso Pecoraro Scanio


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