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lunedì 25 giugno 2012
di Gabriella Ziani
«La soprintendente è fuori sede». Segretari, impiegati, centralinisti della Soprintendenza non hanno più fiato per rispondere così tutti i giorni, con crescente disagio, e gli utenti (fra cui molti professionisti triestini) sono ormai inviperiti: da mesi le pratiche non vanno avanti.
Tutta la regione preme all’ufficio della Soprintendenza per i beni paesaggistici e architettonici, che per due mesi e mezzo ha dovuto aspettare, dopo il trasferimento ottenuto dall’architetto Luca Rinaldi a Torino, un suo successore.
Il 4 maggio è stata nominata Maria Giulia Picchione, proveniente dal Lazio, curriculum fittissimo e prestigioso, salutata dal direttore regionale Giangiacomo Martines (che in precedenza aveva ottenuto una delega ai funzionari per le firme ai documenti) con parole di entusiastico elogio: «Esperienza, conoscenza, disponibilità ad ascoltare cittadini e amministrazioni» diceva Martines. Nessuno ha potuto ancora apprezzarlo, perché Picchione finora è entrata nel suo ufficio due volte per il tempo di una singola giornata e altre due volte per tre giorni consecutivi, mentre da tutta la regione (pur in tempi di recessione economica) piovono progetti, ristrutturazioni, pratiche di concessioni e di incentivi di enti, imprese e artigiani che non fanno un passo senza l’approvazione della Soprintendenza architettonica. E la delega ad altri, ora che il titolare si è insediato, è scaduta.

A inizio giugno il vicepresidente della Regione, Luca Ciriani, aveva lanciato un formale appello a Picchione affinché prendesse in mano le proprie competenze. I casi pendenti, ad esempio una ristrutturazioni a Porcia da 700 mila euro, erano bloccati da una firma. Altrettanto ha spinto Udine, con la ripavimentazione del centro storico in attesa (e ha ottenuto una visita in loco). Il deputato Pdl Manlio Contento ha già presentato un’interrogazione parlamentare.
Da neodirigente, anche Picchione frequenta il corso per funzionari della Pubblica amministrazione a Roma, inoltre pare abbia impegni di docente universitaria. Dato non verificabile direttamente, la soprintendente non autorizza contatti telefonici. Anzi, ha messo sulla porta un cartello con l’orario di ricevimento che impegna anche l’ufficio, ristretto al solo mercoledì dalle 10 alle 12.30. Con obbligo per chi entra di depositare la fotocopia del documento di identità che poi deve restare agli atti.
Peraltro durante la cerimonia per Cividale “città dell’Unesco”, partecipata dal ministro Lorenzo Ornaghi, la nuova soprintendente ha comunicato a un folto numero di presenti che «rimarrà a Trieste tre o sei mesi e non di più, per tre giorni alla settimana e non di più». Dopo anni di turn-over, con il caso eclatante di una soprintendente che nel giro di soli 20 giorni si è insediata e ritrasferita, non è una grande prospettiva per Trieste e la regione, sedi che risultano spesso sgradite, per distanza, per stipendio inferiore. Anche Rinaldi appena arrivato manifestò scontento, fece di tutto per andarsene, e ci è riuscito con una causa al Tar. Della stessa Picchione si dice che avrebbe già intentato ricorso, e anche qui una verifica diretta è stata finora impossibile.
«C’è sconcerto nelle categorie, abituate a contatti agevoli e a tempistiche di assoluta eccellenza nel disbrigo dell’attività istituzionale e ora si trovano di fronte a un muro di gomma, questa inerzia è inconsueta e risulta dannosa» si limita a dire Piero Camber (Pdl), consigliere comunale e regionale, in aspettativa per incarico elettivo proprio dagli uffici della Soprintendenza .


fonte: Il Piccolo

Articolo della cronaca locale di Triste (da "Il Piccolo) segnalato da Rosa C. con la seguente riflessione: "Mi  chiedo se lo stipendio percepito dalla signora sia adeguato alla sua produttività.... ovvero rasenti lo zero." "Domanda retorica, suppongo." "Propongo di trasformare in massa i contratti di questi signori nei contratti "atipici" in cui si dibattono tanti giovani (e meno giovani, come me): a chiamata, in collaborazione con ritenuta d'acconto, e altre amenità, in cui (con buona pace DELLA Fornero) non puoi manco ammalarti, sennò la pagnotta - magra - non la porti a casa, dato che tante ore lavori, tanto sei pagato... (non parliamo di amenità come "ferie" per favore, e che diavolo sono?)"


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