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mercoledì 20 giugno 2012
Il segretario di Stato Theresa May ha preparato la bozza del Communications Data Bill, una legge che metterebbe a disposizione della polizia tutte le comunicazioni effettuate in Rete: mail, Skype, Facebook, e cronologia del browser. Già partita una petizione online per dire 'no' al provvedimento
di Elio Cogno
Mentre in Italia si discute delle intercettazioni fuori e dentro le aule istituzionali, in Gran Bretagna in questi giorni c’è chi osa di più. A farlo è Theresa May, segretario di Stato per gli Affari interni. Si chiama Communications Data Bill il documento, per ora pubblicato solamente in bozza, che sancisce la creazione di un “Grande Fratello” orwelliano per il Regno Unito. Mail, conversazioni su Skype e altri servizi di telefonia VoIP, messaggi sui principali social network, aggiornamenti di stato, cronologia dei siti internet visitati: questi sono solo alcuni esempi delle informazioni che la polizia inglese potrebbe acquisire se il progetto andasse in porto. Tutto il materiale digitale dovrà essere conservato per la durata di un anno e messo a disposizione dei dipartimenti di polizia locali o dei reparti dell’intelligence, alla ricerca di eventuali terroristi o criminali.

Per poter aver libero accesso a tutte queste informazioni, se il progetto andrà in porto, il Regno Unito imporrà di fatto il piano legislativo a tutte le compagnie telefoniche e le società fondate e operanti sul territorio. Non ci sarà invece alcun obbligo formale per le società con sedi all’estero, ma queste potranno “liberamente” aderire al progetto mettendo a disposizione il loro archivio dati alla polizia inglese. “Le tecnologie e i servizi per la comunicazione stanno cambiando velocemente – commenta Theresa May presentando la bozza del Communications Data Bill –. La maggior parte delle comunicazioni stanno avendo luogo su internet, utilizzando un’ampia gamma di servizi. Così come i criminali hanno aumentato le loro comunicazioni tramite internet, allo stesso modo noi abbiamo la necessità di essere sicuri che la polizia e le agenzie d’intelligence possano continuare ad avere tutti gli strumenti necessari per portare avanti il lavoro che chiediamo loro di fare: indagare sui crimini e sul terrorismo, proteggere i più deboli e assicurare i criminali alla giustizia”. E continua: “Mi rendo conto che queste proposte sollevano importanti questioni legate alla privacy personale. Questo Governo si impegna anche in questo caso, come altrove, a garantire il giusto equilibro tra la salvaguardia del bene comune e le libertà civili”.
Per avere accesso ai dati ci sarà comunque bisogno di una richiesta formale da parte di un giudice, ma questo piano costringe di fatto alla conservazione di alcuni dati sensibili degli utenti per almeno un anno, compresi tutti i siti visitati dal potenziale sospetto. Una situazione che non ha certamente trovato i favori di tutto il Parlamento e, uno su tutti, è arrivato il commento del Tory David Davis: “È un provvedimento incredibilmente invadente che non farà altro che catturare innocenti e incompetenti”. Ha invece commentato Rachel Robinson: “Così come internet, anche ogni abitazione privata può essere la scena di un crimine: dovremmo quindi installare telecamere nascoste e microfoni in ogni camera da letto dello Stato?”. A rafforzare la tesi di Theresa May ci sarebbero anche alcune previsioni a livello economico: nell’arco temporale di 10 anni si è stimato che una spesa di quasi 2 miliardi di sterline per la conservazione e diffusione controllata dei dati porterebbe a un risparmio tre volte superiore (circa 6 miliardi di sterline) per la maggiore efficacia investigativa.
Mentre potenziali terroristi o “vittime” di questo provvedimento potrebbero aggirare l’ostacolo utilizzando internet-point o accessi pubblici così da non lasciare tracce nemmeno nel mondo virtuale, a essere più spaventati del provvedimento sembrano essere gli utenti britannici che in rete hanno già scatenato una rivolta con la creazione di una petizione online che al momento ha già abbondantemente superato le 182mila firme.



fonte: ilfattoquotidiano.it



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