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domenica 3 giugno 2012
Il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca.
Il suo obiettivo è molto ambizioso:
diventare il prossimo segretario del PD.
C’è un ministro tecnico che ha importanti ambizioni politiche, tanto da pensare a se stesso come prossimo segretario di partito. È Corrado Passera, diranno i lettori di Wall Street Italia. E invece no. Nei corridoi della Roma ministeriale e politica si fa il nome di un altro "tecnico" pronto a lanciarsi nella politica tout court: il suo nome è Fabrizio Barca. Il suo obiettivo, a quanto si dice, è molto ambizioso: diventare il prossimo segretario del Partito Democratico, facendo le scarpe a Pierluigi Bersani. 

Il ministro per la Coesione territoriale – questa l’immaginifica definizione escogitata da Mario Monti al posto del tradizionale ministro del Mezzogiorno – ha avuto dal premier l’incarico di racimolare qualche risorsa dai fondi strutturali europei per poter fare qualche straccio di investimento. Monti qualche settimana fa ha detto che "Barca sta facendo un ottimo lavoro", di cui però il cittadino italiano ancora non ha contezza. Non saprei se l’enorme bufala degli 8 miliardi di fondi strutturali non spesi da destinare ai giovani, raccontata da Monti nei giorni scorsi e riportata con acritica evidenza dalla maggiore stampa nazionale, sia nata negli uffici di Barca. Comunque, restiamo in fiduciosa attesa.


Il fatto è che Barca, ormai cinquantottenne, ha altre cose per la testa. La sua carriera è a un bivio: o fa il salto di qualità, oppure resterà l’eterno "giovane e brillante economista" reclutato da Carlo Azeglio Ciampi all’epoca del suo governo, nel ’93. Anche allora si occupava di fondi UE, e forse si è stufato. È pronto per il grande salto. Del resto, Barca ha mangiato a casa pane e politica per una vita. Il suo papà, Luciano Barca, è stato, oltre che un economista, deputato e poi senatore del Partito comunista italiano, e direttore dell’Unità. Ai suoi tempi era una vera potenza all’interno delle Botteghe Oscure.

Ora il figlio è pronto ad emulare il padre. Come? Candidandosi a guidare un Partito democratico spostato a sinistra, strettamente legato alla Sel di Vendola e alle altre frange più estreme. Il 23 maggio scorso, non per caso, Barca ha confessato alla radio (nella trasmissione "Un giorno da pecora") che alle ultime elezioni ha votato " a sinistra del Pd". Ed a Silvio Berlusconi, che riuscì a promuoverlo capo dipartimento facendo fronte a molte resistenze, ha spiegato che "l’essere comunisti è una malattia di famiglia, una malattia incurabile".

Bersani avvisato, mezzo salvato. Nei prossimi mesi, in preparazione delle elezioni politiche della primavera 2013, il segretario del Pd prometta a Barca di nominarlo ministro dell’Economia. Qualcuno dice che un simile incarico potrebbe far dimenticare le ambizioni politiche all’ex "giovane e brillante economista".



fonte: wallstreetitalia.com


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