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giovedì 21 giugno 2012


Condanne definitive per i quattro poliziotti accusati della morte di Federico Aldrovandi, il 18enne deceduto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia in un parco a Ferrara. La Quarta Sezione Penale della Cassazione ha, infatti, rigettato i ricorsi degli agenti, contro la sentenza con cui la Corte d'Appello di Bologna li aveva condannati a 3 anni e mezzo di reclusione.


Viene così accolta la richiesta del sostituto procuratore generale della cassazione, Gabriele Mazzotta, che stamattina ha sollecitato i giudici della IV sezione penale di Roma nel respingere il ricorso presentato dagli agenti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri.


In aula, anche i famigliari di Federico, assente solo la madre per motivi di salute, che sono stati circondati dall'affetto di tanti amici e conoscenti ma soprattutto di chi, in questi anni, ha fatto di Federico un simbolo della "violenza di stato". Per questo, al fianco di papà Lino, c'era anche Giorgio Sandri, il padre di Gabriele Sandri, il giovane tifoso laziale ucciso da un colpo di pistola sparato da un'agente in piena autostrada all'altezza di Arezzo.



Sono stati così ritenuti colpevoli in ultima istanza di aver ecceduto nel loro intervento, per giunta immotivato, in quella tragica sera del 25 settembre 2005 in via dell'Ippodromo, a Ferrara: di non aver raccolto le richieste di aiuto del ragazzo, di aver infierito su di lui in una colluttazione usando i manganelli che, addirittura, per la violenza dei colpi si sono rotti all'impatto con il corpo del ragazzo. 


Non solo. Dopo aver ammanettato il giovane a pancia in giù con le mani legate dietro la schiena, i quattro avrebbero addirittura schiacciato il corpo di Federico in terra, probabilmente sedendosi sopra di lui, causando così un'asfissia postulare. Ed è in quel momento che il cuore del giovane Federico, secondo il cardiopatologo dell'università di Padova, avrebbe smesso di battere, dopo aver subito un colpo violento.


Lino Aldrovandi, il papa' del ragazzo, si è commosso più volte in aula mentre il pg Mazzotta ha ricostruito la dinamica dei fatti, fino a scoppiare in un pianto a dirotto al momento della lettura della condanna.


"Il pg e' un grande - ha spiegato ai presenti tra le lacrime Lino Aldrovandi dopo la difesa di Mazzotta - ha fatto una ricostruzione perfetta dei fatti. Noi invochiamo soltanto la giustizia per nostro figlio, le persone si condannano con gli atti processuali". 


"Alla polizia - ha evidenziato il pg nella sua requisitoria - spettano compiti ingrati di intervenire in ogni momento e nelle ore più faticose ma devono avere un grande senso di responsabilità e in questo caso non e' andata così. I poliziotti non avevano davanti un mostro, hanno agito come schegge impazzite avventandosi in quattro contro un ragazzo solo. Le condotte assunte dimostrano un grave deficit di diligenza e di regole precauzionali. L'agire dei poliziotti ha trasceso i limiti consentiti".


fonte: Today tratto da osservatoriorepressione.org




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