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venerdì 25 maggio 2012
La salute del nostro pianeta è a rischio. Dal 'Living Planet Report' 2012 emerge che il genere umano utilizza più risorse di quelle che si rigenerano. E il 30% della biodiversità è andato perso negli ultimi 40 anni

È ALLARME consumi per il pianeta Terra. Ogni anno gli esseri umani consumano più risorse di quante se ne producano, ben un pianeta e mezzo. Negli ultimi 40 anni, poi, è andato perduto il 30% della biodiversità, con picchi del 60% nelle zone tropicali.

Questi i risultati del 'Living Planet Report' 2012, rapporto sullo stato di salute della Terra del Wwf - in collaborazione con la Zoological Society di Londra, il Global Footprint Network e l'Agenzia Spaziale Europea - e diffuso in occasione del vertice mondiale sullo Sviluppo Sostenibile 'Rio+20', che si terrà a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno, e della Festa delle Oasi Wwf 2012, il prossimo 20 maggio.

Il rapporto ha analizzato l'impronta ecologica (l'indicatore che mette in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle) di 121 Paesi. Volto dell'edizione 2012 l'astronauta Andrè Kuipers, che si trova sulla Stazione Spaziale Internazionale. Kuipers ha raccontato il suo punto di vista: "Da qui riesco a vedere l'impronta dell'umanità, tra cui gli incendi delle foreste, l'inquinamento atmosferico e l'erosione del suolo e delle coste, le sfide che si riflettono in questa edizione del Living Planet Report".



Il problema è che l'umanità vive al di sopra delle possibilità. Come spiega Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, "stiamo utilizzando il 50% di più delle risorse che la Terra può produrre e se non cambieremo rotta il numero crescerà rapidamente, entro il 2030 neanche due pianeti sarebbero sufficienti". Le necessità del genere umano, infatti, sono già cresciute in modo esponenziale dal 1970 a oggi, passando da 30 miliardi di tonnellate a quasi 70.

La capacità di rigenerarsi degli ecosistemi di acqua dolce è diminuita del 37%, mentre solo un terzo dei fiumi più lunghi di 1.000 chilometri scorrono senza dighe sul letto principale. L'attività di pesca è aumentata di circa cinque volte in 50 anni, passando dai 19 agli 87 milioni di tonnellate. La deforestazione e il degrado forestale sono i responsabili di circa il 20% delle emissioni globali di CO2.

Gli Stati maglia nera nel consumo di risorse ambientali sono il Qatar, il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti. Seguiti al quarto posto dalla Danimarca e al quinto dagli Stati Uniti. Medaglia d'oro invece al Madagascar, piazzamento d'onore per lo Zimbabwe. L'Italia si è classificata trentaduesima. E il nostro paese ha il 50% delle coste a rischio erosione.

Ma la Terra si può ancora salvare. Cinque le mosse che il Wwf propone per invertire la tendenza:
- proteggere la biodiversità;
- produrre in maniera più efficente limitando lo spreco di energia;
- consumare in maniera intelligente;
- orientare i flussi finanziari verso progetti a supporto della conservazione e della gestione sostenibile degli ecosistemi;
- gestire equamente le risorse.
Un piano di lavoro volto a mettere il valore del capitale umano al centro dell'economia, dei modelli produttivi e degli stili di vita.

Fonte Repubblica


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