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lunedì 21 maggio 2012

Articolo di Davide Turrini per "Il Fatto Quotidiano"


Il giorno dopo si contano i danni e le ferite. Ma c'è anche qualcosa che probabilmente non doveva accadere: "Sono caduti i palazzi storici costruiti oltre 300 anni fa, ma anche i capannoni nuovi". Il presidente della Regione Errani: "Solo dopo le verifiche capiremo cosa è accaduto realmente". I 4 mila sfollati suddivisi in sei centri di accoglienza montati a tempo record. Atteso il sottosegretario Catricalà


”Bisognerà capire cosa è accaduto sulla base delle verifiche”. Il presidente della Regione Emilia Romagna, e della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, interviene così a Radio Anch’io sulla questione delle fabbriche crollate per il terremoto che ha colpito la zona di Modena e di Ferrara. “Dovremo fare delle valutazioni – ha aggiunto – ma sulla base di dati reali. Ci saranno delle verifiche e solo così si capirà cosa è successo veramente”.
Lo dice tra le macerie di tre paesi. “Il rumore del terremoto non ce lo dimenticheremo per il resto della vita”. A Finale Emilia, San Felice sul Panaro e Sant’Agostino, il giorno dopo la ferita che ha dilaniato tre paesi non si parla d’altro. Quel rumore grave che arriva dalle viscere della terra e in piena notte ti sveglia lasciandoti incredulo ed impaurito. Le scosse di assestamento dopo il grande boato di domenica notte (5.9 Richter, 6 chilometri di profondità) stanno lentamente attenuandosi, ma il timore che si legge nei volti tirati degli abitanti della bassa modenese e ferrarese non lascia dubbi.
Sette il bilancio ormai definitivo delle vittime e danni evidenti  agli edifici più antichi come a qualche casolare di campagna. Il terremoto del 20 maggio 2012 lascia profonde ferite esteriori e anche parecchi dubbi rispetto alle morti che per molti abitanti di questo spicchio di Pianura Padana potevano essere evitate. Perché a parte le lesioni gravissime al patrimonio architettonico (la rocca di San Felice sul Panaro è quasi del tutto distrutta) la polemica è montata attorno al fatto che oltre alle tre donne morte di malore per lo spavento della scossa, i quattro uomini deceduti sono tutti operai rimasti sotto le macerie di capannoni industriali che si sono letteralmente sbriciolati.
“Sono caduti i palazzi storici costruiti oltre 300 anni fa e i capannoni costruiti negli anni più recenti”, lamenta un ragazzo davanti ad uno dei centri della Protezione Civile a Finale Emilia. E l’impatto visivo proprio nei luoghi dove hanno perso la vita Tarik Naouch, Nicola Cavicchi, Leonardo Ansaloni e Gerardo Cesaro, sembra davvero da fine del mondo. “In molti fabbricati non c’erano nemmeno le travi centrali”, si dispera un ragazzo che conosceva una delle vittime dei crolli. Altrimenti un terremoto che nella scala Richter si è avvicinato ai valori di quello de L’Aquila, qui nella bassa padana non avrebbe mietuto vittime. “La rabbia è quella di non avere interrotto questi maledetti turni di notte dopo la prima avvisaglia dell’una e trenta”, spiega una ragazza di Finale.
I 4 mila sfollati che sono suddivisi in sei centri di accoglienza montati a tempo record dalla Protezione Civile tra San Felice (con due campi) e Finale (quattro) hanno passato la prima notte senza troppi problemi, se non quello della paura di non riuscire a tornare nelle proprie cose in tempi brevi. “Questa è una piccola cittadella”, spiega un responsabile della Protezione Civile di via Montegrappa a Finale – 250 persone in tenda e oltre 200 nella grande struttura agibile del campo sportivo, “ognuno ha il suo compito ed è chiaro chi comanda, qui non c’è caos”.
Ed è con orgoglio che si portano avanti i soccorsi e l’erogazione dei beni di prima necessità come cibo, acqua, coperte e soprattutto ombrelli e mantelle perché una fastidiosa pioggia cade ininterrottamente da stanotte. “Sono venuto a prestare opera di volontariato”, spiega un quarantenne che arriva da un paese vicino Bondeno assieme a sua moglie, “Oggi le scuole sono chiuse ed io sono un insegnante. Mi sembra giusto dare una mano in questo momento di difficoltà”.
Perché tra Finale e San Felice è evidente un senso di collettività spesso dimenticato dai media. La parola “aiuto” non sembra estranea. Infatti in questi paesi di campagna si uniscono naturalmente le forze degli abitanti storici del luogo e quelle dei nuovi migranti: pakistani, maghrebini e arabi che affollano le tendopoli e gli edifici agibili ritenuti tali dalla protezione civile, come un’intera scuola di San Felice sul Panaro che funge anche da mensa.
Ad esempio gli unici bar dove questa mattina presto sia la popolazione locale che le forze dell’ordine, che i volontari e anche gli stessi operatori dei media hanno potuto consumare una bevanda calda, sono due bar gestiti da immigrati cinesi: uno situato alle porte del centro storico di Finale Emilia l’altro proprio di fronte al Palazzo Municipale gravemente danneggiato a Sant’Agostino.
La compostezza la si rileva anche a Finale Emilia proprio davanti ad un mezzo dei vigili del fuoco dove attendono in fila almeno cento persone in attesa di lasciare i propri recapiti e sapere se la propria casa è agibile e se ci si può al più presto fare ritorno. “Ingegneri civili e vigili del fuoco stanno lavorando velocemente per capire la gravità delle lesioni nei muri interni delle case”, spiega un volontario della protezione civile dell’unità cinofila di Modena, “A mio avviso in una decina di giorni il grosso delle richieste verrà licenziato e probabilmente in molti potranno fare ritorno nelle loro abitazioni”.
Oggi pomeriggio nelle zone terremotate arriverà il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Antonio Catricalà, mentre domani si terrà un consiglio dei ministri per dichiarare ufficialmente lo stato di emergenza nazionale. Divampa anche qui una polemica sul web di non poco conto, legata al problema dei risarcimenti dello stato in caso di disastri naturali, visto che da decreto governativo, per essere rimborsati dei danni subiti dalle proprie abitazioni, da pochi mesi a questa parte i cittadini necessiterebbero di un’assicurazione privata, altrimenti il risarcimento non scatta. Ed è proprio il governatore dell’Emilia Romagna, Vasco Errani, a lamentare il problema ai microfoni di RadioUno: “Il costo di questa tragedia non può essere tutto sulle spalle del territorio, deve scattare una solidarietà da tutto il paese”.
fonte

Vedi anche: "E' UFFICIALE: Lo Stato non rimborserà più i danni da calamità naturali"


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