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mercoledì 16 maggio 2012
Dal 16 novembre in poi (la data di nomina come Presidente del Consiglio di Mario Monti) abbiamo sentito parlare, incessantemente, di: sacrifici lacrime e sangue, salva Italia, cresci Italia, semplifica Italia, credibilità internazionale, mercati, alta finanza, banche, tassazione, ecc. ecc. Prima e dopo quella data un unico obiettivo: far diminuire lo spread per evitare di fare la fine della Grecia. Per i bambini lo spauracchio è l’uomo nero, per gli adulti la Grecia. Altro che terra di Platone e culla della democrazia: la Grecia ha rappresentato la personificazione del male assoluto. Chi governava prima di Monti non aveva saputo prendere i giusti provvedimenti per evitare gli interventi sgraditi che il Professore ed il suo governo hanno dovuto prendere. IMU, accise sulla benzina, balzelli vari: tutto utile a far cassa, tutto necessario per non essere come la Grecia. Poi è stato il turno delle liberalizzazioni: a dire il vero il famoso decreto “cresci Italia”, già di per sé deludente, è stato trasformato in un “forse cresci Italia”, che ha certificato la vittoria dei corporativismi vari rispetto ad una culturale liberale praticamente inesistente in Parlamento. Oggi in Italia è più facile aprire un blog e dopo qualche giorno avere migliaia di lettori e diventare un opinion leader, piuttosto che mettere un insegnuola sul tettuccio della macchina per portare una persona da una stazione ad un albergo. Stendiamo un velo pietoso sulla riforma del mercato del lavoro. Finché l’idea sarà quella di legare il concetto d’iniziativa economica alla direzione dei mercati da parte di pochi privilegiati, il nostro Paese più che crescere potrà solamente tirare a campare.
Si è preferito privilegiare i “capitalisti di Stato”, gli imprenditori del sussidio, lasciando a se stesse quelle persone piene di spirito d’iniziativa che Einaudi chiamava anacoreti; gli Eremiti del sistema economico, costretti a vivere ai margini per continuare ad esistete. Bisogna essere realisti e non aver paura della verità: lo Stato con i decreti salva Italia e cresci Italia ha certificato la propria indisponibilità a considerare legittimo il diritto al lavoro ed alla libera iniziativa, finendo per accettare l’idea di un’economia doble face: quella legale asfittica e destinata al declino, quella sommersa vitale ma completamente slegata da regole e garanzie. Poi è arrivato il “semplifica Italia”: una marcia in più per snellire il mastodontico elefante burocratico che ci portiamo appresso. La misura più significativa: la scadenza della carta d’identità il giorno del compleanno. Così prima di passare in pasticceria a ritirare la torta, nessuno ci negherà un bel giretto all’anagrafe per lasciare qualche euro in marche da bollo. Lo Stato doveva mettere il proprio imprimatur anche sul giorno di festa per eccellenza di ognuno di noi. Nel frattempo, sul proprio sito, il Governo ha aperto la pagina di dialogo con i cittadini: uno spaccato nazional-propagandistico lanciato il 28 gennaio e aggiornato solamente il 17 febbraio (provare per credere). Forse nessun scrive più commenti entusiastici. Forse nessuno hai mai scritto appassionatamente ed i messaggi era invenzione di qualche lacché di turno. C’è stata, infine, la nomina dei supertecnici. In pratica dei supereroi chiamati a salvare gli eroi che nel frattempo sono rimasti con i piedi nelle sabbie mobili. Come se dovessimo prendere una badante per la badante del nostro anziano nonno perché la prima non è in grado di fare il proprio lavoro.
Era stato promesso un cambio di marcia, un modo nuovo di affrontare e risolvere i problemi. Il miracolo non è riuscito: il governo tecnico aveva ed ha il sostegno del Parlamento ed i suoi membri, salvo rare eccezioni, sono poco onorevoli e men che meno politici in grado di sostenere chi le cose dovrebbe saperle fare. D’altronde cosa ci si può aspettare da un poliziotto messo a guardia di un ladro che ha le chiavi della cella? Convincerlo a non usarle è già un successo.
Prima di Monti chi governava non era in grado di prendere decisioni e chi era all’opposizione non sarebbe stato in grado di proporre un’alternativa. Non c’erano alternative logiche per questo metastatico sistema partitocratico. Governare insieme scaricando l’impopolarità di scelte necessitate dalla mancanza di volontà riformatrice; questo è stato un modo perfetto per perdere il minor consenso possibile. Salvarsi la faccia nascondendola. Questo fin’ora è stato il Governo Monti: una maschera. Cambiar tutto per non cambiar nulla. Nel frattempo Moccia è stato eletto Sindaco. Nulla da stupirsi se il prossimo decreto verrà intitolato “Scusa se ti ho preso in giro, Italia”.



fonte: ADUC


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