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mercoledì 23 maggio 2012
di Laura Lucchini per Linkiesta
L’economista tedesco Hans Joachim Voth, storico dell’economia nell’Università Pompeu Fabra di Barcellona, già due anni fa aveva causato non poche polemiche per aver detto che la Grecia non era salvabile. Ora dice, l'uscita della Germania dall'euro «sarebbe una buona soluzione: eviterebbe l’implosione delle banche nel sud d’Europa. La Germania non vorrà mai questo scenario, per proteggere le proprie esportazioni. Dal mio punto di vista è sbagliato». 
BERLINO – Due anni fa, l’economista tedesco Hans Joachim Voth, aveva causato non poche polemiche per aver detto che la Grecia non era salvabile e doveva lasciare l’Euro. Voth, storico dell’economia e professore di scienze economiche nell’università Pompeu Fabra di Barcellona, è una delle voci critiche contro l’Euro come costruzione. Ora che l’uscita della Grecia dall’unione monetaria non solo ha smesso di essere un tabù, ma viene anche presentata da alcuni politici europei come il male minore, le sue opinioni sono tornate di moda sulla stampa tedesca e internazionale. In un’intervista con Linkiesta ha assicurato che «basta una piccola goccia perché la fuga di capitali diventi enorme».
L’uscita della Grecia dall’Euro è ogni giorno più realistica: Che conseguenze si immagina?
In primo luogo, si perderebbe ancora più denaro. Il denaro degli aiuti andrebbe semplicemente in fumo. La Banca Centrale Europea (BCE) andrebbe in contro a perdite miliardarie per i rifinanziamenti concessi alle banche. In secondo luogo, le successive tessere del domino inizierebbero a tremare. La conseguenza logica è che i mercati si fidino ancora meno di Spagna e Italia. Arriverebbe quindi il momento di un programma di salvataggio per la Spagna che risulterebbe ancora più grande di quanto i nordeuropei vogliano o possano pagare.

Lei diceva già due anni fa che la Grecia avrebbe dovuto lasciare l’Euro. Sarebbe stato meglio allora o adesso l’Europa è più preparata?
Le banche si trovano oggi in una posizione migliore. Però allo stesso tempo la politica europea ha danneggiato la propria immagine in modo irreparabile, Perché nonostante tutte le promesse e giuramenti la Grecia non era e non è salvabile. Si aggiunge che attraverso gli obblighi al risparmio abbiamo in pochi anni distrutto tutto ciò che era stato costruito negli ultimi 50 anni con fatica e spirito europeo. Basta osservare le caricature della cancelliera Angela Merkel accompagnata dalle svastiche nelle strade di Atene o al modo in cui i quotidiani spagnoli informano degli “ordini” di risparmio che arrivano da Bruxelles. Stiamo distruggendo il sogno europeo sull’altare di una politica monetaria sbagliata, che non serve a nessuno (salvo qualche speculatore immobiliario).
Quali sono i principali errori di nascita dell’Euro?
Nel passato, paesi come Grecia, Spagna e Italia potevano svalutare le proprie monete, se diventavano poco competitivi. Nell’Euro si è persa questa possibilità. L’unica alternativa è abbassare prezzi e stipendi, però nelle economie industrializzate questo funziona tanto bene come praticamente mai. Stipendi e prezzi non sono flessibili verso il basso. Invece di cadere al livello giusto, si produce disoccupazione. Oggi per esempio gli spagnoli si trovano di fronte a una decisione “facile”: vent’anni di disoccupazione di massa e crescita zero o il ritorno alla peseta. Io direi che la prima alternativa è un prezzo alto per una moneta comunitaria che non è adeguata ai paesi europei della zona del mediterraneo.
Sopravviverà l’Euro a questa crisi?
Con tanti membri come oggi? Sicuramente no. I greci non ce la faranno, probabilmente nemmeno il Portogallo. Dopo toccherebbe alle altre tessere del domino. Alla fine resterebbe solo un blocco del nord con Germania, Austria, Finlandia e Olanda. Questo non sarebbe certo un Euro come quello progettato.
Quanto tempo può durare ancora e cosa succederà dopo?
Gli economisti non sono dei veggenti, ma spesso ci si avvicinano. Se dovessi indovinare direi che assisteremo nei prossimi sei mesi all’uscita della Grecia dall’Euro; dopo potrebbe precipitare tutto rapidamente o potremmo vivere altri cinque anni di stagnazione, fino a che non cade anche l’ultimo governo che difende questa follia.
La Germania crede che la stessa ricetta che ha funzionato in Germania, possa funzionare anche in Spagna, Italia e Grecia. Ma può davvero? 
No. In Germania sono stati fatti 20 anni di riforme, lo stato è stato tagliato, il mercato del lavoro è stato riformato, si è lottato contro la disoccupazione e ce la si è cavata da soli. Se si prova a fare questo in Spagna, il paese prende fuoco prima che si possa raggiungere anche il primo miglioramento.
Crede che sia un problema di mentalità?
In Spagna, per esempio, lo Stato è una istituzione lontana ed estranea che uno a suo piacere inganna e poi se ne vanta pure con gli amici. Un evasore delle tasse o uno che riceve il sussidio di disoccupazione ma in realtà lavora spesso è un eroe nel circolo di amici. La convinzione è che attraverso questi comportamenti non si fa male a nessuno. Provi lei a farlo in Finlandia. (…) La costruzione di un’amministrazione fiscale che funziona richiede decenni e soprattutto richiede un fondamentale cambio di mentalità, una nuova morale fiscale e un ripensamento riguardo a ciò che l’Europa deve fare in cambio del libero mercato interno e l’unione monetaria. Non vedo ancora i segnali di questo.
Ci sono similitudini tra quello che succede in Grecia,e Europa in generale, e la crisi in Argentina? Bisogna aspettarsi un “corralito”?
Si, ci sono molti parallelismi: una moneta inflessibile e simbolica, la perdita di competitività, una bolla di crediti, difficoltà nel prelievo fiscale... e prima della svalutazione, certa presuntuosità, e un atteggiamento compiaciuto da pacca sulle spalle, quasi a dire: “questa volta ce l’abbiamo fatta”. Si aggiunge l’enorme corruzione e la speranza in programmi di aiuto dall’estero. Anche in Argentina Ricardo López Murphy (allora ministro di Economia, ndr) provò a sistemare le cose con programmi di risparmio: non funzionò allora e non funzionerà nemmeno in Europa. Un “corralito”? Diciamo per ora che la maggior parte dei miei colleghi (a Barcellona, ndr) mi hanno chiesto cosa fare per portare i soldi in Germania o come fare per aprire un conto. È sufficiente una piccola goccia perché la fuga di capitali diventi enorme.
Non sarebbe meglio che invece della Grecia, fosse la Germania a lasciare l’Euro? O sarebbe una catastrofe per le esportazioni?
Sarebbe una buona soluzione: eviterebbe l’implosione delle banche nel sud d’Europa. La Germania non vorrà mai questo scenario, per proteggere le proprie esportazioni. Dal mio punto di vista è sbagliato; dopo il 1950 il paese ha rivalutato in numerose occasioni la propria moneta e l’industria tedesca si è sempre adeguata. Inoltre, le esportazioni non sono l’unità di misura di tutti gli aspetti economici: un marco forte significherebbe anche che le importazioni diventano più economiche. 



fonte: Linkiesta



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