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lunedì 14 maggio 2012
Usa contro IranMentre gli Stati Uniti rafforzano la loro presenza nella zona del Golfo Persico, gli strateghi del Pentagono calcolano che se avesse luogo un conflitto militare ci vorrebbero meno di tre settimane per sconfiggere l’Iran.
Una fonte della Difesa ha spiegato al Washington Post che ilComando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ritiene di poter distruggere o deteriorare notevolmente le forze armate convenzionali iraniane nel giro di tre settimane, mediante l’utilizzo di attacchi aerei e navali.
“Prevediamo ogni evenienza possibile e forniamo alternative al presidente,” ha detto al giornale il tenente colonnello dell’Esercito T. G. Taylor, portavoce del CENTCOM. “Riceviamo istruzioni dal Segretario della Difesa e dai nostri capi civili a [Washington] DC.
Quindi per ogni direttiva che ci danno è questo che intraprendiamo.”
L’esercito americano sta consolidando la sua presenza nella zona mentre cresce la tensione. Attualmente la Marina statunitense ha schierato vicino all’Iran due portaerei e sta migliorando le potenzialità di rilevamento e rimozione delle mine.

Di recente l’aviazione USA ha inviato un gruppo di caccia F-22 Raptor in una base degli Emirati Arabi Uniti.
L’iniziativa ha provocato la reazione di Teheran, che ha detto mercoledì come questo minacci la stabilità della regione. Si pensa anche di schierare nel Golfo Persico una “base galleggiante” – una nave da carico adattata per poter fare da base semi-fissa nelle operazioni militari USA. Si prevede che la USS Ponce (nave da trasporto anfibio, N.d.T.) trasporti elicotteri dragamine, motoscafi e probabilmente squadre speciali da sbarco.
Il Pentagono ha anche intensificato l’addestramento di corpi d’elite dei suoi alleati nella regione. Anche ai membri della squadra speciale Joint Special Operations Task Force – Gulf Cooperation Council, i quali fungono da istruttori, può essere ordinato di entrare in campo dovesse presentarsi tale necessità.
Gli Stati Uniti affermano che i provvedimenti sono stati presi nell’eventualità di un possibile attacco dell’Iran ai soldati americani o del blocco dello Stretto di Hormuz, vitale via di transito del petrolio. Il CENTCOM dice che ci sono circa 125.000 militari americani in stretta vicinanza dell’Iran (mappa interattiva del dislocamento). La maggioranza di loro – 90.000 – sono schierati all’interno o nei dintorni dell’Afghanistan. Circa 20.000 soldati sono sulla terraferma altrove, nella zona del Vicino Oriente e un numero variabile tra 15.000 e 20.000 sono di servizio sulle navi militari.
Il fronte del petrolio
La minaccia militare è soltanto una parte della crescente pressione su Teheran. Washington afferma che impiegherebbe la forza soltanto come misura di ultima istanza, concentrandosi invece sulle pressioni economiche. Martedì scorso, il presidente americano Barack Obama ha firmato un decreto che fornisce al Dipartimento del Tesoro maggiori poteri per imporre sanzioni finanziarie contro coloro che fanno affari con l’Iran. “Ora il Dipartimento del Tesoro ha la possibilità di identificare pubblicamente persone fisiche e giuridiche che hanno esercitato queste attività sfuggenti e ingannevoli, e in genere di vietarne l’accesso ai sistemi finanziari e commerciali statunitensi,” ha detto in un comunicato il Dipartimento.
Gli Stati Uniti e l’UE hanno emanato un divieto sull’acquisto di greggio prodotto in Iran, nel tentativo di paralizzare l’economia del paese, dipendente dalle esportazioni. Parte di questa operazione comporta sanzioni contro società e organizzazioni impegnate finanziariamente con l’Iran nel commercio del petrolio. Si tratta di banche che trasmettono i pagamenti del greggio oppure di imprese che assicurano le navi cisterna che trasportano il petrolio iraniano. Il settore petrolifero iraniano non sta subendo solo sanzioni. Il Ministero del petrolio del paese la scorsa settimana ha rivelato di essere infine riuscito ad arginare un attacco informatico agli impianti del settore. “Tre giorni dopo essere stato sferrato, l’attacco software è stato del tutto bloccato e controllato con l’aiuto di esperti,” ha detto all’agenzia di stampa statale Mehr il viceministro del petrolio e delle opere industriali Hamdollah Mohammadnejad.
Nel 2010, un dannoso virus informatico chiamato Stuxnet compromise il software di computer presso impianti di arricchimento dell’uranio iraniani. Alcuni esperti di sicurezza informatica dissero che il virus era stato opera di un gruppo di hackeraltamente professionale, probabilmente dotato delle competenze dai governi USA o di Israele.
I paesi occidentali, con Israele, sospettano che l’Iran cerchi di costruire una bomba nucleare e stanno facendo pressioni su di esso per fermare l’arricchimento dell’uranio. Teheran continua a sostenere che sta portando avanti soltanto un programma civile per l’energia nucleare, e che è autorizzato a farlo in quanto stato sovrano. La disputa si è aggravata lo scorso anno dopo la pubblicazione di un controverso studio del comitato di controllo sul nucleare delle Nazioni Unite, utilizzato dagli avversari di Teheran per giustificare l’emanazione di nuove sanzioni.
fonte - Traduzione di Gabriele Picelli per times.altervista.org



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