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domenica 13 maggio 2012

La demolizione controllata della "classe media" è appena iniziata: verso la vittoria finale dei criptocrati

di Roberto Quaglia

Maggio 2012. Il mondo sprofonda nel debito, caracollando sull’orlo di un Armageddon finanziario. Questo è il coro che si sente ripetere ovunque da mesi. Dopo la Grecia, anche Spagna, Italia e Portogallo sono ad un passo dalla catastrofe a causa di ciclopici fardelli di debiti che non potranno mai venire pagati. E i debiti dei PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna) sono nulla paragonati ai trilioni di debito accumulati da Stati Uniti e Giappone. Anche Francia e Inghilterra sono messe male e scavando scopriamo – sorpresa! Sorpresa! – che la stessa virtuosissima Germania sarebbe a rischio stritolamento da debiti, tanto che le famigerate agenzie di rating americane hanno ventilato anche per essa il possibile declassamento. Ma come? Uno dei paesi che meglio funziona al mondo viene giudicato potenzialmente insolvibile? Sorge a questo punto la domanda che tutti dovrebbero fare, ma che (quasi) nessuno osa formulare:
Ma se tutti i paesi del mondo sono così mostruosamente indebitati… chi è il legittimo creditore? Chi cavolo è il legittimo creditore ultimo di tutto questo ben di dio, al cui paragone i fantastiliardi di zio Paperone paiono noccioline? Ci si aspetterebbe che al mondo ci siano nazioni debitrici e nazioni creditrici – così ci è parso a lungo, il terzo mondo in debito ed il primo mondo in credito – ma d’un tratto ci viene raccontato che tutto il mondo si sia improvvisamente trasformato in terzo mondo indebitato – a parte la Cina oggi non se ne vedono molti creditori in giro. Anzi no, neppure la Cina si salva: Moodys tiene a farci sapere che anche la Cina è nella merda fino al collo coi debiti! Tutti, tutti debitori quindi, e debitori di cifre favolose, che sfidano l’umana immaginazione. Come è possibile?

Se tutte le nazioni sono indebitate, i debitori ultimi sono tutti i cittadini che costituiscono le nazioni. Esseri umani, quindi. Li possiamo vedere, li possiamo contare. In effetti siamo noi, oppure persone come noi. Siamo tutti, tutti, tutti indebitati. Ma se noi tutti, tutti, tutti siamo indebitati, chi diamine sono i creditori? Altri esseri umani? Impossibile. In quanto cittadini gli esseri umani sono tutti indebitati. Se tutte le nazioni del mondo sono debitrici ne consegue logicamente che tutti gli esseri umani del mondo sono indebitati. Ma il valore del mondo è generato proprio da tutti i miliardi di persone che nel mondo lavorano, faticano e così facendo producono valore. Come possono tutte le persone del mondo essere indebitate quando tutto ciò che vale è stato prodotto da esse? Com’è possibile che i debitori siano proprio quelli che il valore lo hanno creato? Verrebbe da dedurne che creditori non possono quindi essere umani. Che si tratti di extraterrestri?
Peggio, come ormai la gente sa, si tratta di banche. Ma cos’è in effetti una banca?
Nell’immaginario popolare, la banca è un posto dove ci si mettono i propri risparmi per scongiurare il rischio di perderli o che ci vengano rubati. A rigore di logica, le banche dovrebbero contenere solo i soldi che gli esseri umani hanno loro affidato. Quindi, come è possibile che le banche siano riuscite ad indebitare ogni singolo essere umano della terra usando i loro stessi soldi?
La riposta è complessa, ed è stata illustrata con dovizia di dettagli nei circuiti dell’informazione non controllati dalle banche stesse. Il succo è che le banche private hanno facoltà di creare denaro dal nulla, un fenomeno curioso che in parecchi ancora ignorano, basato sul sistema della riserva frazionaria. E le banche centrali lo possono creare ancora più facilmente, usando l’equivalente moderno della bacchetta magica – nella fattispecie la tastiera di un computer ove il semplice tocco di alcuni tasti può generare “denaro” a volontà. Creare il denaro dovrebbe essere una prerogativa degli stati, formati dai cittadini che in essi generano il valore che il denaro rappresenterà, ma nell’Occidente democratico le banche centrali sono state quasi tutte “privatizzate” più o meno di nascosto – che in parole povere vuol dire che i soldi che tu credi di avere in linea di massima non sono più tuoi. Te li hanno prestati, anche se tu non lo sai. In rete fiocca il dibattito su questa tematica, irto di litigi a suon di tecnicismi, ma il succo è più o meno questo. La cosiddetta “indipendenza” delle banche centrali dalle proprie nazioni è in altre parole l’indipendenza delle banche centrali dai cittadini sovrani a cui i soldi del paese in ultima istanza apparterrebbero.
Questo ovviamente implica che i governi dei paesi “democratici” si sono macchiati di alto tradimento – è difficile in effetti immaginare un tradimento più alto che abdicare alla propria sovranità monetaria, ovvero fare omaggio della gestione di tutto il valore prodotto dalla propria nazione a soggetti terzi.
Discorsi da “complottista”? Ma neanche per sogno! Il primo grande traditore del proprio popolo confessò esplicitamente il proprio crimine – il che dovrebbe fugare i dubbi anche dei più increduli. Si tratta del presidente americano Woodrow Wilson, che nel 1913 permise la creazione della Federal Reserve, un cartello di banche private che da quel momento in poi avrebbe avuto il monopolio del denaro americano, creandolo dal nulla per poi prestarlo allo stato (quindi ai cittadini) ad interesse. Cosa c’è di male? È lo stesso Wilson che ce lo spiega, e chi meglio di lui può saperlo? Tre anni dopo Wilson infatti si pentì amaramente e dichiarò testualmente:
«Sono l’uomo più infelice. Ho inconsapevolmente rovinato il mio Paese. Una grande nazione industriale è controllata dal suo sistema di credito. Ora il nostro sistema di credito è concentrato. Perciò, la crescita della nazione e tutte le nostre attività è nelle mani di pochi uomini. Stiamo per diventare un Paese mal governato, completamente controllato e dominato del mondo civilizzato. Non più un governo in cui c’è libertà di opinione, non più un governo guidato dalla convinzione e dal voto della maggioranza, ma un governo pilotato dall’opinione e dalla prigionia voluta da un piccolo gruppo dominante di uomini.»
Quei lettori poco disposti per il quieto vivere a prestare ascolto a chi gentilmente tenta di avvertirli che glielo stanno mettendo in quel posto sono davvero così convinti di saperla più lunga di un Presidente degli Stati Uniti reo confesso?
Era stato Andrew Jackson, il settimo presidente degli Stati Uniti, a liberare il paese dal giogo dei banchieri negli anni 30 del diciannovesimo secolo, dopo una cruenta lotta con gli stessi. Fu un brutto colpo per i banchieri, che impiegarono un’ottantina d’anni per riappropriarsi interamente dell’America. Dopo di che c’è voluto quasi un secolo prima che la stessa fregatura toccasse a tutta l’Europa. La creazione dell’euro ha reso più agevoli gli ultimi passi in questa direzione.
Agli increduli a cui non piace rendersi conto del tutto di quanto corrotti siano i governanti che essi hanno fieramente eletto gioverà la lettura di qualche esempio pratico di cosa tipicamente accade a chi si ostina a perseguire gli interessi di chi lo ha votato contro le direttive dei grandi banchieri.
A giugno 1963 John. F. Kennedy osò restituire al governo americano il potere di stampare denaro, coperto dalle riserve nazionali di argento. Banconote denominate “United States Notes” presero a circolare, in concorrenza alle “Federal Reserve Notes”.
Cinque mesi dopo fu assassinato, forse non a caso nell’anniversario dell’incontro segreto del 1910 sull’isola Jekyll in cui i banchieri si accordarono per l’istituzione della Federal Reserve.
Le United States Notes smisero di venire emesse e quelle in circolazione vennero progressivamente ritirate. Ogni tanto tuttavia gli scheletri nell’armadio saltano fuori dove meno te l’aspetti – per esempio alla frontiera fra Italia e Svizzera. Qualcuno ricorderà il clamoroso fermo nel 2009 di due cittadini giapponesi alla frontiera di Chiasso, nella valigetta dei quali i finanzieri trovarono e sequestrarono titoli americani per l’incredibile valore di 134,5 miliardi di dollari, pari a circa 1% del Prodotto Nazionale lordo degli Stati Uniti di quell’anno. Uno dei giapponesi pare fosse un tal Tuneo Yamauchi, cognato dell’ex governatore della banca centrale del Giappone. Prima ancora di venire in Italia ad esaminare i titoli sequestrati, gli americani dichiararono che si trattava di falsi – il che non ci deve stupire, poiché se avessero riconosciuti come veri quei titoli di credito magari li avrebbero anche dovuti onorare. Una parte dei titoli consisteva in Treasury Notes da un miliardo di dollari l’una (sic!), che tutte le apparenze indicano fossero state emesse dal Tesoro americano (non dalla Federal Reserve) nel 1998 proprio sulla base dell’ordine esecutivo varato a suo tempo da Kennedy e mai abolito. D’altra parte, solo un deficiente completo falsificherebbe banconote da un miliardo di dollari che nessuno neppure si immagina possano esistere – a chi si potrebbe mai sperare di riuscire a smerciarle? Più facile, molto più facile vendere il Colosseo o la Fontana di Trevi ad un turista di passaggio. Ci sarebbe stato di che riempire le pagine dei giornali per settimane (e magari le casse del Tesoro per anni), ma non sorprendentemente la notizia scomparve rapidamente dal proscenio, sintomo che si trattava di roba che scotta. I giapponesi furono immediatamente rilasciati -  evento curioso in un caso di contrabbando di titoli di credito falsi per 134,5 miliardi di dollari, pari a poco meno del Prodotto Interno lordo della Danimarca. Che fine abbia fatto quell’anno di Danimarca in valigetta i giornali non lo hanno scritto. Voi lo avreste buttato nella spazzatura?
Kennedy tuttavia non è che uno dei molti validi esempi che dissuadono i nostri politici ad andare contro le direttive dei grandi banchieri. Cento anni prima di Kennedy anche Abramo Lincoln pensò bene di crearsi il suo buon denaro statale – le banconote si chiamavano greenbacks – fu un successo: infatti poco dopo Lincoln fu ucciso ed i greenbacks magicamente sparirono.
Altri due presidenti americani, Garfield ed McKinley finirono ammazzati – sarebbe interessante ricercare se e quanto si fossero resi antipatici ai banchieri. Il candidato alla presidenza USA Ron Paul, che già si è espresso a favore della abolizione della Federal Reserve, può farsi un’idea su cosa potrebbe attenderlo nell’improbabile caso in cui mai venisse mai eletto. Chi non si fece bene questa idea è il politico austriaco Jörg Haider che qualche anno fa minacciò pubblicamente le grandi banche. Appena vinse le elezioni, divenendo quindi un pericolo concreto per i poteri bancari, ebbe immediatamente la sventura di morire in un incidente automobilistico particolarmente improbabile.

prosegui la lettura su roberto.info


1 commenti:

Anonimo ha detto...

Se non hanno potuto nulla i Presidenti degli Stati Uniti allora non c'è via d'uscita..

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